L’anno della lepre: fuga nei boschi finlandesi tra malinconia, libertà e assurdità
SINOSSI
Le stravaganti e spesso esilaranti peripezie del giornalista Vatanen che, dopo avere investito una lepre, la cerca, la cura e decide di sparire con lei nei boschi della Finlandia. Questa sua divertente fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà.
«Torna subito a casa.»
Vatanen rispose: «Veramente pensavo di non tornare mai più.»
Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel «ma perché» che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a sé stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita.
Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno.
Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano.
E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.
RECENSIONE
«Sull’automobile viaggiavano due uomini depressi […] un giornalista e un fotografo in viaggio di lavoro, due persone ciniche, infelici.»
Ditemi se questo non sembra l’inizio di una di quelle barzellette dove un inglese, un francese e un tedesco devono lanciarsi da un aereo; oppure un dentista e un avvocato entrano in un bar chissà per combinare che cosa.
Ebbene, anche se non si tratta di una barzelletta – ma delle prime righe de L’anno della lepre di Arto Paasilinna – il giornalista e il fotografo la combinano grossa: investono un leprotto.
L’animale, colpito di striscio, scappa nel bosco. Il giornalista, in preda ad un inspiegabile ma assoluto sonnambulismo che gli impedisce di rispondere ai richiami sempre più stizziti del collega, insegue la lepre e non torna più indietro.
Ma siamo sicuri che non sia davvero una barzelletta? Magari di quelle un po’ più lunghe, non più di duecento e dodici pagine. Me lo sono chiesta ad ogni capitolo, per l’assurdità della storia e la stravaganza dei personaggi, tanto per cominciare quella dei protagonisti: l’ormai ex giornalista Kaarlo Vatanen e la sua lepre variabile – di quelle che d’inverno prendono il colore della neve e al cambio di stagione tornano marroni.
Quello che vi ho raccontato è l’inizio della storia ma anche la storia stessa: niente di più che un uomo e la sua lepre in giro per la Finlandia, due nomadi alla ricerca della libertà: Vatanen dalla tristezza e dall’oppressione della sua vita lavorativa e privata, la lepre a dir la verità non saprei.
Ogni capitolo è un episodio, l’incontro con un animale – amico oppure, nel più dei casi, nemico giurato da affrontare in uno scontro all’ultimo sangue – o un personaggio. Questi ultimi, di solito, si dividono in due categorie. Ci sono quelli che, come Vatanen e la sua lepre, hanno abbandonato le costrizioni sociali, la vita come in teoria dovrebbe essere vissuta e vivono invece secondo la loro volontà.
Paiono dei matti: c’è chi, misurando per anni la calotta cranica del presidente della Finlandia Urho Kekkonen nelle fotografie uscite sui giornali, ha scoperto che il presidente è stato sostituito da un sosia. Chi si è votato agli dèi nordici e sacrifica animali e chi, per amore di un tipo come Vatanen, lascia la sua vita e la carriera da avvocato per seguirlo nelle sue peripezie. Poi ci sono tutti gli altri, i finlandesi costretti ad una vita non loro.
L’anno della lepre, che in Italia non gode del lustro che meriterebbe, è invece libro di culto in Finlandia e nel resto del Nord Europa.
Innanzitutto, perché la Finlandia, e più nello specifico la sua natura selvaggia ma accogliente, è protagonista insieme a Vatanen e alla lepre – che non ha un nome proprio, forse perché è lei stessa simbolo di questa natura, o forse perché a Vatanen non andava di sceglierne uno.
I finlandesi, poi, sono descritti con precisione e, pare, tutti con lo stampino: ligi al dovere di giorno ma quasi tutti con problemi di alcolismo nel tempo libero, ed è per questo che, leggendo, scopriamo che anche le strade più sperdute sono popolate di taxi che riportano a casa gli ubriaconi a tutte le ore.
Se in Piccoli suicidi tra amici, altro capolavoro di Paasilinna e altro libro di culto dell’alto nord, la tristezza dei finlandesi era certa e inequivocabile per chiunque leggesse, qui invece resta velata. Una patina di malinconia che impregna le pagine e sbuca qua e là nella storia, una volta sotto forma di giornalista disperato che, pur di cambiare vita, segue una lepre nel bosco; spesso sotto forma di barili di alcol.
Viene da pensare, leggendo Paasilinna, che i finlandesi siano rigidi, ma anche fino troppo capaci di lasciarsi andare, un popolo che oscilla tra depressione e oblio, senza conoscere alcuna via di mezzo. Per fortuna c’è chi, come il saggio – senza saperlo – Vatanen, capisce che esiste un altro modo di vivere la vita.
Che la sua forma di libertà si tramuti nel nomadismo, nella costruzione di capanne in mezzo ai ghiacci e nell’inseguimento a mezzo di sci di orsi, non significa che lo stesso valga per tutti.
E forse proprio qui troviamo uno degli intenti dell’autore: spronare un intero popolo a cominciare a vivere secondo volontà – come, ne sono sicura, faceva Paasilinna perdendosi nell’assurdità delle sue storie.
L’impostazione aneddotica del romanzo – che Paasilinna preferirebbe chiamassi novella – all’inizio sembra stancare, il principio di una storia che non prende mai il via. Pare che il momento in cui la barzelletta debba far ridere sia protratto tanto a lungo da stufare. Ma è solo questione di qualche capitolo, perché poi questi aneddoti diventano per chi legge come le puntate di una serie tv: “Ce la farà Vatanen? Sopravviveranno questa volta, lui e la sua lepre? Riusciranno a non separarsi?” E così via…
I capitoli sono distribuiti in ordine crescente di assurdità, ma anche di ardimento da parte di Vatanen e la lepre.
Se infatti le prime preoccupazioni sono trovare un posto comodo dove accamparsi per la notte e una dieta adatta all’animale; negli ultimi capitoli Vatanen affronta una cricca più che sgradevole di uomini armati di fucile mentre la lepre fugge dai denti aguzzi e bavosi dei loro cani sguinzagliati.
Quante volte i due, nel corso della storia, sono stati vicinissimi al pericolo, prossimi alla morte; tante altre invece accolti e accuditi, persino amati. Tutto raccontato sempre allo stesso modo, con il rigore di un ex giornalista, quale era Paasilinna, viziato qua e là dal lirismo della penna di ex poeta, soprattutto quando si descrive la meraviglia del paesaggio naturale del nord della Finlandia – che poi, Paasilinna era anche un ex guardiaboschi.
Insomma, ci sono tante ragioni per cui conviene leggere L’anno della lepre.
La Finlandia e i finlandesi, un popolo curioso di cui qui da noi si sa così poco; la lepre, capace di intenerire anche il cuore dei più duri; Vatanen e il suo sogno nordico di libertà. E poi fa ridere, ad alta voce. Non sono tanti i libri capaci di far ridere ad alta voce.
Titolo: L’anno della lepre
Autore: Arto Paasilinna
Editore: Iperborea
Genere: Road trip (ma a piedi), comico, assurdo, selvaggio, narrativa nordica
Traduttore: Ernesto Boella
AUTORE
Arto Paasilinna è stato uno scrittore finlandese, con un passato da giornalista, poeta e guardiaboschi; autore-culto in Finlandia, dove ogni suo libro ha superato sempre le 100.000 copie: uno dei pochi scrittori finlandesi che ha vissuto unicamente della sua penna.
Molto amato all’estero per il suo humour travolgente, quella capacità tutta finlandese di raccontare ridendo anche le storie più tragiche, ha pubblicato più di trenta romanzi, oltre a pièces teatrali e sceneggiature. Nel 1994 gli è stato conferito in Italia il Premio Acerbi per L’anno della lepre, romanzo dal quale sono stati prodotti due film.
Ha vissuto – alternando – in Lapponia e a Helsinki, ma con sempre più frequenti tappe nei paesi più assolati del Sud, spesso anche in Italia. Parte della sua produzione è stata tradotta in quasi 50 lingue.
I libri di Paasilinna generalmente riflettono la vita comune finlandese, con uno stile impregnato di forte humour. Nelle sue opere traspare anche la difesa dell’ambiente e della vita naturale.
Altri titoli, con la data di pubblicazione italiana: Il Bosco delle Volpi (1975), Il mugnaio urlante (1981), Il figlio del dio del tuono (1984), Lo smemorato di Tapiola (1991), Il migliore amico dell’orso (2008), Prigionieri del Paradiso (2009), L’allegra apocalisse (2010), Le dieci donne del cavaliere (2011), Sangue caldo, nervi d’acciaio (in edizione originale uscito nel 2006 e pubblicato da Iperborea in Italia nel 2012), La fattoria dei malfattori (2013), Il liberatore dei popoli oppressi (2015), La prima moglie e altre cianfrusaglie (2016), Emilia l’elefante (2018), Un uomo felice (2021), Un gruista in Paradiso (2025).
«Attraverso la rappresentazione del mondo degli animali voglio trasmettere le caratteristiche, le qualità umane: la superficialità, le contraddizioni inevitabili, i contrasti nel mondo degli esseri umani.»



