Falso contatto: un romanzo a incastro tra destino e casualità
SINOSSI
Franz Escher, un appassionato di puzzle viennese, sta aspettando l’elettricista. Per ingannare l’attesa apre un libro e incomincia a leggere. Elio Russo, un criminale pentito, sta aspettando di uscire dal carcere e assumere una nuova identità. Temendo che qualcuno lo ammazzi sul più bello, nell’attesa apre un libro e incomincia a leggere… In un gioco letterario avvincente, due romanzi gialli si incastrano l’uno dentro l’altro come tessere di un puzzle.
Quale sarà il quadro finale? Aprite il libro e incominciate a leggere.
Franz Escher è un oratore funebre viennese dalle tendenze solitarie. La sua grande passione nella vita sono i puzzle, soprattutto quelli che riproducono dipinti famosi, di cui possiede una vasta collezione. Vorrebbe che anche la vita funzionasse così, come un puzzle, un congegno controllabile dai contorni ben definiti. Quando un gesto distratto lo porta ad affrontare conseguenze più grandi di lui, l’effetto è esilarante.
Per cavarsela dovrà perfino riallacciare i rapporti con la dottoressa Nellie Wieselburger, una collega un po’ invadente e dal collo bellissimo con cui ha un conto in sospeso. Elio Russo è un pentito sul punto di uscire di prigione e cominciare una nuova vita in Germania sotto il nome di Marko Steiner. Un uomo di grande astuzia e abilità, anche linguistica, capace di reinventarsi in tutte le situazioni che la vita gli pone davanti e di trarsi d’impaccio con la facilità con cui si dice «abracadabra».
Per proteggere il suo segreto sceglie la solitudine, fino a quando non incontra Gabi, una donna con un viso d’altri tempi che gli ricorda un amore passato, e i segreti si moltiplicano. Per un falso contatto, un libro (o forse due) e la curiosità travolgente di Alla, la figlia quattordicenne di Marko Steiner, le storie di questi due uomini così diversi fra loro si rincorrono da una pagina all’altra in un meccanismo serratissimo e molto, molto divertente, che Wolf Haas conduce con un virtuosismo da maestro.
Chi legge prova lo stesso tipo di meraviglia che suscita la famosa opera dell’incisore olandese Escher, non a caso omonimo del protagonista, in cui una mano disegna l’altra. Ma oltre allo stupore il romanzo procura tutto il gusto della suspense, in una narrazione ricca di colpi di scena, omicidi, inseguimenti e scambi di persona.
RECENSIONE
La condicio sine qua non
Con Falso Contatto Haas non costruisce soltanto una storia, costruisce una “condizione”. Una spirale che avvolge la vita dei protagonisti nel loro quotidiano e, per estensione, nel nostro.
Attraversiamo i giorni convinti di essere gli unici architetti del nostro percorso, ignorando quella fitta trama di casualità a cui raramente prestiamo attenzione. Eppure, la vita è un alfabeto muto fatto di segni ricorrenti, di immagini che ci colpiscono, di presagi che si manifestano indipendentemente dalla nostra volontà o dal nostro gradimento.
Questo libro funziona come un biglietto da visita, ci introduce a una domanda che poi non abbandona più. Si tratta di un destino già tracciato, o di una struttura che costruiamo passo dopo passo, inciampando nei simboli che il cammino ci mette davanti?
La chiave interpretativa del romanzo risiede in quello che Haas chiama, con la logica di una presa elettrica, OFF e ON, e vale la pena soffermarsi su questa scelta. L’interruttore non è un espediente decorativo, è la metafora centrale dell’intera architettura narrativa, la condicio sine qua non del meccanismo che Haas mette in moto.
Quando crediamo di poter giocare con il nostro destino, di poterlo cambiare a piacimento, ci troviamo di fronte a un “falso contatto”, l’illusione del controllo, la corrente che scorre senza che la luce si accenda.
Haas non scrive solo per metafore; le sue metafore diventano equivalenze strutturali, meccanismi narrativi puri. È questa la differenza che rende il romanzo difficile da semplicemente “recensire”, va spiegato, smontato, riletto.
La trama si articola intorno a un guasto elettrico in casa di Escher. Si chiama un elettricista. L’elettricista si chiama Marko. Marko muore. La morte, però, non è l’inizio del mistero, ne è la risoluzione retroattiva: tutto ciò che abbiamo letto prima si riorganizza intorno a un circuito che, solo a quel punto, si chiude.
Il meccanismo narrativo che regge l’intera struttura è preciso: l’elettricista sta leggendo un libro in cui si racconta la vita di Escher; Escher, nello stesso momento, sta leggendo un libro in cui si racconta la vita di Marko.
Nessuno dei due sa di essere letto. Nessuno dei due sa di leggere la propria storia. Chi racconta chi? Chi dei due è il protagonista?
Entrambi leggono nei momenti di pressione, quando qualcosa dentro chiede di essere riequilibrato. La lettura non è un passatempo: è una camera di decompressione, uno spazio intermedio in cui corpo e mente si riassestano lentamente. Il vuoto che la lettura riempie non è il vuoto dell’attesa, è un vuoto attivo, che deve avere la stessa densità di ciò che lo ha generato. Il libro diventa uno strumento ottico, non per vedere meglio ciò che c’è, ma per vedere ciò che c’è da una distanza diversa.
OFF è il tempo in cui si leggono le parole giuste senza sapere ancora che sono giuste. Si attraversa una storia che ci riguarda senza riconoscerla. Il circuito è aperto, la corrente scorre, ma la luce non si accende. Marko ed Escher abitano entrambi questo tempo.
Poi arriva ON, non con un’illuminazione improvvisa, non nel modo in cui ci si aspetta. Uno dei due lettori smette di leggere. Ma la sua storia continua nelle pagine che l’altro tiene in mano. Il circuito rimane aperto. Fino ad Alla.
Alla è la figlia di Marko. Ha il libro di suo padre. In quel libro legge la storia di suo padre e arriva fino a Escher. È lei ad accendere la luce, letteralmente forse; certamente in senso figurato. C’è qualcosa di antico nel fatto che sia una figlia a farlo: certi fili rimasti aperti hanno una tensione che si sente, e qualcuno prima o poi li riprende in mano. OFF diventa ON. Il contatto vero finalmente si stabilisce.
Il vero protagonista del romanzo non è Escher, né Marko. È il “libro” che i due uomini tengono in mano, non il romanzo di Haas, o non solo, ma quell’oggetto fisico che circola tra loro, che il caso ha fatto incontrare, e che connette e rivela.
Haas costruisce intorno a questo nucleo un sistema di simboli che non si annunciano mai come tali. I puzzle di Escher, per esempio, sono letture che si accavallano tra i due tempi, quello della non consapevolezza e quello della certezza.
Escher li colleziona perché sono l’unico modo che conosce per mettere ordine nel disordine, un caos mentale. Ogni opera scelta corrisponde a qualcosa che sta attraversando. Tra tutti, il romanzo concede uno spazio sproporzionato alla Decollazione di Giovanni Battista, ed è l’amica di Escher a fare la cosa più interessante: la legge al contrario. Non una testa mozzata, ma una testa che viene riattaccata.
Ogni immagine contiene la propria negazione. Il senso non è nella scena, ma nella direzione in cui la si guarda. In un romanzo che parla di circuiti aperti e chiusi, questa lettura rovesciata lascia aperta la possibilità che ogni separazione contenga già il ricongiungimento.
E poi c’è il puzzle a cui manca una tessera: la Creazione di Adamo.
Un difetto di fabbrica. Haas lo introduce con la stessa naturalezza con cui introduce tutto ciò che è più importante, senza sottolinearlo. Ma Escher tiene quel puzzle. E questo dice tutto. Perché Escher sa, meglio di chiunque altro in questo romanzo, che il difetto di fabbrica è la condizione normale delle cose. E che anche in questo caso si troverà un compimento.
Cosa rimane di una storia quando il lettore non c’è più?
Facciamo rispondere Alla, perché lei è la risposta. È la prova vivente che le storie non finiscono con chi le legge. Il libro di suo padre non era un libro abbandonato: era un libro in attesa, in attesa che qualcuno tornasse a trovare il segno, a riaprire le pagine, a portare a termine una lettura che il falso contatto aveva interrotto o, semplicemente, continuato in un altro modo, come il puzzle che chiuderà il cerchio, diverso da tutti gli altri per forma e materia.
OFF era il tempo dell’inconsapevolezza. ON è il tempo della certezza.
La transizione tra i due, quella soglia sottile, quel momento in cui il circuito si chiude, è la condizione di tutte queste storie. È la condizione di questo libro. È, forse, la condicio sine qua non di ogni lettura che valga la pena fare.
TITOLO: FALSO CONTATTO
AUTORE: WOLF HAAS
TRADUTTORI: Isabella Amico di Meane – Marina Pugliano
EDITORE: EINAUDI
GENERE: thriller psicologico – narrativa straniera
AUTORE

Wolf Haas è nato nel 1960 a Maria Alm am Steinernen Meer, in Austria.
Dopo gli studi linguistici, è stato lettore per due anni nell’università di Swansea, nel Galles. Vive a Vienna dal 1990.
Con le avventure di Simon Brenner ha venduto centinaia di migliaia di copie in Austria e in Germania.
Tra le sue opere: Das ewige Leben, Wie die Tiere, Silentium, Der Knochemann, Auferstehung der Toten.
Con Falso contatto (Einaudi 2026), oltre a conquistare uno straordinario successo di pubblico in Austria e in Germania, ha vinto il Literaturpreis der Österreichischen Industrie – Anton Wildgans 2025, è stato finalista

