L’ultima nebbia: desiderio, sogno e resistenza femminile nell’universo incantato di María Luisa Bombal
Sinossi
Due romanzi brevi (L’ultima nebbia e Avvolta nel sudario) e una manciata di racconti scritti a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta compongono l’opera narrativa di María Luisa Bombal: un’opera non vasta, eppure perfetta, e a suo modo rivoluzionaria.
Questo volume la raccoglie per intero, e riporta alla luce una delle voci più originali e dirompenti del Novecento latinoamericano.
Coniugando in modo impeccabile realismo e soprannaturale, Bombal esplora il mondo interiore della donna, le relazioni, il desiderio e il piacere femminile nel contesto della società tradizionalista e patriarcale del tempo.
Le sue sono storie modernissime, d’amore e disamore, d’illusioni e poche certezze, che intrecciano splendidamente il mondo razionale con quello naturale: una donna rinasce trascorrendo una misteriosa notte d’amore con uno sconosciuto; Brígida è ingabbiata in un matrimonio infelice, e trova rifugio nella comunione con la natura; Yolanda non invecchia, sembra apparire e scomparire come le isole al largo della costa; Ana María rivede la propria vita da morta, con l’ironia e la saggezza di chi non ha più nulla da perdere; la bellezza di María Griselda è così folgorante da renderle la vita impossibile.
Quello di Bombal è un universo onirico e magico, dai tratti quasi gotici, nel quale realtà e sogno si mescolano e si confondono in una scrittura ipnotica e avvolgente, che ci prende per mano fin dalla prima riga.
Recensione
Immaginate di attraversare il ‘900 nei panni di Marìa Luisa, divise tra Sud America, Europa e Stati Uniti, tra tentati suicidi, sparatorie, alcolismo, un matrimonio di facciata e un grande amore contrastato, accompagnate da amicizie del calibro di Jorge Luis Borges e Pablo Neruda (con il quale avete diviso il tavolo di una cucina a Buenos Aires per la scrittura delle vostre opere più celebri). Immaginate adesso di farlo capaci di mantenere dentro di voi un falò inestinguibile di grazia, una lucidità inarrestabile nel descrivere la condizione della donna, una scrittura innovativa e comunque senza tempo.
A una biografia non comune corrisponde senz’altro una produzione limitata ma altrettanto insolita, ottimamente raccolta da Sur. La nuova traduzione, ad opera di Francesca Lazzarato di L’ultima nebbia è capace di restituire l’afflato poetico e fantastico, mantenendo la ricchezza evocativa delle descrizioni, che rimangono scorrevoli nella loro piacevolezza.
I due brevi romanzi e i racconti presentati in questo volume mettono al centro della narrazione protagoniste costrette a subire il proprio destino, spesso dipeso dalle scelte degli uomini chiamati a decidere per loro.
Lontane dal piegarsi a una parabola che le vorrebbe unicamente sconfitte nella piccolezza del quotidiano, esse riescono a costruire una via di fuga inattesa. E immaginaria, verrebbe da aggiungere, ma nell’universo di Bombal, madrina del realismo magico che nella narrativa latina ha fatto scuola, concreto e immaginario non sono antitetici, ma si fondono pienamente nell’esperienza della verità.
L’incomunicabilità con il maschile spesso rappresenta l’originale fonte di sofferenza per le protagoniste, tanto da richiamare immediatamente nella lettrice italiana la produzione di un’autrice come Alba de Céspedes. Tuttavia, quello che in Dalla parte di lei non trova soluzione se non nell’estrema tensione emotiva e nel dramma, in racconti come L’albero o L’ultima nebbia sfoga in direzioni diverse, permettendo a un bagliore di speranza di rilucere nei luoghi in cui è più inattesa.
Brigida, protagonista de L’albero, portatrice di un’intelligenza nascosta e capace dell’ascolto più lucido e cristallino, si trova prigioniera di un matrimonio infelice, e, pur miserabile per il proprio frustrato desiderio d’amore, si rifugia nella presenza della natura consolatrice, capace di costituire una dimensione alternativa e più gentile.
L’autrice, con la precisione e l’incanto di un’esperta orafa, descrive con toni magici e surreali niente più di un grande albero, sul quale affacciano le finestre dello spogliatoio della donna.
«Ma quando il dolore si condensava fino a ferirla come una stilettata, quando la assediava un desiderio troppo imperioso di svegliare Luis per picchiarlo o accarezzarlo, scivolava in punta di piedi nello spogliatoio e apriva la finestra. La stanza si riempiva all’improvviso di suoni discreti e discrete presenze, di passi misteriosi, di battiti d’ali, di sottili schiocchi vegetali, del dolce gemito di un grillo nascosto sotto la corteccia dell’albero, immerso nelle stelle di una calda notte estiva.»
La stessa capace poesia in prosa, che attraversa l’intera opera dell’autrice, rende possibile e credibile il prodigio cui si assiste in Avvolta dal sudario. Ana Maria, ormai defunta a seguito di una malattia, dischiude gli occhi dal suo letto di morte per osservare chi le si fa intorno per un ultimo saluto e, in prospettiva, l’intero svolgersi della sua passata vita. Una serenità velata dalla nostalgia fa da contraltare alla consapevolezza del suo nuovo status, unita ad un’entusiasta curiosità per le successive tappe.
Le complesse tinte emotive del racconto più lungo della raccolta si dipanano attraverso la conoscenza degli uomini che ha amato e che l’hanno amata, e che riesce finalmente a vedere col distacco necessario alla limpidezza.
«Bisognava morire, per sapere certe cose? Ora capisce di aver messo radici nel cuore e nei sensi di quell’uomo; e che mai, anche se spesso lo aveva creduto, era stata completamente sola; che mai, anche se spesso l’aveva pensato, era stata davvero dimenticata.
Se l’avesse saputo prima, non avrebbe acceso la luce, durante molti notti insonni, per girare le pagine di un libro qualsiasi, nel tentativo di fermare un’ondata di ricordi. E nemmeno avrebbe evitato certi angoli del parco, certe solitudini, certe musiche. Né temuto il soffio di certe primavere troppo calde.
Ah, Dio mio, Dio mio! Bisogna morire per sapere?»
Siamo tutte sole, e arrese, di fronte all’amore.
Ma quel sentimento che riversiamo in qualcuno che non ci corrisponde trova casa nel nostro petto, e non nel suo oggetto. Talvolta basta allargare la lente per capire quanto il mondo possa splendere della nostra luce riflessa, se solo siamo capaci di trovare qualcuno o qualcosa in grado di accoglierla.
L’ultima nebbia è un vero e proprio libro terapeutico per chiunque abbia sofferto o soffra per amore, capace di accarezzare di bellezza, mostrare l’inatteso, creare il salvifico paradossale. Un rifugio per tutti coloro che si sono sentiti inadeguati nell’intensità delle proprie passioni, un bel modo per sentirsi dire che non c’è misura che tenga nell’emozione.
Titolo: L’ultima nebbia
Autrice: Marìa Luisa Bombal
Traduttrice: Francesca Lazzarato
Editore: SUR
Genere: Narrativa sudamericana , letteratura del Novecento
Autrice
María Luisa Bombal (1910-1980) è stata una scrittrice cilena fra le più acclamate del Novecento.
Nata da genitori di origini franco-tedesche, dopo un soggiorno di studio in Francia trascorse la giovinezza fra il Cile e l’Argentina, dove scrisse le sue opere maggiori.
Nel 1944, in seguito a un fatto di cronaca nera che la vide protagonista, si trasferì negli Stati Uniti per non fare più ritorno in patria.
Vicina a Pablo Neruda e a Jorge Luis Borges, il suo è un nome imprescindibile nelle lettere latinoamericane.



