Sulle rive del mar nero - ilRecensore.it
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Sulle rive del Mar Nero di Israel Joshua Singer

Sulle rive del Mar Nero


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Il breve romanzo di Singer ci fa girovagare per il porto di Odessa, seguendo l’anelito di Pinkhas Fradkin, un ragazzo ebreo di diciotto anni che, dopo aver lasciato la sua piccola cittadina, si guadagna da vivere dando lezioni di ebraico nella città sul Mar Nero. Trascorre le giornate guardando le navi salpare e sogna di imbarcarsi per Istanbul, per poi raggiungere la sua Terra Promessa.

Un romanzo del 1921, che costringe il lettore a guardare il mondo attuale e gli chiede la fatica di astrarsi dalle ferite della nostra contemporaneità. Spogliarsi delle proprie idee è non solo un’operazione difficile – probabilmente impossibile – ma che chiede fatica. Eppure, molto tempo prima che si inventassero i corsi di empatia o di educazione civica, io ho sempre pensato che l’insegnamento della letteratura fosse preposto proprio a questo. Serve a camminare a fianco di Pinkhas Fradkin per scoprire che

Niente poteva intaccare la vitalità di quel giovanotto non particolarmente alto, ma forte e determinato, il cui fisico robusto metteva a dura prova le cuciture delle giacche, diventate ormai troppo strette: Né il nutrirsi di pane secco, né l’ingozzarsi di matematica e latino alla luce fioca di una lampada per notti intere, né le camminate al freddo e sotto la pioggia con le scarpe bucate e senza un cappotto (p. 13).

A chi gli chiede come mai frequenti il porto, risponde citando i versi del suo poeta preferito, Rabbi Yehuda Halevi: «Io sono in Occidente, ma il mio cuore è in Oriente». (p. 16). Il progetto di risparmiare per pagarsi il viaggio verso la Terra promessa, però, sarà spazzato dallo scoppio della prima guerra mondiale e poi della Rivoluzione russa. Pinkhas Fradkin sognava il Paradiso e si ritrova a combattere nell’inferno di Cherson.

Scritto in lingua yiddish, questo è un libro breve che parla di lunghe questioni. Nella sua Odessa, dopo quattro anni di guerra, troverà solo rovine. La Storia alternerà i vari padroni della sua città: prima i tedeschi, poi gli ucraini, poi i russi (quelli zaristi e quelli della stella rossa), nomi e facce diverse ma un’unica eredità: saccheggio e morte.

L’importanza di questa pubblicazione è anche farci riscoprire “l’altro Singer”. Per la maggior parte del pubblico dei lettori, infatti, il nome Singer rievoca Isaac Bashevis, Premio Nobel per la letteratura nel 1978. Invece, per un lettore degli anni Quaranta, il Singer più importante, la voce yiddish più autorevole era Israel Joshua. La sua fama si era consolidata con la pubblicazione de I fratelli Ashkenazi nel 1936, e già alcuni critici lo indicavano come un possibile Premio Nobel. La sua morte precoce nel 1944, a soli cinquant’anni, purtroppo lo fece per lungo tempo cadere nell’oblio.

Adelphi, dopo la pubblicazione de La famiglia Karnowski, considerato unanimemente il capolavoro di Singer, continua a fare scoprire questo gigante della letteratura yiddish

Sulle rive del Mar Nero è una via d’accesso perfetta per comprendere “l’altro Singer”, il respiro ottocentesco della sua scrittura, il suo realismo senza orpelli.

Pinkhas Fradkin si aggirava come una pagliuzza trascinata da un vortice nella desolazione della città consegnata all’anarchia. Trovava rifugio in uno scantinato o passava una notte in un panificio, quando capitava che si facesse il pane, oppure trascorreva una settimana nell’angolo di una cucina, pagandosi il posto letto con qualche lavoro di riparazione o spaccando legna. Cambiava case e strade più spesso di quanto si cambiasse la camicia (p. 52).

Punkhas Fradkin è il simbolo della precarietà di una generazione, ma in modo ancora più profondo del nomadismo dell’esistenza umana, dell’impossibile appiglio alla realtà materiale.

La storia è un declivio, in cui ogni certezza rotola via. Pinkhas rappresenta il destino di un’intera generazione ebraica,ma anche la perdita dell’innocenza, travolta dalla brutalità degli eserciti totalitari.

La salvezza? La narrazione, il canto del gallo con cui si chiude il libro, un canto che ha del comico e dell’erroneo:

Fuori, ingannato dalla notte luminosa che aveva scambiato per l'alba del nuovo giorno, un gallo cominciò a cantare, a cantare forte, pieno di orgoglio all'annuncio di una grande notizia. (p. 115)

Viviamo ancora in questa finta alba.

ISRAEL JOSHUA SINGER  autore di Sulle rive del mar Nero - ilRecensore.it

Israel Joshua Singer nacque nel 1893 nella cittadina polacca di Bilgoraj, nel Governatorato di Lublino, all’epoca parte dell’Impero russo.

Fratello maggiore del premio Nobel Isaac Bashevis, esordì nel 1922 con i racconti in yiddish Perle, ma ottenne la celebrità nel 1932 con il romanzo Yoshe Kalb.

Continuò a scrivere in quella lingua anche dopo che si fu trasferito nel 1933 a New York, dove morì nel 1944. Tra le sue opere ricordiamo I fratelli Ashkenazi, le memorie postume Da un mondo che non c’è più, A oriente del giardino dell’Eden e La fuga di Benjamin Lerner.

Singer è considerato da critici come Claudio Magris l’ultimo grande “classico” del romanzo ottocentesco trapiantato nel Novecento. Nelle sue opere ha saputo ritrarre in modo monumentale, ironico e tragico il mondo chassidico e l’ebraismo dell’Europa orientale prima della sua distruzione

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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