Tripla Eco: un disertore, una donna sola e una finzione che nessuno può controllare
Sinossi
Siamo nel cuore vivo, intimamente vulnerabile, della campagna inglese, la seconda guerra mondiale è al terzo anno e il marito della protagonista è da tempo prigioniero dei giapponesi. Isolata, lontana anche dal minuscolo centro abitato, la donna conduce un’esistenza selvatica, scandita dai ritmi della natura, e solo l’irruzione di un giovane soldato in licenza, refrattario alla vita militare, rompe la solitudine.
Quando il ragazzo decide di disertare, lei lo asseconda e, in virtù della sua bellezza eterea, quasi femminea, non esita a travestirlo in modo da farlo passare per la sorella agli occhi di eventuali curiosi. La relazione sembra reggere sui trampoli del magato idillio, finché un brutale sergente della polizia militare non s’invaghisce della «sorella», con le conseguenze del caso. Tutto rimarrà ambiguo sino all’ultimo, prima di convergere nell’esito beffardo tracciato a punta secca dalla sorte.
Rarissimo è incontrare un racconto così calibrato, perfetto in ogni dettaglio, dalla cadenza del fraseggio al susseguirsi delle stagioni, dai colori del paesaggio agli umori dei personaggi, dai tuoni alle risate, fino al senso di prigionia che la neve insinua nell’«estasi del vuoto», nell’incosciente attesa di uno sparo, o della sua eco. E non possiamo che essere grati a Bates per questo incontro.
«Dopo sessant’anni di scrittura e di lettura, metterei H.E. Bates tra i migliori autori di racconti del mio tempo» (Graham Greene).
Recensione
Tensione.
Già dalle prime righe il lettore coglie la tensione che non svanirà fino alle ultime parole quando si sentirà quasi liberato da quella inquietudine che percorre tutto il breve romanzo Tripla Eco di H.B.Bates.
Siamo nella campagna dell’Inghilterra a pochi passi da un centro abitato. È il terzo anno di guerra. Alice vive da sola. Il marito prigioniero in Giappone, lei che deve mandare avanti la sua fattoria trova conforto nel fucile.
Avete presente il famigerato fucile di Cechov? Alice con quel fucile ci uccide i topi, spaventa gli intrusi e lo utilizza contro il suo cane, in uno spietato atto di pietà. Ora è completamente sola.
E una sera incontra Barton. È un soldato. È giovane e possiede una bellezza eterea. I due cominciano a farsi compagnia, la sera, nelle ore libere del soldato. Barton detesta la guerra e vorrebbe tornare nella sua campagna. Parla del canto dell’usignolo. Lei, al canto degli uccelli, non ci fa più caso.
Solo che quell’amicizia, quel tenersi compagnia diventa qualcosa di più e non è amore. È vivere insieme in un vuoto all’interno della guerra. Barton diserta. Alice è dubbiosa.
Lei viveva nel terrore che accennassero al giorno dopo.
Lui si occupa della campagna, sembra proprio prendere il posto del marito ma qualcosa cambia in quel fragile idillio. Mentre Burton sembra un ragazzino immaturo che non si rende conto delle conseguenze, Alice ha paura e la paura le fa escogitare il piano che si trasformerà in una trappola.
Diventa un’editor della realtà, trasforma Burton sfruttando i suoi lineamenti. Ne costruisce una vita diversa, la trasforma nella sorella minore, dolce, delicata. Ne inventa un nome, parla di lei, compra per lei, la fragile sorella che non può uscire per via del freddo.
«Non è che avete un rossetto più chiaro del mio? È per mia sorella. Quella tonalità scura non le dona. È più il tipo della bionda, lei»
In quel romanzo che Alice stava creando, arriva il personaggio di rottura: il Sergente. Tutto si complica.
Lui, la sua risata cafona, le sue battute maschiliste. È attratto da quelle labbra colorate, da quegli occhioni azzurri, dal biondo dei capelli… non è passione o amore o curiosità. È possesso. Possedere solo per il piacere di averla. La sorella di Alice è un oggetto. E la sorella di Alice, ovvero Burton, ha voglia di uscire da quella gabbia.
Bates è artista del non detto, dei dialoghi taglienti, di una scrittura che regala tensione sottraendo.
Relegato per anni nel ruolo di paesaggista della campagna inglese, Bates è stato rivalutato come maestro della narrazione per sottrazione. Non descrive, evoca, con un oggetto, un tremore, un tuono.
Troviamo tanti oggetti in questo racconto che ci mostrano senza descrivere: il canto dell’usignolo presagisce l’inquietudine; il trattore simbolo della campagna ritrovata; il rossetto e il foulard che diventano strumenti di trasformazione.
Quando Bates scrive di Burton è il dopoguerra e trasformare un uomo in una donna non era usuale. Burton diventa Cath pur restando nell’animo un ragazzino immaturo che non comprende il pericolo.
E poi all’improvviso, soffermandosi sulla soglia: «Non ce l’ha un cane, signora Charlesworth? Dovrebbe avere un cane quassù»
«Ce l’avevo» disse lei «Ma gli ho sparato»
Tripla Eco è consigliato a chi ama le storie brevi e piene di tensioni. A chi non cerca a tutti i costi una narrazione delle conseguenze e, consigliato soprattutto a chi vuole intraprendere la professione di scrittore.
Titolo: Tripla Eco
Autore: H.E: Bates
Traduttore: Giovanna Granato
Editore: Piccola Biblioteca Adelphi
Genere: romanzo storico, dramma psicologico, romanzo di guerra
AUTORE
H.E. Bates: Herbert Ernest Bates (1905–1974) è stato un prolifico scrittore britannico, noto per i suoi romanzi e racconti ambientati nella campagna inglese e per le sue opere di narrativa bellica. Nato a Rushden, Northamptonshire, ha descritto la vita rurale delle Midlands. Famoso per Fair Stood the Wind for France e la serie The Darling Buds of May, è stato nominato Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1973


