Verso casa - sci-fi - ilRecensore.it
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Verso casa di Portia Elan

Verso Casa: Seicento anni, quattro donne e un videogioco per ritrovare la strada di casa

Seicento anni.
Cinque vite intrecciate. Un videogioco.
E le tante strade che possono condurci a casa.

Verso casa è una storia di coming out e di formazione, un’avventura di mare temeraria e pericolosa, un’odissea spaziale. Mentre procede attraverso il tempo, affrontando la perdita, la creatività, la famiglia ritrovata, il romanzo scava nel futuro dell’umanità e nella sua capacità di amare.

«L’esordio di Elan, Verso casa, è una gioia. È al tempo stesso un mistero avvincente che attraversa i secoli con disinvoltura e un’esplorazione struggente di ciò che ci rende umani. Geniale e grintoso, potente e lucido: mi ha tenuta sveglia tutta la notte!».
Madeline Miller, autrice della Canzone di Achille

Primavera 1983. Becks sogna di lasciare Cincinnati: fuggire da una madre autoritaria, dai sentimenti che non osa nominare per la sua migliore amica, dal dolore per la morte dello zio. Ma quando scopre che quest’ultimo le ha lasciato un videogioco incompiuto, decide di portarlo a termine. Non sa che ciò che sta programmando le sopravviverà per centinaia di anni.

Ultimi decenni del 2000. Tamar, una scienziata, scopre che le IA e i robot hanno forse da offrire molto di più di quello che tutti gli altri pensano, ma è sola in questa scoperta. XXVI secolo. Su una Terra sommersa dagli oceani, Yesiko, contrabbandiera e cercatrice di relitti, accetta un incarico che potrebbe salvarle la vita, o costarle tutto.

Nello spazio profondo, l’astronauta California Solo infrange gli ordini per inseguire un mistero che attraversa tempo e galassie. A collegare queste storie è il videogioco di Becks: un filo invisibile che unisce quattro donne pioniere attraverso epoche lontanissime, immensi oceani e pianeti distanti e farà conoscere loro uno straordinario robot destinato a riunire questo equipaggio.

Tra perdita, desiderio e possibilità di ricominciare, Verso casa è un romanzo avventuroso e toccante sul potere delle storie, sulla comunità e su ciò che, contro ogni distanza, può ancora guidarci verso casa.

Se non amate i libri che tengono insieme più voci, più generi, più epoche e più linee narrative, lasciate perdere. Soprattutto, se quello che cercate è un’opera ben definita, come un caro vecchio mattone fantascientifico dove ogni fatto è spiegato da leggi fisiche universali o particolari, non è quello che troverete. Davvero, forse in queste circostanze il romanzo di Portia Elan non fa per voi.

Cosa è dunque Verso casa?

Difficile a dirsi. È un racconto nostalgico e introspettivo, grazie alla voce di Beck, incentrato sulla perdita e sul ritrovarsi, ambientato negli anni ’80 dello scorso secolo, e ben addobbato dalle atmosfere di quegli anni, tra glam rock, club e un’adolescenza inquieta, che fatica a trovare il proprio posto nel mondo.

La ragazzina, capace di essere molte cose, è adesso soprattutto in lutto: ha da poco perso lo zio al quale era molto legata, in circostanze che non riesce del tutto ad afferrare. A legarla a lui, rimane la peculiare eredità che le ha lasciato: una pila di floppy disk (malinconici di fine secolo, avete letto?) contenenti un videogioco sviluppato a metà, da terminare. 

È una sorta di romanzo epistolare, tracciato per mano di Tamar, e attraverso le cronache delle sue imprese, ricercatrice di biologia integrata nel campo dell’intelligenza artificiale, vissuta tra gli anni ‘80 e ‘90 del XXI secolo. Proprio lei sarà chiamata a misurarsi con uno dei grandi interrogativi di un tempo facilmente vicino al nostro: quando biologia e tecnologia si intrecciano così strettamente, dove si colloca il confine tra uomo e macchina?

 Verso casa è anche un romanzo di avventura, ambientato su una sorta di veliero, la Babylon, che navigando attraverso un mondo squassato da disastri naturali e catastrofi climatiche, svela un futuro lontano ma pericolosamente realistico.

La capitana, Yesiko, affronta la quotidianità di commissioni al limite del legale, nel tentativo di ripagare il debito che le incombe addosso, finché non è costretta ad accogliere a bordo degli insoliti passeggeri. Tra loro, Chaya, un androide capace di raccontare storie, di farsi custode della memoria, infine, di piangere un sogno infranto. 

È la cronaca di un videogioco altrettanto in grado di tenere insieme ambientazioni e narrazioni diverse, costruito per recintare uno spazio di dialogo, che possa essere disteso, sicuro e capace di non ferire anche quando le cose da dire sono difficili e hanno radici che affondano in anni di silenzio e paura. La tenente California Solo, chiamata a scegliere il destino dei passeggeri della nave madre, dalla quale parte la sua navicella, riuscirà a fare la scelta più giusta (che, come in ogni situazione analoga, è anche la più difficile)?

Separatamente, ogni ingrediente non è nulla di innovativo. E se non è necessariamente vero che un piatto è buono tanto quanto la somma della bontà dei suoi ingredienti, Elan riesce a comporre un’opera originale, che si legge con piacere, fosse anche solo per arrivare al punto in cui le trame finalmente si intrecciano con gli orditi. Perché in questo quadro composito un senso unitario ci deve pur essere, vero?

Forse il punto saliente è proprio questo: la varietà di temi. Non è facile tenere insieme tanti argomenti, tanto lontani tra di loro.

Eppure, ammettiamolo, si tratti di una situazione realistica: assomiglia alla molteplicità della vita di ciascuno e ciascuna di noi, caleidoscopica e vorticante attorno agli interessi che catalizzano la nostra attenzione e che, in accordo o dissonanza, si riuniscono infine nella nostra identità. Il risultato è tutto sommato piacevole, sebbene talvolta possa risultare confondente, soprattutto nella prima parte del romanzo, quando ancora l’intreccio finale è distante e difficile da intravedere. In certi passaggi, tra il 2500 e gli anni ’80, passando per il laboratorio di biologia integrata di Tamar, può risultare difficile orientarsi. 

Verso casa ci parla di eredità, e il pregio è riuscire a farlo senza attingere alla retorica stantia che già esiste sul tema.

Eredità sono le storie che ci appartengono, a livello di famiglia più o meno allargata (non solo i nostri parenti, ma il nostro popolo, la razza a cui apparteniamo e infine, in senso sempre più ampio, il mondo in cui ci muoviamo, compresi tutti i soggetti, animati e inanimati che lo abitano). È un libro che parla di famiglia, intesa come il kin di Donna Haraway, che non esclude ciò che appare come diverso da noi, purché vi si possa stabilire un legame di cura e solidarietà, una reciprocità che può assumere forme diverse a seconda di chi la attraversa. 

«Una volta ti ho chiesto se una montagna, oppure un alveare, fossero autocoscienti – esseri la cui grande intelligenza è a malapena concepibile per noi. L’ho chiesto per pura curiosità, ma adesso… adesso mi sento molto umile, perché se fosse proprio questo che ho incontrato? Una coscienza diversa dalla nostra, ma comunque reale?»

E così viene da chiedersi: cosa è un videogioco se non un modo diverso di raccontare una storia? Meno autoritario forse, ma non meno autorevole: possiamo prendere le nostre scelte, ma dobbiamo essere capaci di sopportarne le conseguenze, più o meno prevedibili. Talvolta questo significa anche trovarsi a far fronte all’inaspettato, come il tenente Solo, che, di fronte all’abisso, riceve un aiuto inaspettato grazie alla sua capacità di stringere legami. 

A proposito di legami, è proprio questo ciò che dovrà apprendere Yesiko, chiamata ad accogliere sulla propria nave dei passeggeri coi quali sarà necessario intessere relazioni, perché, alla fine, senza l’umana capacità di rispecchiarsi e condividere gioie e sventure, cosa resta dell’umano (e dell’umanoide, in questo caso)?

Elan si dimostra capace di prosa limpida e scorrevole, di descrizioni accurate e profonde analisi degli stati d’animo.

Tuttavia, talvolta il messaggio profondo rischia di perdersi nella complessità degli elementi inseriti, come se l’autrice avesse voluto raccontare di molti (troppi?) temi: dalla bioetica alla religione ebraica, dalla cura all’ecologia, dalle tematiche di genere all’importanza del raccontarsi,…

 Il finale, in conclusione, si dimostra niente di speciale: raccoglie gli indizi disseminati nell’arco dei 600 anni raccontati, ma lo fa senza pretese né slanci, accompagnando il lettore a una risoluzione tiepidamente liberatoria, priva della forza che, dopo 366 pagine, ci si sarebbe aspettati.

Portia Elan autrice di Verso casa - ilRecensore.it

Portia Elan si è laureata alla Stanford University e ha conseguito un MFA in Poesia presso l’Università di Victoria, un MA in Pedagogia presso l’Università della California, Berkeley, e un MLIS presso l’Università dell’Illinois.

È stata una Lambda Literary Fellow e attualmente lavora come bibliotecaria per ragazzi in California, dove vive con la moglie.

Autore

  • Samira

    Samira nasce e cresce nella provincia fiorentina, fin da giovanissima vorace ma esigente lettrice, si interessa di numerosi generi e argomenti. In ambito lavorativo, si occupa di riabilitazione del linguaggio nell'età evolutiva e condivide con i bambini che frequentano il suo ambulatorio letture per i più piccoli. Ha conseguito un master in Linguistica Clinica, come coronamento di una formazione sia scientifica che umanistica. È impegnata nell'ambito sociale, in particolare nell'organizzazione di eventi culturali e nella gestione di spazi per la collettività.

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