Verso casa: dopo Troia, restano le donne, il lutto e una casa verso cui nessuno torna davvero
SINOSSI
Dopo dieci, sanguinosi anni la guerra è finita e Agamennone può tornare a Micene. Ma tra presagi di morte e desideri di vendetta, quello che doveva essere un trionfo rischia di trasformarsi in una spietata resa dei conti.
Troia giace in rovine fumanti, mentre i Greci vittoriosi riempiono le navi con il loro bottino. Accanto ai tesori saccheggiati ci sono le numerose troiane fatte prigioniere, tra cui la leggendaria profetessa Cassandra, preda e concubina del re Agamennone, e la sua vigile ancella Ritsa, la guaritrice che ha perso tutto ed è ormai solo una schiava.
Ad attendere il rientro della flotta c’è la regina Clitennestra, moglie di Agamennone. Con il cuore a pezzi per la scelta del marito di sacrificare la figlia maggiore agli dèi in cambio di un vento favorevole per Troia, ha trascorso questo lungo decennio a pianificare la rivalsa, in un palazzo infestato da fantasmi.
E mentre Cassandra e Clitennestra si avvicinano man mano l’una all’altra, una cosa è certa: questo atteso ritorno a casa cambierà per sempre il destino di tutti.
RECENSIONE
Verso Casa è il ritorno impossibile, perché la guerra di Troia non finisce mai del tutto.
Non perché sia rimasta irrisolta, ma perché si può sempre raccontare da prospettive diverse. È una storia che ha la strana capacità di restare contemporanea senza bisogno di essere aggiornata: basta spostarsi di poco, cambiare chi si guarda, e tutto si modifica.
Quando Schliemann, nella seconda metà dell’Ottocento, ha individuato nella collina di Hissarlik i resti di una città reale, la domanda ha cambiato forma: non più se Troia fosse esistita, ma cosa accadde davvero, quanta mitologia e quanta storia ci fosse dentro.
Verso Casa è il terzo volume di una trilogia che ha seguito la guerra fino alle sue propaggini meno celebrate. Non la battaglia, non gli eroi, ma quello che viene dopo; il libro si colloca negli spazi che i poemi hanno lasciato vuoti, i corridoi, le anticamere, il tempo lungo dell’attesa.
La materia di partenza è la stessa che hanno usato Eschilo, Euripide, Ovidio, Virgilio, ciascuno lasciandoci sopra il proprio strato. L’autrice lavora su quello che resta tra uno livello e l’altro.
La Barker fa parlare le donne, le figure che hanno attraversato millenni di narrazione come funzioni del racconto, pretesti, allegorie della storia altrui. Restituire loro spessore significa smettere di guardarle attraverso il filtro che il mito ha costruito intorno a loro, e ricominciare da quello che il mito non ha detto.
“Le quattro donne dell’apocalisse”, in mano alla Barker, sono infinitamente meravigliose.
Cassandra conosce ogni dettaglio di ciò che l’aspetta.
Apollo le ha dato la profezia e poi ha aggiunto la clausola che la svuota di senso: nessuno le crederà. Da quel momento la sua esistenza è uno stato permanente di consapevolezza inutile. Non può cambiare nulla, non può nemmeno essere ascoltata. Eppure, non recita una parte diversa da quella che le è stata assegnata. Cammina verso il proprio destino con lucidità e dignità, e in quel suo modo di essere vendetta e libertà.
Clitennestra agisce in modo opposto.
Non vede il futuro, ma sa leggere il presente. Sa come funziona il potere, sa cosa può fare e cosa non può, e ha trasformato dieci anni di attesa in qualcosa di architettonico. La tradizione l’ha consegnata all’immagine della traditrice. Ma quella stessa tradizione tende a dimenticare il punto di partenza: Agamennone ha sacrificato la loro figlia per avere un vento favorevole. Ha trattato Ifigenia come una variabile militare. Quello che Clitennestra ha costruito in dieci anni, allora, non è tradimento, è risposta. Una risposta irreversibile, ma una risposta. Il libro tiene insieme la regina e la madre, e mostra che è esattamente da questa sovrapposizione, lutto e vendetta, che nasce il personaggio.
Poi c’è Elettra, che è forse il personaggio più difficile e affascinante, proprio perché è il più riconoscibile.
La figlia devota al padre assassinato, consumata dall’odio verso la madre. Chiunque abbia vissuto un lutto che non riesce a metabolizzare, o un’ingiustizia che continua a essere, capisce chi è Elettra: capisce quella cristallizzazione del dolore, la necessità di avere un colpevole definito su cui concentrare tutto.
Elettra ama suo padre con un’intensità tale che non regge ad alcuna analisi razionale (lasciamo per una volta Jung e guardiamo la ragazza). Agamennone ha sacrificato sua sorella, ha scelto la guerra. Eppure, Elettra non solo lo perdona, ma lo rende più grande di quanto fosse in vita. E più lo ingrandisce, più Clitennestra diventa il male assoluto. La domanda che il libro lascia aperta è questa: cosa sarebbe Elettra senza la vendetta? Prima di essere un complesso, Elettra è una bambina.
Quello che chiamiamo amore filiale è, semplicemente, qualcosa di più sincero: gelosia. Senza Jung, resta la scena: la madre ha un uomo in casa, e quell’uomo non è il padre. Elettra vede una sostituzione, e reagisce. Il padre è amato perché è lontano e non può sbagliare, non può deludere, non può scegliere qualcun altro. E Ifigenia, la sorella per cui Clitennestra ha aspettato dieci anni, quella che Elettra non piange mai davvero, rimane l’assenza più silenziosa di tutta la storia.
Elettra ha il volto e l’abito delle Erinni, e li indossa magnificamente.
Verso Casa suona qui come una promessa. Ma il libro smonta quella promessa già dalle prime pagine. Troia è cenere, Micene è una trappola. Il ritorno, per chi sopravvive, è la fase finale di una caduta che era già cominciata.
I greci vincono e tornano. Ma il nostos (νόστος, il viaggio di ritorno che nella tradizione ha un peso come la guerra stessa) non è trionfale per nessuno. Come se ci fosse una logica implicita nel mito: nessuno meritava di rientrare indenne dopo quello che era stato fatto.
L’unica che costruisce qualcosa che assomiglia a un ritorno vero è Ritsa, la schiava della schiava.
La figura che il racconto ufficiale non ha mai considerato abbastanza importante da nominare. Ritsa ritrova qualcuno che l’aspettava ma porta con sé tutto quello a cui ha assistito senza poter intervenire. È l’unico movimento del libro che non finisce nel sangue. I grandi (re, regine, eroi) vengono inghiottiti dalla logica della vendetta. L’unica che riesce ad andarsene è una donna senza profezie, senza corona. Inventare Ritsa è una scelta definitiva: significa enunciare che anche nelle storie che conosciamo da sempre mancano strati interi di umanità che nessuno si è mai preso la briga di raccontare.
Note a margine
La preposizione del titolo non è casuale. Non “A casa”. Non “Da casa”. “Verso” una direzione senza garanzia di arrivo. Si può andare verso qualcosa per sempre senza raggiungerlo.
Per ciascuna delle quattro donne, la Casa è un paradosso. Agamennone torna, lui è il grande ritorno del mito, il re che rivede le sue mura per trovarvi la morte. Casa, in questo libro, non è il luogo dove ci si salva, è il luogo dove il destino si compie.
C’è poi un dettaglio che vale la pena non dimenticare: Clitennestra ed Elena erano sorelle. Elena, la semidivina, attraversa l’intera storia quasi intatta. Clitennestra, la sorella umana, paga tutto, la figlia, la vita, la memoria. Come se il mito avesse stabilito che la divinità protegge ma l’umanità, con i suoi affetti e i suoi odi, brucia.
L’autrice non distribuisce giudizi. Non c’è una voce esterna che stabilisce chi ha torto e chi ha ragione. Ogni donna parla da dentro la propria verità, e tutte le verità coesistono. Ritsa ha ragione. Cassandra ha ragione. Clitennestra ha ragione. Elettra ha ragione. Non è relativismo, è la sola condizione possibile di questa storia. Tutte e quattro vivono dentro una trappola. La differenza è come ci stanno.
Alla fine, “Verso Casa” non parla di destinazioni. Parla di cosa si continua a cercare quando tutto è già irrecuperabile. E suggerisce che, forse, quella cosa non esiste più nella forma in cui la si immaginava. Esiste il cammino e quello che si diventa mentre lo si percorre.
“Tutti in questo palazzo aspettano che io smetta di odiare. Aspetteranno ancora a lungo, ho imparato che l'odio, se lo tieni abbastanza stretto, diventa l'unica cosa che non ti possono togliere”
Ἠλέκτρα
TITOLO: VERSO CASA
AUTRICE: PAT BARKER
TRADUTTORE: Carla Palmieri
EDITORE: EINAUDI
GENERE: Narrativa storica, retelling mitologico
Autrice
Pat Barker è nata a Thornaby-on-Tees nel 1943 e vive a Durham.
È Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico per meriti letterari.
Per Einaudi ha pubblicato Il silenzio delle ragazze (2019 e 2021), Il pianto delle troiane (2022 e 2023), nel 2023 la trilogia che raccoglie i romanzi Rigenerazione, L’occhio nella porta e La strada fantasma, che ha conquistato il Man Booker Prize nel 1995, e Verso casa (2026).


