Il tempo della devozione di Charlotte Wood riconcilia con il passato
Sinossi
Esausta e bisognosa di solitudine, una donna di mezza età abbandona il marito, gli affetti e il lavoro in una fondazione animalista senza avvertire nessuno. Fugge da Sydney per riavvicinarsi ai luoghi in cui è cresciuta e si rifugia in un piccolo convento di suore cattoliche nascosto nelle aride pianure dell’Australia rurale.
Non crede in Dio, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana esistenza solitaria quasi per caso.
Nonostante ciò, il suo bisogno di pace e la sua ricerca di qualcosa di più grande che non sa ben definire la portano a scegliere di condurre proprio questa vita. Le giornate assumono una cadenza lenta, scandite da piccoli rituali e gesti ripetuti. Mentre il tempo si dilata, gli avvenimenti del passato si riaffacciano alla memoria: fatti vissuti e rimasti incompresi che, finalmente, si dischiudono.
Mossa dalla strenua ricerca di un miglioramento personale e dall’ambizione di diventare una persona buona, la donna si troverà però a dover affrontare una serie di eventi sconvolgenti che minaccia di interrompere la sua ritrovata quiete.
Recensione
Ci sono momenti, nella vita di tutti noi, in cui si sente il bisogno di tagliare i ponti con il mondo. Scomparire, per aprirsi a una dimensione più spirituale e scoprire cosa contiene.
È quello che capita alla protagonista di Devozione, un io narrante del quale non viene mai svelato il nome, che a un certo punto decide di lasciarsi alle spalle la vita di sempre per servire, da laica, in un convento di suore di clausura del New South Wales, in Australia.
Non è spinta da motivazioni religiose, quanto piuttosto da un bisogno di quiete e di introspezione. Ci troviamo negli anni della pandemia da Covid, gli spostamenti non sono facili e il tempo dentro il convento appare scandito dalle ore dedicate ai riti e alle preghiere, alla cura dell’orto e alla preparazione e condivisione dei pasti.
In realtà, buona parte delle giornate sono occupate anche dal contrasto all’epidemia di topi che infesta il convento: malgrado le trappole piazzate ovunque, l’invasione dei topi appare inarrestabile, i roditori si insinuano ovunque, nelle celle delle suore, nelle cucine, nell’orto, trasmettendo un senso di minaccia e di pericolo costante.
La descrizione della caccia ai topi, del ritrovamento e del seppellimento dei loro cadaveri introduce qualcosa di fortemente macabro nella quiete dell’ambiente conventuale, quasi a voler alludere alla contiguità della morte con la vita.
“Nessuno dice che i topi mangiano qualunque cosa. Qui, per esempio, hanno rosicchiato i tubi di plastica arrotolati dietro la lavastoviglie, l’isolante del forno e il cavo di alimentazione della lavatrice. Adesso stoviglie e biancheria ci tocca lavarle a mano: non ha senso sostituire queste cose quando l’infestazione è ancora in corso. I contenitori per alimenti in plastica sono stati già buttati via, non parliamo del cartone, e ci sono già segni di morsi sulle mensole in compensato della dispensa”.
Giorno dopo giorno, in modo sottile e profondo, la donna si sente invadere da una tranquillità soverchiante: “Essere qui riporta a una condizione infantile; le ore sono lunghissime e si aspetta tanto, fissando lo spazio. Nessuno mi chiede niente, nessuno si aspetta niente.”
Questa dimensione le permette così di fare i conti con il recente lutto dei suoi genitori e con diversi episodi della sua giovinezza, che vengono adesso riportati alla luce con la consapevolezza della maturità. Il presente si intreccia così al passato, in un flusso ininterrotto che appare scandito da tempi interiori più che da urgenze immediate.
Il passato irrompe in maniera inaspettata non solo nei suoi ricordi ma anche in conseguenza dell’arrivo nel convento di una sua ex compagna di scuola, Hellen Parry, incaricata di riportare in convento le spoglie di suor Jenny, una consorella assassinata qualche anno prima in Thailandia che aveva trascorso del tempo nello stesso convento.
Hellen Parry adesso è diventata una nota attivista climatica, sicura di sé e impegnata in vari angoli del mondo, malgrado da adolescente avesse subito diversi atti di bullismo, alcuni anche con la complicità della protagonista del romanzo.
La presenza di Hellen Parry porta scompiglio nel suo microcosmo interiore e nello stesso ambiente claustrale e mostra alla protagonista un percorso esistenziale opposto rispetto al suo: come lei aveva deciso di sparire dalla vita, in modo speculare Hellen aveva reagito al disamore familiare e alle offese subite da piccola aprendosi alla vita e al perdono.
“Mentre tornavamo indietro per le strade della città, mi ha detto a bassa voce: “Voglio che tu sappia che voglio bene a mia madre e che lei... ha provato ad amarmi come poteva”.
Il tema della riconciliazione con il proprio passato e dei rimpianti ritorna anche in altri punti del romanzo, nel ricordo di una sua amica che, in punto di morte, nega le sue scuse a un ex che l’aveva ferita, al gesto di un’altra che aveva aiutato il fratello, malato terminale, a morire. Così come torna spesso il tema della colpa: racconta, ad esempio, la storia di un ragazzo che quarant’anni prima aveva ucciso i suoi genitori, chiedendosi se avesse mai fatto i conti con la propria coscienza.
Il ricordo dei suoi genitori, arrivati in Australia dalla Gran Bretagna senza arte né parte, e morti infine a poca distanza l’uno dell’altra, occupa buona parte delle sue riflessioni: si ha l’impressione che solo questa ritrovata solitudine le abbia permesso di elaborarne il lutto o quanto meno di farci i conti.
Della madre, in particolare, vengono raccontati gli ultimi mesi di vita con il cancro, in pagine di struggente bellezza.
“Una volta in cui andai in camera sua e la trovai sveglia, mi accorsi che stava ascoltando la musica con attenzione, la testa sprofondata nel cuscino, lo sguardo sereno. Aprì le labbra riarse e mormorò qualcosa, facendomi capire che voleva riascoltare la canzone che stava finendo, che era Everybody Hurts dei R.E.M. La volle ascoltare quasi ogni giorno, finché non perse conoscenza definitivamente.”
L’autrice ci accompagna così, con una scrittura potente e precisa, attraverso i meandri interiori di una donna che non smette di interrogare se stessa, pur senza raggiungere verità definitive sulla propria vita, illuminando con le sue riflessioni le sue e le nostre parti nascoste.
Il convento, descritto attraverso il trascorrere delle stagioni e i tempi delle routine quotidiane, fa da scenario ideale ai movimenti dell’anima, portati a galla con onestà e consapevolezza.
A noi lettori resta la sensazione di essere stati toccati in qualcosa di molto profondo con un tocco carezzevole e pieno di compassione.
Titolo: Devozione
Autrice: Charlotte Wood
Editore: Fazi Editore
Genere: Romanzo introspettivo, narrativa straniera
Autrice

Charlotte Wood, australiana, è autrice di tre saggi e sette romanzi, tra cui Il weekend.
I suoi articoli sono apparsi, tra gli altri, su «The New York Times», «The Guardian», «Literary Hub», «The Sydney Morning Herald» e «The Saturday Paper».
Devozione, il suo ultimo romanzo, pubblicato in Australia e Gran Bretagna nel 2024 e negli Stati Uniti nel 2025, è in fase di pubblicazione in dodici paesi. Vive a Sydney con il marito.


