Effetto Proust - ilRecensore.it
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Gilberte – la custode del tempo

GILBERTE: LA CUSTODE DEL TEMPO

Era apparsa a Marcel come «una ragazzina d’un biondo fulvo», dagli occhi così neri da farlo innamorare per i suoi occhi azzurri. Lo sguardo che Marcel le aveva rivolto aveva chiamato a sè tutti i sensi. Da quel momento, dalla prima volta che lei apparve nel sentiero dei biancospini, il suo nome è simbolo di amore, attesa, illusione.

«Fu così che quel nome, Gilberte, mi passò accanto, offerto a me come un talismano che un giorno mi avrebbe forse permesso di ritrovare colei di cui aveva fatto una persona e che solo un istante prima non era che un’incerta immagine. Passò così, pronunciato sopra i gelsomini e le violaciocche, agro e fresco come le gocce dell’annaffiatoio verde; impregnando, iridando la zona d’aria pura che aveva attraversato». (Dalla parte di Swann, p. 173)

Le illustrazioni sono di Elisabeth Bin - Effetto proust - Gilberte: la custode del tempo

Il nome di Gilberte recava in sè l’incanto dei biancospini rosa, dove era risuonato per la prima volta alle orecchie di Marcel.

Dopo il lunghissimo capitolo intitolato Un amore di Swann – un vero e proprio romanzo nel romanzo – in cui il lettore conosce, con un lunghissimo flashback, la storia dei genitori di Madmoiselle Swann, riappare Gilberte.

Dopo la morte di zia Léonie, Françoise va a servizio a casa dei genitori di Marcel, a Parigi. Proprio qui, nei pomeriggi invernali di bel tempo, è incaricata di portare Marcel agli Champs Elysées. Qui avverrà l’incontro con Gilberte, che dischiuderà al giovane narratore la casa parigina degli Swann. Ancora una volta è il nome a rivelare la presenza. Una ragazzina gridò il nome Gilberte, dicendole che dopo pranzo sarebbero andati da lei.

«Quel nome, Gilberte, mi passò accanto, tanto più evocatore dell’esistenza di colei che designava in quanto non la nominava soltango come si nomina un assente» (p. 476). Stavolta Gilberte non è assenza, ma la sua presenza è tuttavia segnata da un senso di esclusione, rafforzato dalla differenza tra l’istitutrice di Gilberte, con un pennacchio azzurro, e Françoise, sbrigativa ed umile, del cui eloquio volgare il narratore si accorge per la prima volta. 

Da quel momento, inizia una delle dinamiche legate all’amore nella Recherche: l’attesa.

Marcel chiede insistentemente di essere condotto agli Champs Elysées, finché  un giorno, per una partita a bandiera con le amiche, Gilberte si accorge che manca un giocatore e chiede a Marcel di unirsi a loro. Da quel momento, la vita del Narratore è segnata dall’attesa dei pomeriggi di gioco, il tempo metereologico è finalizzato esclusivamente alla possibilità o all’impossibilità di andare a giocare con Gilberte.

«Lontano da Gilberte, sentivo sempre il bisogno di vederla, perché a furia di cercare di raffigurarmi le sue sembianze, finivo col non riuscirci più, e non sapere più a che cosa esattamente corrispondesse il mio amore» (Dalla parte di Swann, p. 483).

Pian piano Marcel inizia a scivolare nel male d’amore che aveva precedentemente descritto in Swann. Inizia così a divenire il “doppio” di Charles Swann, con un processo che avrà il culmine durante la storia con Albertine. Quando Gilberte gli dirà con gioia che per molto tempo non andrà agli Champs Elysées, elencandogli i suoi impegni mondani («una merenda in grande stile», la visita da un’amica per vedere dalle sue finestre il re Teodosio, le visite con la mamma) lui capisce che l’asimettria dei loro sentimenti è innegabile. Tuttavia, venuta momentaneamente meno la Gilberte reale, Marcel ne crea una fantasmatica, la coccola, immagina i discorsi con lei, attende una sua lettera e si immagina in che modo avrebbe risposto. 

Il lettore dovrà attendere il secondo volume della Recherche, All’ombra delle fanciulle in fiore, per vedere l’arrivo della lettera. 

«Mio caro amico, diceva la lettera, ho saputo che siete stato molto male e che non venite più ai Champs Elysées. Anch’io non ci vado quasi mai, perché c’è una gran quantità di malati. Ma i miei amici vengono qui per la merenda tutti i lunedì e venerdì. La mamma mi incarica di dirvi che ci fareste molto piacere venendo anche voi, non appena vi sarete ristabilito, così potremmo riprendere a casa le nostre belle chiacchierate dei Champs Elysées. Addio, caro amico, spero che i vostri genitori vi permetteranno di venire molto spesso alle nostre merende, e vi mando tanti saluti amichevoli. Gilberte» (All’ombra delle fanciulle in fiore, p. 604)

Si aprono così le porte di casa Swann, che trabocca del profumo di Odette

Le visite dai Swann costituiscono la prima forma di mondanità del narratore, la prima apertura della sua vita a un ambiente extra-familiare. La frequentazione con Gilberte sarà per Marcel un apprendistato dell’amore, della mondanità, dell’arte – a casa Swann, infatti, conoscerà Bergotte e ascolterà per la prima volta la Sonata a Vinteuil. Gilberte porta con sè, anche nella fisionomia, i caratteri dei due genitori, coniugando la loro apparente inconciliabilità: 

«Nel volto di Gilberte, accanto al naso di Odette perfettamente riprodotto, la pelle si sollevava per esibire intatti i due nei di Swann. Una nuova varietà di Madame Swann era stata ottenuta e si trovava lì al suo fianco, come un lillà bianco vicino a un lillà viola. Non bisogna però figurarsi che il confine tra le due somiglianze fosse netto, assoluto. A tratti, quando Gilberte rideva, si scorgeva l’ovale del padre dentro il volto della madre, come se qualcuno li avesse messi insieme per vedere l’esito del miscuglio; l’ovale si precisava nel modo in cui si forma un embrione: s’allungava obliquamente, si gonfiava, un istante dopo era scomparso. Negli occhi di Gilberte c’era lo sguardo franco e buono del padre; lo stesso con cui mi aveva fissato dandomi la biglia d’agata e dicendomi: “Tenetela in ricordo della nostra amicizia”. Ma appena s’interrogava Gilberte su quel che avesse fatto, subito, in quegli stessi occhi, apparivano l’imbarazzo, l’incertezza, la dissimulazione, la tristezza di Odette quando, un tempo, Swann le chiedeva dove fosse stata e lei gli dava una di quelle risposte menzognere che costernavano l’amante e che ora, al marito prudente e non curioso, facevano cambiare bruscamente discorso. Spesso, ai Champs-Élysées, cogliere quello sguardo in Gilberte mi aveva turbato» (All’ombra delle fanciulle in fiore, pp. 682-683).

Questo apprendistato sarà soprattutto la prima prova della potenza devastante dell’amore, nel momento in cui diviene rifiuto, indifferenza.

La noia progressiva che Gilberte prova nei confronti delle visite di Marcel, fino al non farsi trovare, porterà lentamente Marcel ad abbandonare la casa di Gilberte e, con essa, a chiudere momentaneamente i conti con la parte di Swann. Difatti, la guarigione dal mal d’amore per Gilberte arriverà a Balbec, con la conoscenza delle fanciulle in fiore. L’amore per Gilberte, però, resterà il calco, il modello su cui verrà plasmata la successiva esperienza amorosa di Marcel.

Le illustrazioni sono di Elisabeth Bin - Gilberte - Effetto Proust ilRecensore.it -

In tutta l’opera proustiana i personaggi, come in un caleidoscopio, moltiplicano la loro identità. Così non solo abbiamo la Gilberte di Combray e poi quella di Parigi, ma avremo Mademoiselle de Forcheville e poi Madame de Saint-Loup. Dopo la morte di Swann, in Albertine scomparsa veniamo a conoscenza che Odette ha sposato il barone di Forcheville, così Gilberte aveva preso il cognome del patrigno, che l’aveva adottata. Il cambio di cognome simboleggia il suo tentativo di cancellare le origini borghesi ed ebraiche per integrarsi nell’alta aristocrazia e segna il ruolo che andrà a rivestire Gilberte, che è un perno dell’effetto del Tempo nel romanzo. Infatti, quando sposerà l’amico di Marcel, Robert de Saint-Loup, un Guermantes, le loro nozze segneranno l’unificazione dei due sentieri, ossia quei due mondi che sembravano strade parallele e inconciliabili (Swann/Guermantes).

In Albertine scomparsa, Gilberte riappare dopo la morte di Albertine e la sua riapparizione, talmente diversa che il narratore inizialmente non la riconosce, è in grado di lenire il dolore di Marcel per la scomparsa dell’amata.

Gilberte rappresenta la forza dell’oblio, non solo nei confronti di Swann, ma anche, per Marcel, nei confronti di Albertine. Ma Gilberte è insieme potenza dell’oblio e simbolo della decadenza della nobiltà, che accetta fra i suoi ranghi la figlia di una cocotte. La notizia del fidanzamento di Gilberte con Saint-Loup viene commentata così dalla mamma di Marcel: 

 «Quel povero Swann, che desiderava tanto che Gilberte fosse ricevuta dai Guermantes, non credi che sarebbe felice se potesse vedere sua figlia diventare una Guermantes? - Sotto un nome diverso dal suo, condotta all’altare come Mademoiselle de Forcheville? credi che ne sarebbe tanto felice? - Ah! è vero, non ci pensavo. - Ecco cosa mi impedisce di rallegrarmi per quella carognetta; il pensiero che abbia avuto cuore di lasciare il nome di suo padre, che era così buono con lei» (Albertine scomparsa, p. 311).
Gilberte, la custode del tempo - Effetto proust - ilRecensore.it Le illustrazioni sono di Elisabeth Bin

La coppia andrà a vivere a Tansonville, nel luogo in cui la Gilberte bambina era apparsa, nel sentiero dei biancospini.  Ne Il Tempo ritrovato, Gilberte appare prima come sposa infelice, tradita costantemente, poi come vedova e madre di Mademoiselle de Saint-Loup, che se per nascita avrebbe potuto sposare un principe, decise invece di sposare un oscuro letterato.

La parabola ascensionale della dinastia Swann segnerà non solo un ritorno al luogo sociale di partenza, ma il declino totale di quel mondo diviso fra borghesi e aristocratici. 

Nell’ultima apparizione, nella matinée finale del romanzo, in Gilberte appaiono i tratti di famiglia rimasti fino ad allora invisibili. «Mi prendete per mia madre» dice al Narratore. Il Tempo ha trasformato tutti i personaggi, ognuno ha assunto nomi e posizioni sociali differenti, Gilberte finisce per incarnare la fine dell’innocenza e l’effetto inesorabile del Tempo.

(Le illustrazioni sono di Elisabeth Bin, illustratrice che ha dedicato molti disegni alle donne della Recherche. Chiacchiereremo con Elisabeth nel prossimo numero di Effetto Proust).

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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