Il custode: la Sicilia immobile di Ammaniti diventa il teatro di una verità impossibile da contenere
Sinossi
In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura.
I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà piú sopportare.
Recensione
I serpenti dell’amore
Il custode è un libro che già dalle primissime pagine pone interrogativi importanti nel lettore: c’è una riflessione sulla felicità, superate le dieci pagine del romanzo, e cioè che ‘’non bisogna fidarsi della felicità’’ perché, e su questo non sono per niente d’accordo, ‘’(…) esiste per essere spezzata’’.
Effettivamente la storia di Nilo, il protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti, Il custode (Einaudi), sembra proprio priva di momenti felici tranne in una scena struggente, dove a bordo di una Méhari, Nilo, Saskia e Arianna – la prima una figlia inquieta la seconda una madre che sembra disinteressata alla figlia – sembrano i superstiti di una fine del mondo inattesa.
‘’Sì, eravamo liberi, per strada non c’era nessuno, noi tre per chilometri e chilometri di nulla’’.
La solitudine è un sentimento dominante in questa storia dove al centro della narrazione c’è un segreto che deve essere custodito.
Le premesse per scrivere il romanzo dell’anno c’erano tutte: la storia di un segreto, la crescita e la scoperta del desiderio di un ragazzo, i rapporti complicati in famiglia, la sessualità.
La pigrizia, però, ha giocato un ruolo decisivo: Ammaniti consegna un romanzo bellissimo, ma che approfondisce troppo poco la struttura dei personaggi. È un’opera più che complessa, la sua, affronta temi molto complessi e spinosi: la delinquenza, l’inizio del desiderio che s’accende come una miccia, il silenzio e la privazione della libertà negli anni più belli.
C’è soprattutto una storia di formazione – quella di Nilo – che s’intreccia alla mitologia greca e che esplode con un incontro fisico in cui si piange, ci si emoziona e ci si libera dal peso emotivo che Ammaniti consegna.
È l’incontro tra due anime distanti ma che condividono la stessa pelle. È la storia di un ragazzino che vive a Trascina, un piccolo paesino della Sicilia che è «ferma come una falena su un tronco» e dove «nulla si muove, nessuno fiata».
Triscina e la famiglia Vasciaveo hanno un segreto profondo da custodire, da occultare come un antico rito magico.
Nilo è un ragazzino profondamente ovattato molto di più da sua madre che dalla zia, un personaggio che si lascia adorare per la sua ironia, e cresce lontano da amici, senza la libertà di poter vivere una vita tranquilla, perché in casa sua, nel bagno, deve assolvere un compito a cui non può sottrarsi: occuparsi della cosa nascosta.
Nilo vive in una casa dove ogni gesto è controllato e dove regna un’oscurità molto profonda, fin quando la luce, e cioè la verità – la cosa occultata, vengono alla luce. Il buio si fa più fitto, il cielo si schiarisce e la prosa di Ammaniti si fa cura e salvezza.
La verità che «a volte ti sgorga fuori e tu non puoi fare nulla per impedirlo» è un tema che prende ampio spazio, perché anzitutto Il custode è un romanzo sulla verità.
Tutta la narrazione, infatti, gira attorno a una cosa da nascondere e di cui nessuno deve sapere nulla. Da questo tema centrale si dipanano poi tutti gli altri. I personaggi, oltre a Nilo che è ben descritto, sono dotati di pochissime caratteristiche e, per la maggior parte del romanzo, ripetute: la madre Agata rimane un personaggio rigido dall’inizio alla fine; in lei non c’è neanche uno sparuto barlume di umanità verso suo figlio. Sembra una giudice sempre pronta a emettere una sentenza; redarguisce Nilo per qualsiasi cosa e sembra colta da una crisi di nervi continua.
Meno male che come contrappeso, c’è la zia Rosi una donna ironica, che attraverso il suo modo di fare esprime quella libertà di pensiero, parola e azione che a Nilo viene vietata.
La storia della famiglia Vasciaveo si intreccia con quella di Saskia e Arianna, una ragazzina e una madre che lavora su OnlyFans, giunte nel paesino per raggiungere Jacques, padre e marito delle due, che «aveva attraversato l’Italia» sognando di «salire sulle bocche dell’Etna».
Attraverso la figura di Arianna, Ammaniti racconta il mondo della sessualità di oggi: Arianna è una giovane madre alle prese con la gestione di un profilo social, dove vende le sue foto nude.
Sua figlia che non si fa problemi a legarla con delle corde, cerca di aiutare sua madre che vuole sfamare la perversione di un pubblico pagante, a fotografarla, arrivando anche a piangere; l’interrogativo che apre l’autore in questo passo del romanzo è grande quanto una voragine: come si arriva alle suppliche di una adolescente che vuole legare sua madre e fotografarla?
Ecco allora che il quesito si fa doppio: che cosa spinge una madre a far entrare nell’intimità sua figlia?
A quanto pare, la bramosia di smuovere denaro, nel caso di Arianna.
È una figura quella di Arianna molto fragile. Nella complessa meccanica delle sue emozioni gravitano dolori, insoddisfazioni e un corpo e quindi un’anima che implorano solo di essere visti. Ma nel romanzo tutto ciò si deduce attraverso piccoli momenti di fragilità della giovane donna, perché ogni personaggio, tranne Nilo, sembra solo una bozza.
La scrittura di Niccolò Ammaniti è diretta, ironica, contemporanea.
È un romanzo che si salva alla fine grazie a un finale geniale, dove tutto torna, tutto assume un significato diverso – la storia di Nilo, l’irrequietezza della sua famiglia – perché la cosa del bagno esce fuori e illumina tutto il buio circostante che domina per tutta la storia.
Il custode insegna che la felicità non è vero che esiste per essere spezzata, ma che, da un momento buio come quello che si trova a vivere Nilo alla fine del romanzo, può arrivare dirompente e inaspettata e regalare abbracci indelebili.
Titolo: Il custode
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi
Genere: narrativa italiana, contemporanea
Autore

Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell’antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po’ male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri.
Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicato Ti prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015 , Come Dio Comanda. Sempre per Einaudi ha curato l’antologia Figuracce (2014), e pubblicato Anna (2015 e 2017), La vita intima (2023 e 2025) e Il custode (2026).
Per la Tv ha scritto e diretto le serie Il miracolo (2018) e Anna (2021). È tradotto in tutto il mondo.

