C’è un brusio costante che attraversa il mondo dei libri, oggi più che mai.
Un rumore di fondo fatto di classifiche che cambiano come il vento, post che durano meno di un battito di ciglia, discussioni accese su editoria in crisi e lavoro culturale che sembra, spesso, una terra di nessuno. Lo ricordano Lipperini, Bazzi, e tanti altri: dietro ogni libro c’è un ecosistema fragile, fatto di redattori che resistono, blogger che scrivono senza rete, autori che devono reinventarsi ogni giorno per riuscire – magari solo per un’ora – a essere “solo” scrittori. Intorno, si moltiplicano le scorciatoie: case editrici a pagamento, titoli consumati e gettati via come fossero merce stagionale, libri che invecchiano dopo un mese sugli scaffali.

Eppure, in mezzo al frastuono, esistono ancora luoghi dove il tempo non corre: rallenta, respira. Luoghi in cui il libro non è un prodotto ma un incontro.
Uno di questi è la nostra redazione, quella de ilRecensore.it, che ogni giorno sceglie di fermarsi, di ascoltare, di custodire l’essenza più antica e semplice della lettura.
Così, mentre le luci di Dicembre addolciscono le ore e le vacanze offrono finalmente un varco nel ritmo del mondo, vi invitiamo a fare lo stesso: a sedervi, a rallentare, a concedervi un momento per annusare la carta, la voce, la vita che un libro può ancora contenere.
Per questo Natale abbiamo deciso di prepararvi un dono raro: un ventaglio di libri dimenticati, di autori rimasti ai margini, di voci che non hanno avuto il clamore dei social né la vertigine dell’hype. Volumi che non si consumano in un mese, perché non sono nati per inseguire il mercato, ma per restare.
Noi fermiamo il tempo, almeno per un istante, e ve lo porgiamo tra le mani.
Il nostro regalo è semplice e prezioso: il piacere della lettura, senza vincoli, senza stress, senza fretta.
LA VIGNA DI UVE NERE di Livia De Stefani
C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui le donne, le scrittrici, sono state, in un modo o nell’altro, private della loro voce. Questo è accaduto, tra le altre, a Livia De Stefani, autrice del Novecento, siciliana, vittima di una censura bigotta che l’ha colpita, per decenni, relegandola a un luogo buio e dimenticato.
Fino ad oggi. Oggi, grazie ad Astoria, il suo primo romanzo, La vigna di uve nere, torna sugli scaffali delle librerie, là dove deve stare, pronto per essere conosciuto, letto, amato, regalato e discusso.
È un romanzo non facile, un romanzo denso, un romanzo uscito, per la prima volta, nel 1953 e che per primo ha denunciato la mafia (prima di tutti, prima di Sciascia, prima de Il giorno della civetta).
La vigna di uve nere racconta e parla della Sicilia, di quella terra che l’autrice ben conosce e da cui è dovuta fuggire, proprio a causa di un sistema mafioso che imperversava e imperversa, legato in maniera stretta al tessuto del quotidiano.
La vigna di uve nere ha la struttura che ricalca perfettamente quella delle tragedie greche e non fa sconti, a nessuno. Accoglie temi forti quali la violenza, il patriarcato, l’incesto. Lo fa attraverso una penna
peculiare, che si basa su un registro lessicale aulico e vibrante, ancestrale al tempo stesso. La vigna di uve nere è una piccola perla letteraria da recuperare per rendere giustizia a un’autrice sopraffina, cronologicamente lontana ma mai come adesso moderna per temi e contenuti.
A cura di Monica Oliveri
La stella che non hai mai letto: regali letterari da riscoprire
Mi pare non esista titolo più azzeccato per parlare di un autore americano che forse, in Italia, non ha catturato abbastanza con la sua luce. Eppure Donald Barthelme brilla, insieme alle tante stelle presenti nel cielo letterario, di luce viva e vera. DB è quel tipo di luce che nel cielo ti fa pensare: «Quello è un pianeta. Anzi no, è una stella. No aspetta… Quale stella cambia luce così?».
Cioè, leggendolo ci si rende veramente conto che non si sta leggendo un autore qualunque. Basti pensare che, se non fosse stato per DB, per stessa ammissione di un gigante della lettura (corsivo mio. Si dice così, no?), David Foster Wallace non avrebbe mai scritto. Il racconto — perché DB ha scritto molti racconti e più avanti saprete dove andarlo a cercare —, che ha convinto DFW a diventare uno scrittore, s’intitola Il pallone e potete trovarlo nella raccolta di racconti pubblicato da Minimum fax.
Sempre pubblicato da Minimum fax, di DB trovate Biancaneve, una versione rivisitata in chiave postmoderna della fiaba che conosciamo abbastanza bene; Il Padre Morto, un’altra opera postmoderna dove l’assurdo serve soltanto per rendere più vero l’inverosimile e, per l’appunto, Racconti, una raccolta completa dei racconti di DB in sole 610 pagine.
Se non è sfuggito niente, tanti auguri di Buon Natale a voi & Famiglia.
A cura di Luca de Vincentiis
Speciale Natale
In un panorama di letture natalizie troppo spesso prevedibili recuperare “Il libro di Natale” di Selma Lagerlöf – prima donna a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1909 e maestra nel trasformare la tradizione popolare nordica in narrazione universale – significa restituire profondità ad una stagione che rischia di appiattirsi tra convenzioni e ritualità; un universo sospeso tra fiaba e realismo magico che si apre lentamente, come una luce accesa in una sera d’inverno.

Nel libro sono raccolti diversi racconti brevi, essenziali, attraversati da neve, case isolate, viandanti che portano con sé un segreto, famiglie raccolte attorno gesti di bontà inattesa.
Il primo racconto è un piccolo dono per chi ama leggere, poiché parla dell’attesa febbrile, della gioia quasi fisica di ricevere un libro sotto l’albero, di quell’emozione infantile e purissima in cui molti di noi si riconosceranno subito, raccontata con una grazia discreta, che scalda il cuore, mentre gli altri completano il quadro con storie di compassione, solitudine, perdite e piccole redenzioni, tutte attraversate da una luce sobria e mai retorica.
In queste storie il Natale smette di essere un’idea astratta per diventare un tempo di azioni e di scelte concrete, in cui miracoli minimi e gesti di carità rivelano la parte più fragile e generosa dell’essere umano, offrendo un’idea lontana dalla retorica e vicina all’essenziale.
“Il libro di Natale” è un classico dimenticato che merita assolutamente di essere riscoperto, un dono perfetto per chi cerca storie in grado di restituire senso, calore e meraviglia ad una stagione che troppo spesso smettiamo di guardare con occhi nuovi.
A cura di Paola Vicidomini
Dove il noir nordico ebbe inizio: nel bianco agghiacciante della terra d’Islanda.
L’uccello nero di Gunnar Gunnarsson: un’indagine nell’abisso dell’animo umano.
“A tutti gli uomini di buona volontà che s’imbatteranno in queste pagine…”
Il talento del lettore forte è saper riconoscere, quasi subito, il valore autentico di ciò che sta leggendo. Ci sono storie che emanano una potenza silenziosa, un fascino magnetico.
È questa sensazione limpida e profonda che accompagna la lettura di L’uccello nero di Gunnar Gunnarsson, edito da Iperborea. Romanzo fondativo del noir nordico, ma anche molto di più, il libro affonda le radici in un fatto di cronaca realmente avvenuto in Islanda nel 1802, trasformandolo in un’indagine morale, metafisica e profondamente umana.
È un viaggio a ritroso nella colpa, nel senso di giustizia e nel pentimento.
Un gioco mortale che oltrepassa la cornice della narrazione per coinvolgere il lettore e scardinare quei confortevoli assetti morali a cui tutti, istintivamente, ci aggrappiamo.
I sensi restano tesi, amplificati da un paesaggio che partecipa a ogni sussulto emotivo, trascinando chi legge nella nebbia ghiacciata, nella furia della tempesta di neve, fino all’abbagliante immobilità del sole nordico.
La prosa di Gunnarsson è intrisa di estasi poetica, rarefatta e visionaria, capace di generare una vertigine sensoriale e maieutica. Il non detto, la ripetizione, le immagini naturali diventano strumenti per scavare nell’abisso della mente e del senso di giustizia, ribaltando le certezze morali più rassicuranti.
L’uccello nero trascina il lettore in un viaggio senza tempo, dove la Natura si fa spazio etico e metafisico. Un libro unico, dimenticato dal rumore del presente. Un dono perfetto per fermarsi, leggere, e attraversare le feste con un grande romanzo tra le mani.
A cura di Patrizia Picierro
CON LE PEGGIORI INTENZIONI di Alessandro Piperno, 2005
Pubblicato nel 2005, Con le peggiori intenzioni fu il funambolico esordio narrativo di Alessandro Piperno. Vincitore del premio Campiello Opera Prima, oggetto di grandi discussioni, esaltate lodi e sperticate critiche, il romanzo di Piperno merita una lettura “raffreddata” dalla patina dei vent’anni trascorsi.
Al centro c’è la famiglia Sonnino, una ricca famiglia appartenente alla borghesia ebraica romana. Siamo lontani mille miglia dalle saghe familiari diventate genere letterario in quest’ultima decade.
La differenza la fa il narratore, Daniel, nipote del “patriarca” Bepy Sonnino, che narra le vicende familiari con uno sguardo farneticante e lucido al tempo stesso. Daniel è un io narrante come non se ne vede da tempo: paranoico, intelligente, sarcastico, lamentoso, cattivo e depresso, bugiardo, ammette senza infingimenti o compiacimenti di essere ansioso e invidioso. Dalle sue memorie viene fuori una carrellata quasi circense di personaggi.
A cura di Deborah Donato
“Karma” di Fausta Leoni
Da ragazza mi era stato consigliato un libro strano e affascinante, pieno di mistero e di domande a cui era difficile rispondere. Si trattava dell’autobiografia di una stimata scrittrice e giornalista italiana, Fausta Leoni, che raccontava di come, all’età di ventidue anni, si era trovata ad affrontare delle situazioni sempre più ambigue e oscure, che non si potevano ridurre a semplici coincidenze.
Tutto ha inizio durante un viaggio in Sudamerica con il marito in cui la scrittrice ha delle memorie che, si rende conto, appartengono ad una sua vita precedente. Tutti gli indizi la portano a pensare che, in un’altra vita, lei avesse vissuto in un piccolo villaggio peruviano e che il marito, di cui non provava più attrazione fisica, fosse in realtà la reincarnazione della sua nutrice.
Gli eventi si fanno sempre più inquietanti e complessi e Fausta Leoni ce li racconta con grande sincerità e maestria. “Karma” uscì nel 1969 ed ebbe un enorme successo di pubblico, vendette milioni di copie ed incantò diversi intellettuali dell’epoca, tra cui Jorge Luis Borges, Gillo Pontecorvo e Federico Fellini. Ritengo che sia un vero peccato lasciare che questo libro cada nel dimenticatoio perché affronta dei temi importanti ma di cui fatichiamo a parlare, e lo fa con serietà e sincerità, senza imporci la sua visione ma per permetterci di scavare dentro di noi e porci domande a cui preferiamo non rispondere.
Buona lettura!
A cura di Ambra Devoti
Sotto questo albero ti lascio due bussole
Due doni che parlano linguaggi diversi, ma puntano alla stessa meta, il cuore.
Il Piccolo Principe, un libro, ma anche uno specchio. Per i bambini è un’avventura tra i pianeti; per i grandi è un monito sul rischio di dimenticare l’essenziale, ricordandoci che lo sguardo dell’anima è l’unico capace di vedere oltre le apparenze.
Accanto alle pagine, lascio la poesia Il mondo che vorrei. Se il libro ci insegna a guardare dentro, Vasco ci spinge a guardare fuori, verso l’orizzonte di un’utopia necessaria.
Ho pensato a questi doni per tutti, senza distinzioni.
Ma li offro, soprattutto, a chi non vuole più sognare; a chi ha alzato muri contro l’immaginazione e si è arreso al silenzio della rassegnazione. Questi due ribelli, Il Principe e Il Poeta, sono qui per scuotere quel torpore: per ricordare a ognuno di noi che, finché avremo il coraggio di cercare ciò che ‘non c’è’, non saremo mai soli, né mai vinti.”
Non c’è un perché razionale. Sono semi gettati al vento, pronti a germogliare in chiunque sia disposto a sognare un mondo più umano, meno distratto e finalmente diverso. Il mondo “giusto” esiste solo se abbiamo il coraggio di curare la nostra rosa, la nostra unicità, in mezzo a un deserto di uniformità.
Il mondo che vorrei è l’Asteroide B-612, un luogo dove non servono spiegazioni per i disegni dei boa, dove si può piangere per un fiore e dove l’unica legge che conta è quella del cuore.
Il Piccolo Principe e Vasco Rossi sono due ribelli che si stringono la mano: ci insegnano che il mondo non è solo quello che ci dicono, ma quello che abbiamo il coraggio di cercare, di sognare e di ‘addomesticare’.
Uno ti sussurra che l’essenziale è invisibile, l’altro ti grida che esiste un mondo diverso, all’altezza dei tuoi sogni. Usali per non dimenticare mai che la vera magia non sta nel possedere, ma nel saper guardare oltre.
V.: “Non smettere di curare il tuo fiore, Piccolo Principe. E io non smetterò di cercare quel mondo dove si può essere liberi anche solo per un attimo, senza dover spiegare il perché a chi non può capire. Abbi cura della tua rosa, ovunque essa sia”
P.P.: “Ehi, non dimenticare! Non è vero che il tempo è un nemico. Il tempo che hai perduto per la tua musica è ciò che rende la tua poesia così importante. Il tuo sogno è un giardino su un altro pianeta. E se il mondo che trovi non è quello che cerchi, domani scriviamo un’altra storia."
Auguri!!!!
A cura di Nicoletta Tani
I giovedì della signora Giulia di Piero Chiara.
Vi è un romanzo che mi riporta all’infanzia, uno di quei gialli il cui titolo incuriosisce subito: I giovedì della signora Giulia di Piero Chiara.
Edizioni Mondadori, 1970, nello stesso anno divenne uno sceneggiato televisivo. Quel che ricordo io è proprio lo sceneggiato: ero affascinata dalla storia di questa donna che, ogni giovedì, andava a Milano dalla figlia e che proprio un giovedì… scompare.
Piero Chiara era un autore molto letto e apprezzato in vita. Il romanzo era stato pensato per i Gialli Mondadori, ma i curatori rifiutarono: a quei tempi il genere era considerato “basso”, mentre lo stile di Chiara — elegante, ironico, capace di trattare argomenti scabrosi senza scadere nella volgarità, e di descrivere con minuziosa attenzione la provincia lombarda — era più adatto alla collana maggiore.
Non un vero giallo, come lo intendiamo oggi, ma un romanzo che racconta un mondo piccolo, con i suoi colori e i suoi ritmi. Piero Chiara è uno scrittore che merita di essere ricordato per questa eleganza quieta e per aver dato al giallo una forma diversa: non letteratura da consumo rapido, ma piccole opere di osservazione e di stile.
Un regalo perfetto per chi ha voglia di riscoprire un autore italiano che era apprezzato da critica e lettori.
A cura di Samanta Giambarresi
Grazia Deledda, Il dono di Natale, Rizzoli 2025
Malgrado il Nobel per la letteratura, vinto nel 1927, Grazia Deledda continua a essere una delle scrittrici più misconosciute del panorama letterario nazionale. Leggere la raccolta di racconti, “Il dono di Natale”, può essere l’occasione per riscoprire la sua voce e quella del mondo della Sardegna arcaica in essa racchiusa.

In questi ventuno racconti si ritrova intatto il realismo magico tipico dell’autrice, che, anche nei suoi romanzi più famosi, non ha mai smesso di cantare il mondo pastorale della sua terra, con le sue tradizioni e le sue superstizioni.
È un mondo umile, di pastori e contadini, raccolti nelle loro casupole durante le feste di Natale: fuori nevica, dentro il camino è acceso e le donne si affaccendano nei preparativi, si improvvisano gare di versi che riportano in auge antiche leggende.
L’elemento religioso, predominante, si intreccia a quello magico: ci sono janas (fate), maghiarjas (streghe), folletti, banditi, giganti e nani. E intanto si racconta la condizione umana, nei suoi momenti cruciali: fidanzamenti, morti, invidie, piccole e grandi vigliaccherie.
Il tutto con una scrittura semplice e intensa, questa sì davvero senza tempo.
A cura di Donatella Vassallo
La principessa sposa di William Goldman
La principessa sposa di William Goldman non è solo un libro: è un viaggio.
Spesso dimenticato, oscurato dal celebre film, merita di essere riscoperto a Natale. Goldman prende la fiaba classica e la trasforma in un’avventura piena di ironia e magia. Westley, Inigo Montoya e Fezzik diventano compagni di un viaggio indimenticabile.
Si attraversano mondi fantastici, si affrontano ingiustizie, si ride e si piange insieme ai personaggi.
Ogni pagina è un passo verso coraggio, amicizia e amore autentico. L’autore mescola leggerezza e profondità, creando momenti di vero incanto.
Il bene e il male esistono, ma mai in modo banale. L’amore non è facile, ma è fedele e perseverante.
Rileggerlo oggi significa concedersi una pausa dal cinismo del mondo. Significa credere ancora che le storie possano salvare e rendere tutto un po’ più magico, almeno per un po’, almeno a Natale.
È un libro che invita a sognare e a emozionarsi come quando eravamo bambini.
A Natale, queste pagine scaldano il cuore e accendono la fantasia.
Ricorda che ogni libro è un viaggio e ogni viaggio porta meraviglia.
La principessa sposa è una promessa: quella che il mondo magico delle storie esiste davvero.
A cura di Gisella Carullo










