
Dal 24 al 26 aprile 2026, Catania si è trasformata in una grande festa di colori e libri.
Il centro storico, e in particolare il quartiere della Civita, ha ospitato la sesta edizione del Catania Book Festival.
L’evento, ideato da Simone Dei Pieri nel 2020, nasce dal sogno di far vivere in città il profumo della cultura senza quell’aria polverosa che spesso allontana chi i libri li frequenta poco.
Catania un suo “Salone del Libro” lo aveva già avuto: prima della Seconda Guerra Mondiale, la manifestazione si svolgeva a Piazza Stesicoro, tra il salotto buono di via Etnea e La Fera o’ Luni. Dei Pieri ha riportato questa energia nel cuore della città.
La scelta di Palazzo Platamone (il Palazzo della Cultura) è perfetta: ci si immerge nel barocco della Civita, tra la casa natale di Ercole Patti e quella del poeta “scandaloso” Micio Tempio. A pochi passi da Piazza San Placido (uno dei luoghi in cui si girò Il Bell’Antonio) si cammina tra le viuzze dove sono nate le storie di Brancati e di Goliarda Sapienza.
Le Mostre

Nella Sala del Parlatoio, l’Accademia di Belle Arti di Catania ha allestito Resistenza – Responsabilità – Grafica: 42 manifesti che colpiscono per semplicità e linearità. Ti rendi conto che il Giorno della Liberazione appartiene a tutti, anche ottant’anni dopo; che la libertà non è un concetto astratto. Tele bianche con una bicicletta nera, simboleggia l’azione, o un papavero rosso come filo della speranza. A cura di Gianni Latino e Marco Lo Curzio.
All’interno della Corte Mariella Giudice, spazio all’illustrazione con il manifesto di questa edizione firmato da Giovanni Esposito (Quasirosso): una ragazza tra alberi verdi e libri che prendono vita, su un pavimento in maiolica che profuma di Sicilia.
Accanto, la suggestiva e cruda No Way di Fabrizio Spucches: oltre 100 fotografie che affrontano il dramma delle migrazioni e delle morti in mare, con testi di Enrico Dal Buono.
Gli Ospiti e i Workshop
L’ospite internazionale è stato Colin Walsh: ha portato tra le mura barocche l’aria irlandese
Molto seguito Pietro Grasso che ci ha rammentato il peso di un certo passato, il ricordo; una testimonianza per i giovani. Ha ripercorso quella pagina tristissima della nostra Sicilia, di quello che era allora essere siciliani in una terra piena di violenza culminate nelle stragi di Capaci e via D’Amelio.
Ha raccontato di come era lavorare “dall’interno” alla grande lotta, il “massimo processo” come lo definì Giovanni Falcone quando gli mostrò una stanza piena di fascicoli, fascicoli ci tiene a sottolineare Grasso, che arrivavano al soffitto.

Serra Yilmaz ha portato i colori della primavera e la sua aria cosmopolita
Maria Attanasio in corsa per il Premio Strega per il romanzo edito da Sellerio La Rosa Inversa
La presentazione del romanzo, L’incartatrice di arance di Barbara Bellomo con Valerio Musumeci
Barbara Bellomo ci ha emozionati raccontandosi con Valerio Musumeci mostrando una Catania laboriosa e con generosità ci ha svelato piccoli trucchi per diventare scrittori.
L’idea del romanzo L’incartatrice di arance nasce dall’immagine di una ragazza dell’inizio del ‘900 nella pescheria di Catania. Mentre la scrittrice cercava di comprendere come raccontare storia ha saputo di una donna di Catania che, all’inizio del ‘900, dava lavoro a tante donne nella sua tipografia, Concetta Campione.
Da lì l’intuizione di unire le due storie, quella di una ragazza del popolo all’imprenditrice catanese. La Bellomo sottolinea come all’inizio del ‘900 molte donne avevano un ruolo centrale nel lavoro ma che vi è stata anche un regresso, come sottolinea Musumeci, negli anni seguenti a causa degli eventi storici che hanno attraversato l’Italia.
Barbara Bellomo si è aperta parlando di come ha iniziato la sua carriera da scrittrice, suggerendo a chi vuole iniziare questo lavoro di trovare un agente letterario. Nella storia personale della scrittrice sembra proprio che abbia creato l’occasione e il modo di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, come quando in poco tempo ha preso il primo biglietto da Catania a Torino per un appuntamento.
Mi ha colpito la generosità di Barbara Bellomo di dare consigli a chi chiedeva come iniziare e quali sono i segreti per un buon romanzo:
«Noi scrittori siamo molto vanitosi, ammettiamolo, perché altrimenti non faremo pazzie per farci leggere. Ma un buon scrittore deve riconoscere quando scrive qualcosa per il proprio piacere e quando invece scrive per il lettore»
Workshop
Per parlare di libri, di come si progetta una storia e di come si crea un libro, sporcandosi le mani. Gli angoli dell’ex monastero sono diventati officine artistiche e culturali.
La Corte e il Librincircolo
La Corte è stata la vera protagonista: una piazza-meta-storica che ha ospitato editori, mostre e relax. Qui tra vecchie conoscenze e la scoperta di giovani talenti come Lucrezia Barbagallo e Iside Rapisarda. La loro è un’amicizia artistica che si supportano e si sostengono.
Tra gli stand c’erano pure le case editrice ReBelle, Efesto, Arca di Noè, BeMore, Nous Editrice
Intervista alla casa editrice Sui Generis
Ho finalmente conosciuto “in carne e ossa” Oriana Conte, editrice di Sui Generis, che mi ha sorpresa per la spontaneità e l’amore con cui cerca storie vere in una giungla di parole. Abbiamo parlato un po’ del suo progetto editoriale.
Oriana: “Sui Generis – mi racconta – perché scegliamo i libri che ci piacciono, senza tenere conto del genere. Pubblichiamo anche libri audaci: racconti, copioni teatrali, poesia, non scegliamo in base alle mode letterarie, ci interessa che i libri siano belli e diamo in mano alle lettrici e ai lettori ciò che ci entusiasma leggere, è un’idea semplice ed efficace.
“Andiamo alla ricerca di autrici e autori mai arrivati prima in Italia: sono al loro esordio, non sono ancora stati tradotti, sono finiti in un dimenticatoio. L’idea di portare alla luce storie, come se fossero un tesoro nascosto, da donare alle lettrici e ai lettori.”
Questa ultima frase mi colpisce e chiedo di spiegarmi meglio.
Mi spiega che si può iniziare con un manoscritto in una mail. Puro, semplice, diretto. E diventare il libro Enti di Ragione, raccolta di racconti che ha lanciato la carriera di Marta Cai, con il suo secondo libro finalista al Premio Campiello, e ora autrice cult.
Oriana: “Può accadere mentre guardiamo uno spettacolo teatrale il cui copione ci fa sentire una scintilla, e allora decidiamo di stamparlo come è successo con uno dei libri più amati del catalogo Antigone – Monologo per donna sola, scritto da Debora Benincasa, o con Come nei giorni migliori di Diego Pleuteri, recensito l’anno scorso dalla Littizzetto come uno spettacolo su tutto quello che è la vita in quel tempo strano di promesse che sono i 30 anni. Può succedere leggendo un saggio in francese, in spagnolo, in inglese dove grandi del ‘900 consigliano a loro volta di leggere dei libri e noi ci accorgiamo che quei libri non sono mai stati tradotti. Così abbiamo trovato l’ultima uscita: L’uomo che ritrovò se stesso di Henry Duvernois, un classico della fantascienza francese scritto divinamente, lo ripubblichiamo nel 2026 esattamente novant’anni dopo dalla sua prima stampa nel 1936.
Samanta: Oriana sei di Catania ma hai creato la sua casa editrice è stata fondata a Torino, una città geograficamente dalla parte opposta. Come se ci fosse un ponte tra queste due città fatto di libri e storie.
Oriana: Una buona parte del catalogo parla della Sicilia ed è scritta da siciliani, è una questione identitaria – continua a raccontarmi. Ci piace portare anche parti di noi, raccontare attraverso il nostro catalogo chi siamo. Palermo vive in Il dolore dei pesci di Luca Giumento, Catania in Il Gatto di Chagall di Salvatore Spampinato, Al cuore non si comanda, ai dipendenti sì, di Davide di Rosolini, Carmen di Vincenzo Grasso, e Messina in Tutto relativo tranne il Vento di Sergio Cigala.
Samanta: Progetti futuri?
Oriana: “La migrazione e gli scambi interculturali ci interessano. La prossima uscita che lanciamo al Salone Internazionale del Libro di Torino si intitola Migranda, storie dalla città-mondo di Amarilli Varesio, in collaborazione con Migrantour. Un libro dedicato alle traiettorie segnate dalle nostre famiglie, a quelle spezzate e interrotte da conflitti e crisi economiche, che proseguono in territori nuovi e a tutti i fili rossi che ci connettono.”

L’Autobooks-Librincircolo, il bus-biblioteca nato dalla collaborazione tra AMTS e Comune, ha trasformato Piazza San Placido in un salotto letterario itinerante, accogliendo turisti e studenti sotto il sole di aprile.
Alla prossima edizione!







