La bugia dell’orchidea: il thriller che trasforma la verità in un’illusione
SINOSSI
Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno.
Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio.
Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo.
Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato.
C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli.
C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più.
Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto?
Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto.
Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione.
Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte.
Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia.
È l’inizio.
Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.
RECENSIONE
Donato Carrisi torna in libreria con La bugia dell’orchidea, un thriller la cui dichiarazione d’intenti è già contenuta nel titolo. Bugie bianche, segreti, omissioni: quante volte, nel corso di una giornata, mentiamo?
L’autore di bestseller ritorna con un romanzo nuovo e sconvolgente, un romanzo meta letterario, capace di incendiare il lettore e trascinarlo in una storia in cui i misteri si diffondono come una grande fumera.
Carrisi è il maestro della menzogna per eccellenza e, in questo libro, dimostra tutta la sua abilità nel maneggiare l’arte dell’inganno.
Mentire – e farlo bene – è una vera competenza, soprattutto in letteratura. La bugia dell’orchidea è chiaramente un romanzo di finzione, eppure ciò che racconta sembra più vero della realtà stessa, perché Carrisi osserva tutto attraverso una lente d’ingrandimento da cui non sfugge neppure il dettaglio più minuscolo e insignificante.
Costruisce i personaggi con grande perizia, e Victoria Anthon ne è l’esempio più emblematico. Dopo Pietro Gerber – protagonista della serie composta da La casa delle voci, La casa senza ricordi, La casa delle luci e La casa dei silenzi – Victoria è forse la figura che Carrisi ha saputo raccontare meglio. Non tutti gli scrittori possiedono questa abilità: costruire una buona storia richiede intuito, illuminazione, studio, ricerca e riflessione; ma raccontare un personaggio come Victoria Anthon implica un autentico dono artistico, che Carrisi dimostra senza ombra di dubbio.
Di lei, nel corso della narrazione, percepiamo tutto: le movenze, l’oscurità del carattere, la quiete iniziale e poi l’ansia che le cresce nel petto non appena riceve una busta anonima contenente la fotografia di una famiglia davanti a un casale rosso.
Ed è proprio da qui che la storia prende avvio: da una Victoria inquieta e spaventata, non tanto dal contenuto della busta, quanto dal nome scritto sopra. Il suo vero nome. La sua vera identità. Quella che, per ragioni oscure, ha sempre tenuto nascosta.
“Non appartenevo a nessuno e a nessun posto.”
Una vita trascorsa a disertare eventi, a nascondersi da qualcuno o da qualcosa che sembrava poterle tendere un agguato da un momento all’altro. Un fantasma.
Dopo la ricezione della lettera, la sua esistenza precipita in un incubo.
“Poi mi concentrai sull’articolo. Riportava la notizia di una strage familiare avvenuta in una sperduta località di campagna.”
È qui che la penna dell’autore comincia a gocciolare sangue, costruendo scene raccapriccianti.
Il caso narrato è feroce: un’intera famiglia sterminata nel tepore della notte dal capofamiglia.
Le scene del sopralluogo, descritte magistralmente, sono terribili, così vivide da ricordare una cronaca nera televisiva a cui, purtroppo, siamo esposti quotidianamente.
Tutto ciò che appare ovvio si rivela invece un terreno insidioso: la storia sembra essersi chiusa molto tempo prima e l’unico colpevole è Lorenzo C., trovato vivo e ricoperto di sangue dagli agenti di polizia che lui stesso aveva allertato, costituendosi.
Quando Victoria mette piede nel paesino della strage, qualcosa cambia. Si ha la sensazione che sia seguita, osservata da occhi invisibili. E alcune circostanze, come l’incontro con il barista che, dopo averle servito un caffè, le marchia la mano con una misteriosa X, contribuiscono ad alimentare il suo turbamento. La stessa X che, come si scoprirà più avanti, avevano anche tutte le vittime della strage.
Il finale è sconvolgente e insieme disorientante. Carrisi è maestro anche in questo: lasciare il lettore a bocca aperta, mentre nella sua mente si affollano nuove domande. I bravi scrittori non offrono risposte: pongono interrogativi.
La bugia dell’orchidea è un romanzo misterioso, una storia che ha il ritmo cauto e lento come un soffio di vento d’estate ormai stanco.
AUTORE
Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera.
È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo –, Il gioco del suggeritore, La casa delle voci, Io sono l’abisso – da cui ha tratto il film omonimo – , La casa senza ricordi, La casa delle luci, L’educazione delle farfalle, La casa dei silenzi ed è autore della favola dark Eva e la sedia vuota.
Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia.
I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.


