La ragazza di Cinecittà: il coraggio di sognare nella Roma del 1937
Sinossi
Filomena ha un sogno: diventare attrice.
Ma al Quadraro, una borgata povera di Roma, è cresciuta in fretta, e a quasi quattordici anni serve già ai tavoli di un’osteria. Unico svago, i film coi suoi divi del cuore che guarda al cinema di quartiere: il biglietto costa, certo, ma a Filomena non mancano le risorse per infilarsi in sala e godersi la magia.
È il 1937, e ci pensa il destino ad aiutarla, quando in osteria si presenta un uomo elegante e dallo sguardo volitivo, diverso dagli altri clienti. Si chiama Luigi Freddi, e poco lontano da lì ha dato l’avvio ai lavori per la costruzione di Cinecittà, la Hollywood sul Tevere che rifonderà l’industria del cinema italiano. È lui a offrirle, in un fugace incontro, la vera occasione di avvicinarsi al mondo del cinema, una calamita per quella ragazza ambiziosa e sfrontata, che si mostra subito disposta a tutto per esserne parte.
Così, tra set monumentali e teatri di posa, camerini e attrici bizzose, Filomena sgomita per farsi conoscere, mentre le sfilano davanti i volti di future stelle come Alberto Sordi e Doris Duranti, Anna Magnani e Vittorio De Sica.
Ma con l’avvento della guerra, mentre il regime s’illude di costruire un impero di celluloide, tutto crolla, i teatri di posa vengono depredati e Filomena dovrà scegliere se farsi abbagliare dalla “fabbrica dei sogni” o restare fedele a se stessa, se abbandonarsi all’amore che distrugge o a quello che salva. “La ragazza di Cinecittà” è un romanzo di riscatto e passione, capace di restituirci, attraverso gli occhi di una protagonista irresistibile, il momento epico in cui è nato il grande cinema italiano.
Recensione
Il romanzo La ragazza di Cinecittà di Silvia Cinelli si apre con un grande incendio avvenuto a Roma nel 1935 negli studi della società cinematografica Cines.
Com’era il cinema in Italia in quegli anni?
Mussolini, nel 1931, cominciò a restringere l’importazione estera a favore del cinema italiano. Qui entra in scena Luigi Freddi, molto legato a Galeazzo Ciano, allora capo dell’ufficio della Stampa. Freddi era stato negli USA e aveva conosciuto il regista David Griffith. Tornò in Italia con le idee chiare su come poter utilizzare il cinema per la propaganda fascista. Nacque così Cinecittà!
La storia della nascita dell’industria dei sogni si interseca quella della giovane Filomena Pancaldo, una ragazza umile ma piena di coraggio e con la voglia di diventare qualcuno.
Filomena vive nel quartiere Quadraro, un quartiere povero con solo un cinema. Ma lei, il cinema, non se lo può permettere. Il padre è finito in carcere e la madre, Assunta, molto diversa dal marito eterno sognatore, vive con i piedi per terra, è permeata da una grossa dose di pessimismo e per lei il cinema è qualcosa di superfluo.
La ragazza troverà un complice in Nando, uno dei ragazzi del quartiere, e insieme escogiteranno molti modi per poter vedere i film che proiettano nella sala del luogo. E in quei momenti, entrambi sognano un futuro diverso:
«”Certe volte non te pare che i cinema, a farlo, è mejo che a vederlo?”
“Proprio” annuì lui, con sollievo di chi si sente compreso.
Filomena esitò un istante, poi si fece coraggio “E se te dicessi che voglio fa’ l’attrice… te sembrerei ‘na scema!”»
La fabbrica dei sogni.
Quanto sei disposto a dare per entrare in quel mondo, farne parte ed essere riconosciuto come uno di loro? Filomena convince Nando a partire per Parigi per inseguire i suoi sogni e resta sola a rincorrere quella chimera.
Riesce a entrare a Cinecittà come comparsa, la paga è buona ma alla ragazza non interessano i soldi, lei vuole brillare. Doris Duranti le consiglia di trovarsi un uomo ricco che le possa permettere di entrare per la porta centrale di quel mondo, e Filomena crede di trovarlo in Giacomo, un ragazzo ricco che sogna di scrivere per il cinema.
Filomena Pancaldo rappresenta tutte le ragazze di bell’aspetto che hanno voluto varcare la porta di quel mondo; c’erano allora e ci sono anche adesso. Lei incarna perfettamente la ragazza che non ha studiato, che non ha i mezzi per discernere, accetta il fascismo e le sue conseguenze passivamente e non comprende i modi di fare della madre: la vede fredda, attaccata alla povertà, mentre lei vuole spiccare il volo.
Il cinema Fascista.
Cinecittà è una creatura dell’ideologia fascista. In quegli anni l’Italia era uscita da una campagna fallimentare in Etiopia, anche se Mussolini cercava di dare un’immagine della nazione sempre vincente, in salute e felice. In radio trasmettevano canzoni che sponsorizzavano l’amore romantico, la spensieratezza.
E il cinema era quello: commedie leggere o grandi Colossal come Scipione L’Africano – che fu, tra l’altro, un flop e uno di quei film presto dimenticati. Quando scoppiò la guerra si continuò a propinare l’amore romantico. Mentre le donne sperano che il proprio uomo torni illeso, al cinema Alida Valli canta Ma l’amore no!
Filomena criticherà un copione del suo amico scrittore Daniele perché troppo vero e troppo triste: meglio una commedia romantica, i due innamorati, il contrasto e il lieto fine, facile da scrivere e tutti sono contenti.
L’illusione dei telefoni bianchi: caratterizzato dai rari apparecchi chiari inseriti in arredamenti lussuosi, questo genere era noto anche come “cinema ungherese”.
Dal sapore esotico, con autori o location ungheresi, era un escamotage per evitare la censura fascista, la quale non tollerava modelli lontani dalla donna angelo del focolare. Filomena sogna di essere una di loro: Assia Noris, Clara Calamai, la stessa Duranti che prenderà Filomena come sua assistente personale.
Mentre la macchina di Cinecittà continua a sfornare commedie e storie d’amore, la gente ha fame, i ragazzi al fronte muoiono, c’è l’oscuramento, il coprifuoco, il cibo scarseggia.
Nando è tornato da Parigi con le idee antifasciste. E lei ancora non riesce a diventare una vera attrice. Comprende che non basta vendere il proprio corpo perché lo fanno tutte; adesso è giunta l’ora di aiutare quelli dell’OVRA. Il prezzo da pagare è sempre più alto.
Il personaggio di Filomena è complesso e alle volte irritante. Vuole diventare attrice non solo per la passione per la recitazione, ma soprattutto per brillare, per essere quella che è uscita dal quartiere e che è diventata una stella. Fa da contrappeso una madre forse rigida, con dei valori che promette fin dalle prime righe di stupirci. Nando è il personaggio più riuscito con la fisionomia sempre più esile, i suoi silenzi e le sue azioni che parlano molto.
Tra i divi spicca come sempre Anna Magnani, affascinante e verace, che riesce, anche in una fiction storica, a catturare l’attenzione. Il lavoro della Cinelli è stato meticoloso: regala ai lettori la vita degli attori oltre la cinepresa. Personaggi iconici fanno piccole apparizioni come Alberto Sordi, Totò e ancora un giovanissimo Federico Fellini (eccetto la Duranti, che mantiene un ruolo centrale).
«Qui a Roma siamo al sicuro, non ci bombarderanno» questo era il pensiero di molti: credere che Roma fosse intoccabile.
Chi mai avrebbe potuto fare qualcosa? E loro, i potenti, gli amici, le stelle, continuano a vivere nella loro bolla d’illusione, senza sospettare che gli eventi stavano per travolgerli. Non se ne accorgono gli attori che vivono bene e se ne fregano spesso delle regole, e non se ne rende conto neppure Freddi. Neanche il successo dell’Operazione Husky sembra far paura, e l’uomo si stupisce quando giorni dopo la gente per strada festeggia la caduta di Mussolini.
Filomena è lì, pronta al suo primo giorno sul set, una vera parte, la parte dell’antagonista. E poi arrivano i bombardamenti:
«”E io mo’ che faccio?” domandò, smarrita.
Nando le posò una mano sulla spalla. “Tornatene a casa, Filome’. È finita.”»
E poi l’esodo verso Venezia. Alcuni attori tentano di restare a galla mentre Roma diventa una città aperta e Cinecittà brucia. I sogni di celluloide vanno in fumo e da quelle ceneri nascerà il Neorealismo.
“Forse, quando tutto sarà finito, sarà questo cinema a non esistere più, a essere dimenticato, forse dopo si faranno film in modi diversi, che non possiamo nemmeno immaginare, adesso. Ma il cinema di domani, quando arriverà, avrà comunque avuto bisogno del cinema di oggi”
Se riguardate spesso la scena finale di Nuovo Cinema Paradiso e vi trovate con le lacrime agli occhi; se sognate a occhi aperti quando sentite le musiche di Nino Rota per i film di Fellini, questo libro vi stupirà.
Titolo: La ragazza di Cinecittà
Autore: Silvia Cinelli
Casa Editrice: Rizzoli
Genere: Fiction Storica, cinematografia, Cinecittà, periodo fascista, narrativa italiana
Autrice

Silvia Cinelli: Scrittrice e sceneggiatrice, ha lavorato a numerose serie e soggetti televisivi e collaborato come autrice, tra l’altro, con Rizzoli e Endemol.
Nel 2016 ha pubblicato con Rai Eri Noi, i Medici. Ascesa di una famiglia al potere, legato alla trasmissione in prima televisiva italiana della fiction “I Medici”.

