la Realidad di niegue Sinno - Abbiamo letto - ilRecensore.it
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La Realidad di Neige Sinno 

La Realidad: un viaggio nel Chiapas, tra utopia e ferite, dove la realtà diventa resistenza e poesia

SINOSSI

All’inizio di tutto c’erano i libri. Due ragazze, Netcha e Maga, partono zaino in spalla per il Messico, con due pesanti tomi di teoria marxista da regalare al Subcomandante Marcos, che secondo fonti attendibili vive a La Realidad, un villaggio sulle montagne del Chiapas. L’obiettivo preciso e stravagante di incontrare il capo rivoluzionario zapatista, il leader senza volto di un sogno di libertà, è solo l’avvio del viaggio iniziatico delle due amiche, che si fa groviglio di luoghi, incontri, pensieri, emozioni, mentre andando si fa il cammino, come cantava il poeta Machado.

È l’inizio di una formazione che porterà Netcha a tornare in terra messicana, ancora e poi ancora, per cercare «un posto, anche minuscolo, e restarci per un po’», seguendo un’astrazione scintillante, fatta pure delle suggestioni di un Artaud stralunato e sofferente sulle tracce dei misteriosi tarahumara nel 1936. La strada per La Realidad, chimera e luogo dell’anima, è un percorso ricco, sorprendente, intriso d’amore ma anche di dolore.

E approda vent’anni dopo con Netcha ormai adulta, chiudendo un grande cerchio, in Chiapas. Ancora. In una piazza, gremita di donne che si passano un microfono come testimone dichiarando il loro compito immane e impossibile: la lotta contro la violenza. In una piazza dove si respirano l’antica tristezza millenaria delle madri e delle figlie di tutto il mondo, la rabbia, l’impotenza ma anche la gioia e la comunione. Lì, nella narratrice, inizia qualcosa di immenso, la gestazione di un cambiamento futuro. Lì, inizia tutto. La decisione di smettere di viaggiare, perché cominci il vero viaggio.

“A me sembra che a volte l’impulso di scrivere venga dal desiderio di provare a capire meglio qualcosa. A volte di spiegare meglio, di spiegare qualcosa a sé stessi…un tentativo di voler essere. Qui dentro c’è per me la realtà della nostalgia”

All’inizio c’erano i libri. Due ragazze, Netcha e Maga, attraversavano oceani con il passo febbrile della giovinezza e lo zaino colmo di parole. Dentro, due tomi di teoria marxista da consegnare a un uomo invisibile: il Subcomandante Marcos. Si diceva vivesse a La Realidad, villaggio nascosto nel cuore del Chiapas, luogo mitico che era più sogno che materia, più promessa che mappa.

L’incontro con quel capo rivoluzionario zapatista non fu che un pretesto: ciò che davvero iniziava era un cammino di metamorfosi. Strade polverose, deserti che non finivano mai, cieli immensi sopra la testa, amicizie che bruciavano di luce e follia. E mentre i piedi macinavano chilometri, anche l’anima imparava a spogliarsi, a cercare il suo spazio vitale.

“Macinavamo chilometri. Adoravamo i cieli spaziosi, i cieli immensi sopra la strada. Non ci stancavano pianure, deserti, paesaggi. L’unico teatro concepibile per la nostra fame, la nostra rabbia, la nostra poesia.”

Come un filo che non si spezza, Netcha (Neige Sinno) sarebbe tornata ancora e ancora in Messico, inseguendo una chimera che sapeva di libertà e di vertigine. E vent’anni dopo, il cerchio si chiude. In una piazza gremita di donne zapatiste, che si passano un microfono come fosse un testimone di fuoco, esplode la consapevolezza: la lotta contro la violenza è immane, impossibile, eppure inevitabile. In quella piazza non c’è solo rabbia: c’è l’eco millenaria delle madri e delle figlie, la tristezza, la gioia, la comunione

Lì inizia il vero viaggio: non più fuggire, non più inseguire, ma restare.

Lo stile di Neige Sinno è quello di sempre: colloquiale, intimo, capace di spezzarsi in improvvise implosioni mentali, di farsi torrente che trascina pensieri e dolore. Dopo Triste Tigre — il libro del trauma, il corpo esposto alla luce impietosa — La Realidad è la tappa successiva. Non più solo confessione individuale, ma canto corale, intreccio di voci femminili che resistono.

Sinno porta con sé la lezione di Artaud, i suoi deserti interiori, il suo viaggio visionario tra i Tarahumara. Perché la ragione da sola non basta, non ha mai salvato nessuno. A guidare è uno slancio vitale, quel desiderio che travolge corpo e anima.

“Non è soltanto la ragione a farci andare verso il cambiamento, verso l’emancipazione. Il più delle volte è uno slancio vitale, qualcosa che ci trasporta e ci travolge.”

Dentro le pagine si incontrano le zapatiste e le loro assemblee, la Marea Verde che scuote l’America Latina, la voce di donne che non si piegano, che intrecciano lotte diverse per farne un fronte comune. E c’è la maternità: fragile e feroce, con la paura di lasciare una figlia sola in un mondo che resta pericoloso.

“Non la lascio mai sola con un uomo, conosciuto o sconosciuto che sia. Fra qualche tempo le parlerò dei pericoli di essere una femmina in questo mondo, le racconterò la mia esperienza e lei mi ascolterà molto concentrata spalancando gli occhi, e mi farà domande dolorose.”

Lì, tra le parole, si sente ancora la bambina di Triste Tigre, vigile e nascosta, ma ora c’è anche la donna che resiste, che si ribella, che si lascia attraversare dalla forza delle altre donne.

La Realidad non è soltanto un villaggio. È una parola che diventa visione, un memoir che è viaggio geografico e spirituale, un inno alla resistenza femminile, un canto rabbioso e poetico insieme.

La Realidad è la prova che la scrittura non guarisce, ma tiene in vita. Non salva, ma ricorda. Non risolve, ma accende.


E forse questo basta: un granello di sabbia, come dice Sinno, che può cambiare la marea.

La Realidad è un memoir che si muove tra corpo e anima, un viaggio fisico e insieme metaforico dentro la sostanza stessa dell’esistenza. No hay nada como la realidad: nulla assomiglia all’immersione totale nella realtà, con le sue ferite, le sue epifanie, le sue contraddizioni.

Il viaggio diventa iniziazione, occasione per attraversare sentieri culturali, interrogarsi sull’esistenza, ascoltare idiomi e voci che disegnano identità e conflitti. Tra le righe si scorge ancora l’ombra della bambina di Triste Tigre: vigile, nascosta, sempre pronta a fuggire. Eppure si legge anche con la speranza di incontrare un sollievo, parole che restituiscano una donna finalmente risolta, vittoriosa. Ma la realtà non fa sconti: sotto la sete di conoscenza e la brama di movimento ribolle una rabbia antica, primordiale, che sale dai sotterranei della terra e che solo una donna sa contenere e trasformare in forza.

Incontrare la voce di Neige Sinno significa confrontarsi con una scrittura che arde e resiste, capace di ammaliare per la sua densità narrativa e per l’eleganza della sua tessitura intellettuale. Una voce che non consola, ma scuote. Che non placa, ma rivela.

“Per molto tempo ho pensato che fossero storie personali, che non andavano raccontate, ma ora nel farlo ho la sensazione che non si tratti più di noi due, ma di giovani donne di un’altra età, un’età in cui era ancora possibile cercarsi, trovarsi o perdersi”

AUTRICE

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Neige Sinno è un’autrice e traduttrice francese. Nel 2023 racconta nel libro Triste Tigre la sua storia di abusi e violenze subite da bambina.

Il libro, grande successo di critica, ha vinto nello stesso anno il Prix Femina e il Prix Goncourt des lycéens. Viene pubblicato in Italia nel 2024 da Neri Pozza e vince lo stesso anno il Premio Strega Europeo.


Nel 2025 esce per Neri Pozza, La Realidad.

Autore

  • Patrizia Picierro

    Socia fondatrice della Rivista ilRecensore.it
    SEO Content Creator, traduttrice, Blogger e firma di interviste e recensioni su vari siti letterari.

    Cresciuta a Goethe e cioccolata, ho trascorso gran parte della vita tra l’Italia, la Germania e la Francia, apolide nel Dna tanto quanto nel Pensiero.
    Gli studi classici prima e Scienze Politiche poi, hanno sviluppato il mio senso critico, sfociato poi nella mia vita da BookBlogger.
    Sono sempre in cerca della storia perfetta.
    In borsa porto Joyce e Jackson, le penne che compro in giro per il mondo e tanta passione.

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