Effetto Proust - ilRecensore.it
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Effetto Proust: 8 – PROUST E LA MUSICA: La sonata di Vinteuil

La petite phrase di Vinteuil tra memoria, desiderio e vertigine del tempo

«E prima che Swann avesse il tempo di capire, di dirsi: “È la piccola frase della sonata di Vinteuil, non ascoltiamo!”, tutti i ricordi del tempo in cui Odette era innamorata di lui, i ricordi che fino a quel giorno era riuscito a custodire, invisibili, nella profondità del suo essere, ingannati da quell’improvviso raggio del tempo d’amore, supponendolo ritornato, si erano ridestati e, a volo d’uccello, erano risaliti a cantargli perdutamente, senza pietà per la sua presente sventura, i ritornelli dimenticati della felicità». 

L’amore di Swann per Odette ha un suono: la frase della sonata di Vinteuil.

Quella sonata assume per i proustiani una “ricerca nella ricerca” . Tante ipotesi sono state fatte, tanti musicisti hanno provato a replicare le intermittenze della memoria, che tale musica suscita. 

A farci entrare nelle atmosfere evocative della Sonata di Vinteuil ci proveranno anche Giuseppe Bruno e Alberto Bologni, che lunedì 26 gennaio terranno una Soirée proustiana a Palazzo Adami Lami di Firenze.

Proporranno La curva segreta di Alessandro Magini, ispirata alla petite phrase della Sonata di Vinteuil, il compositore creato dalla fantasia di Marcel Proust in À la recherche du temps perdu.

«Con l’espressione petite phrase — letteralmente “breve frase” — Proust designa un frammento musicale immaginario, essenziale eppure decisivo, che Swann percepisce come una rivelazione sonora.  In quella “breve frase” musicale lo scrittore concentra una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul desiderio: la musica come curva che devia il percorso dell’ascolto e poi scompare, non senza aver prima riaperto quel misterioso baule nel quale la memoria deposita ogni esperienza» (Alessandro Magini). 

La curva segreta di Alessandro Magini - Proust e la musica - Effetto Proust - ilRecensore.it

Noi di Effetto Proust li abbiamo incontrati per farci presentare questo interessante progetto.

Proust era molto interessato alla capacità della musica di risvegliare la memoria involontaria. A differenza degli oggetti che nella. Recherche suscitano questo tipo di memoria (la madeleine, i campanili, la mattonella), la sonata di Vinteuil spicca perché intangibile. Le sue note, scrive il filosofo Gilles Deleuze, benché prodotte dagli strumenti musicali che sono oggetti fisici, sono la rappresentazione sonora di un’entità completamente spirituale. Con quale spirito ci si accosta al ruolo così importante, direi metafisico, che Proust assegna alla musica? 

 G.B. -« Il compito di rispondere spetta soprattutto al compositore Alessandro Magini, che ha scritto per noi il corposo pezzo di musica ispirato alla Sonata di Vinteuil. Per conto mio, trovo che Proust affidi sicuramente alla musica un compito fondamentale ma non univoco, cioè che utilizzi ricordi e descrizioni di compositori, interpreti e opere al fine di rendere più profonda la sua analisi sociale e psicologica. Trovo comunque due aspetti fondamentali: quello sensuale (la musica si fa con il corpo e scatena le emozioni) e quello formale-astratto, in cui la musica è vista più nella sua componente estetica e culturale. Ma l’argomento chiederebbe una risposta molto lunga e complessa…»

Analizzando la descrizione della Sonata fatta da Proust, alcuni musicologi hanno ipotizzato che lui potrebbe avervi nascosto sotto falso nome un vero brano da lui ascoltato. Lo stesso Proust, peró, dichiarò che la sonata di Vinteuil è piuttosto un collage di suggestioni tratte da opere di Wagner, Saint-Saëns, Fauré e altri. Voi cosa ne pensate?

G.B. – «Sono d’accordo sul fatto che non ci sia un modello unico. Credo che siano presenti suggestioni sicuramente di ambiente wagneriano-lisztiano (quindi Saint-Saëns ma anche Franck e Fauré , ma anche Chausson), considerata anche l’epoca in cui andrebbe collocata. Per Debussy e Ravel mi pare troppo presto…»

A.B. – «Credo anch’io che non ci sia un solo modello. Una possibile fonte di ispirazione potrebbe essere data dalla tecnica wagneriana del Leitmotiv, o dalla forma ciclica della sonata, che Liszt e Franck adottarono con particolare maestria.»

Soirée Proust - effetto Proust - ilRecensore.it
Gerard Genette si è invece soffermato sul rapporto tra tema e variazioni nell’opera di Proust. Solitamente il tema viene dato prima e poi seguono dieci, dodici o quindici variazioni. Tuttavia, prosegue Genette, la Recerche funziona come le variazioni di Beethoven su un valzer di Diabelli, in cui vi sono trentatré variazioni senza tema. «Il tema è completamente diffratto nelle variazioni e non c’è più un trattamento variato di un tema. Ciò significa che in un certo senso la metafora… viene distrutta. O, in ogni caso, viene distrutta l’origine della metafora». Mi interessava sapere da voi, se pensate che Genette abbia ragione, oppure se trovate comunque un tema principale nella Recerche.

G.B. – «Veramente nelle “Diabelli” il tema c’è ed è molto chiaro e il lavoro di Beethoven è sempre riferibile ad esso, anche quando il riferimento è polemico (sull’argomento raccomando di leggere W.Kindermann, che è forse il più grande esperto di questa composizione). Ho letto la Recherche e il resto delle opere di Proust nel corso di molti anni; quindi, il mio punto di vista non è stato sempre lo stesso. Sicuramente, come nelle grandi forme musicali, la Memoria è fondamentale, non solo dal punto di vista dell’argomento ma anche della costruzione formale (cioè: il testo parla della memoria, ma obbliga anche il lettore a ricordare fatti collocati a grande distanza nel testo, un po’ come una Sinfonia di Mahler o nella Tetralogia ).»

A.B. – «Il tempo e la memoria sono, con tutta evidenza, il tema ovvero le architravi della Recherche. Vorrei però ricordare che, secondo la tradizione talmudica, il luogo della salvezza, o potremmo dire il luogo che dà senso alla vita, è il luogo della memoria. A me pare che Proust, figlio dell’ebrea Jeanne Weil, condivida questo pensiero.»

Come è nato il vostro rapporto con Marcel Proust?

G.B. – «Circa trent’anni fa ho deciso che dovevo leggere la Recherche, che fino ad allora mi aveva un po’ intimidito. Ho impiegato molto tempo a leggere Swann, perché la prosa di Proust mi piaceva talmente che non riuscivo ad andare avanti senza rileggere un periodo molte volte….poi mi sono abituato allo stile, e sono arrivato in fondo al romanzo!»

A.B. – «In un’intervista o in un testo su Proust è quasi un obbligo dare spazio ai ricordi: al liceo la professoressa di lettere ci fece leggere alcune tra le più celebri pagine della Recherche. Per conto mio lessi poi “Un amore di Swann”. Rimasi affascinato soprattutto dallo stile della scrittura, che tentai anche di imitare, penso maldestramente (anche la professoressa fu di questa opinione), in un compito in classe. Circa venti anni dopo, mi decisi ad intraprendere la lettura integrale della Recherche, che ho replicato qualche anno fa, e fu come nuotare nell’ oceano a Balbec…»

Cos’è per voi l’Effetto Proust?

G.B. – «Arrivare alle ultime pagine del Tempo ritrovato e provare una gioia enorme, identificandomi con il protagonista al termine del suo enorme percorso di scavo nella memoria.»

A.B.– «La vertigine della memoria.»

Ci saranno altre date, dopo quella di Firenze, per ascoltare la Sonata Vinteuil?

G.B. e A.B. – «Assolutamente sì, ma non le sappiamo ancora…»

(photo credit Alessandro Simonetto)

ALBERTO BOLOGNI

Diplomatosi al Conservatorio Cherubini di Firenze con il massimo dei voti e la lode e ottenuto in seguito il diploma di solista al Conservatorio di Rotterdam. Tra i violinisti più versatili della sua generazione, Alberto Bologni affronta infatti un repertorio solistico e da camera che affianca ai capolavori più noti rarità e riscoperte nonché una nutrita serie di composizioni di autori contemporanei, spesso a lui dedicate o da lui commissionate, esibendosi regolarmente nei maggiori centri italiani ed europei.

Autore del dialogo teatrale “Goldoni e Haydn ovvero dell’arte della conversazione” e de “Il violinista della regina Vittoria”, ha inoltre composto le cadenze ai concerti per violino di Mozart, Haydn, Viotti (n.22) e Paganini (n.1), nonché brani per violino solo, per pianoforte e per quartetto d’archi. Per la Da Vinci Publishing ha pubblicato la revisione delle Études di Kreutzer.

Recentemente è uscita per Carocci la sua monografia sulle Quattro Stagioni di Vivaldi.

Di prossima pubblicazione, sempre per Carocci, una monografia sulla storia del valzer. È direttore del MaDAMM (master in direzione artistica e management musicale) di Lucca. È titolare della cattedra di violino al Conservatorio Luigi Boccherini di Lucca e collabora con alcune università statunitensi e inglesi.

su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCYVW_zRY-rDQhSk56qe_owA

su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/2UFWh0IIz4H6CXjpJsQz1e

GIUSEPPE BRUNO

Giuseppe Bruno si è laureato con lode in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra con i professori Specchi, Zangelmi e Taverna. Ha studiato anche pianoforte con Paolo Bordoni, direzione d’orchestra con Leopold Hager e ha frequentato un seminario di composizione all’IRCAM di Parigi. Esibendosi per diversi anni come pianista in molti ensemble da camera diversi e come brillante solista, Bruno ha suonato con molte importanti orchestre in tutto il mondo e diretto ensemble prestigiosi come Archi della Scala, Orchestra della Toscana, Orchestra Nazionale Ucraina, Filarmonica di Sarajevo.

Ha collaborato con grandi direttori d’orchestra, cantanti, strumentisti e ha partecipato al “Festival dei due mondi” a Spoleto, in Italia, e a Charleston, nella Carolina del Sud. È stato vincitore del premio al Concorso Pianistico Internazionale di Roma nel 1991 e anche nel 1992 al concorso “Viotti” di Vercelli, in Italia, in duo con in duo con il violinista Alberto Bologni.

Ha registrato per Nuova Fonit Cetra, Diapason, SAM, Bongiovanni, Ars publica, Sheva, Ars musici, OnClassical, Da Vinci, nonché per RAI, radio svizzera, radio vaticana e per WDR. Nel 2018 ha diretto la prima italiana dell’opera dimenticata di Liszt “Sardanapalo” al Festival di Lerici.

È attualmente Direttore del Conservatorio “Giacomo Puccini” di La Spezia.

sito: http://www.giuseppebruno.it/

su Youtube:  https://www.youtube.com/user/Sunshinemib

su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/6Hrns9FM7XNT94haw5RS0O

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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