Stella randagia: nella Napoli dove tutto è possibile splende la stella di Piera Ventre
Sinossi
È il 1909 ed Esterina lascia il paese natio in Friuli per lavorare presso la famiglia nobile dei Ribas, a Napoli. All’arrivo è sconvolta dal fermento della città e dallo sfarzo della nuova casa. I padroni – la bella Porzia, l’insulso marito Giacomo, la severa cognata Orsola – le dicono che dovrà occuparsi di Malvina, figlia di Porzia e Giacomo, una creatura fragile e deforme che vive da sempre segregata nella sua stanza.
La bambina, invece, è vivace e intelligente, e dimostra un carattere singolare: sostiene di avere un’amica invisibile, che le annuncia gioie e disgrazie, e di capire i versi degli uccelli.
Ester vorrebbe non crederle, ma nella casa si avvertono sussurri inquietanti e presenze misteriose, e lei stessa è in preda alle visioni del suo tragico passato.
Nonostante il turbamento, Ester impara ad amare Malvina; ma un giorno, l’annuncio dell’arrivo della cometa di Halley, presagio della fine del mondo, getta casa Ribas e tutta Napoli nel caos, e mette Ester di fronte a una scelta drammatica e audace.
Piera Ventre ci porta nella Napoli sontuosa della belle époque, dove il progresso si fonde con la superstizione e le sedute spiritiche convivono con i salotti letterari.
Stella randagia è una storia fiabesca, di riscatto e speranza, in cui la bellezza dell’anima può rovesciare le sorti del mondo e cambiare il destino degli ultimi.
Recensione
Chiunque abbia amato la Napoli di Anna Maria Ortese non può perdersi la lettura di questo romanzo, Stella randagia, ammaliante e misterioso, che colpisce i sensi con la sontuosità di una tavola imbandita.
E non potrebbe essere diversamente, essendo Napoli la città che fa da sfondo alle vicende, accogliendo Ester, una delle protagoniste, con il suo ventre ribollente di suoni, odori e colori.
Siamo agli inizi del Novecento; per Esterina, trentenne arrivata dal piccolo centro friulano di Canebola, l’impatto con la città è frastornante: quell’intrico di vicoli, il continuo vociare, lo sferragliare dei carretti appare eccessivo.
La attrae e la respinge nello stesso tempo: “E la città m’era parsa un intrico impegnativo, un gorgo che avrebbe potuto risucchiarmi. Ne avevo paura, così come avevo paura della casa e l’unico luogo in cui trovare un senso e un ruolo era diventato la stanza di Malvina”.
Di lei ignoriamo all’inizio del libro pressoché tutto, sappiamo solo che il suo compito è quello di prendersi cura di Malvina, la figlia “fuori dal comune” di Giacomo e Porzia, relegata nel chiuso di una stanza per il suo aspetto atipico.
“Una creatura piccola e sottile, la testa oblunga e quasi glabra, la pelle del viso striata di rosso acceso e ruvida, una guancia tempestata da una mappa di papule dure e imporporate, gli occhi mongoli, il naso appena accennato, il mento sfuggente”.
A volerne la reclusione era stato il padre, Giacomo Ribas, un uomo imbruttito nel corpo e nell’anima, che abitava palazzo Spinelli con la moglie, molto più giovane e avvenente di lui, la sorella Orsola, una donna devota alle pratiche religiose, e la madre, Brigida Catapano, allettata e mezza cieca.
Completano la famiglia le due domestiche, Filomena e Marietta, che con il loro intercalare, spesso in dialetto napoletano, sembrano svolgere il ruolo del coro nelle antiche tragedie greche.
Alla notizia che l’arrivo di una cometa avrebbe portato la fine del mondo reagiscono con un certo fatalismo:
“Stiamo tutti sotto al cielo, si dice a Napoli. E forse è ’a vota buona che il cielo ci cade ’n capa. Ma nuje che putimme fa’? Il mondo, signurì, sta diventando un posto sbagliato. Tutto questo progresso, tutti questi cambiamenti a che servono? A niente, s’amma fa’ ’a fine dei surici”.
Il soprannaturale, del resto, era sempre stato un abitante di quel palazzo: Malvina, in particolare, ha i comportamenti più insoliti, sembra parlare con uno spirito.
Pur non uscendo mai dalla sua camera, conserva gli oggetti che via via spariscono dalla casa, le sue parole hanno un tono oracolare.
Verità e finzione appaiono strettamente intrecciate: tutti i personaggi di Strega randagia nascondono qualche segreto, che si rivela man mano nel corso della lettura.
L’autrice è brava nel tener sempre alta la tensione, nell’avvilupparci, pagina dopo pagina, nel mistero che permea quel palazzo.
La scrittura è materica, sensoriale, prende forma dalla sostanza della storia, indugia con ricercatezza nella descrizione degli ambienti e colloca le parti dialogiche soltanto là dove servono. Una scrittura ricercata, aggraziata, che non spreca le parole, le sceglie con cura.
Seguiamo così in parallelo il destino di Ester e di Malvina, che si avvicineranno giorno dopo giorno regalandosi vicendevolmente nuove possibilità di vita.
Un libro dunque che parla di riscatto, di nuovi inizi, quelli che possono nascere dalla condivisione delle proprie ferite.
Alla storia principale si affianca, solo nelle ultime pagine, un altro racconto, ambientato nella seconda metà del Settecento, sempre nel palazzo Spinelli. Non è una mera appendice, leggerlo permette piuttosto di sciogliere certi interrogativi scaturiti dalla lettura della storia precedente.
Qui il fantastico irrompe con ancora maggior forza, gli stessi titoli dei capitoli sono tratti da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile: c’è un’altra bambina murata viva in casa, animali che percepiscono le vibrazioni della natura, fulmini che squarciano l’azzurro del cielo e l’onnipresente Napoli, dove il carnevale va a braccetto con le preghiere, i vivi con i morti.
E noi lettori restiamo stupiti e ammaliati da tanta terribile bellezza.
Titolo: Stella randagia
Autrice: Piera Ventre
Editore: NN Editore
Genere: narrativa italiana, Napoli, mistero e superstizione
Autrice
Piera Ventre è nata a Napoli e vive e lavora a Livorno. Con Palazzokimbo (Neri Pozza 2016) è stata finalista alla seconda edizione del Premio Neri Pozza e ha vinto il Premio Pavoncella.
Sette opere di misericordia (Neri Pozza 2020) è stato selezionato al Premio Strega e ha vinto il Premio Procida.
Le stanze del tempo (Neri Pozza 2021) è stato finalista al Premio Settembrini e al Premio Letterario Chianti.



