Il testimone - Arnaldur Indriđason - ilRecensore.it
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 Il testimone di Arnaldur Indriđason 

Il testimone: un cold case che riporta a galla la rete di spionaggio e i segreti della Guerra Fredda

Da settimane in Islanda non si parla d’altro: in un dirupo sono stati ritrovati i resti del corpo di Skafti, un ragazzo ucciso negli anni Settanta. All’epoca era stato rinchiuso in carcere un uomo che aveva confessato di averlo ammazzato e gettato in mare. La notizia colpisce l’opinione pubblica, convinta che la polizia abbia voluto incastrare un povero innocente.

E Leó, ex braccio destro del detective Konráð allora a capo delle indagini, è tormentato dai rimorsi. Intanto, un altro cadavere viene rinvenuto sulle sponde di un lago. Non si tratta di un turista caduto accidentalmente, come era stato ipotizzato all’inizio, ma di un certo Franklín, un islandese che viveva all’estero da anni. Perché aveva deciso di tornare proprio adesso?

Konráð sospetta che esista un nesso fra questi casi, e le ricerche lo condurranno ai tempi della Guerra Fredda, sulle tracce di misteriosi traffici a bordo di pescherecci russi. Tutti gli indizi sembrano portare verso un’unica pista, che vede coinvolta una pericolosa rete di spionaggio…

Bella l’Islanda. Con i suoi paesaggi ciclopici, lunari, innevati. Natura selvaggia, oceano e ghiaccio, da cartolina. Ma come ci si vive?

L’insuperabile Indriđason, ne  Il testimone, ancora una volta ci offre, al di là del poliziesco impeccabile, uno spaccato della società islandese, simile ma così distante dalla vita delle città europee. 

I suoi gialli si leggono con il piacere con cui si assaggia una torta multistrato: una parte di noir, una parte di storia, una parte di tradizioni, una parte di varia umanità. Ogni cucchiaiata un amalgama di tutti questi strati, un intreccio avanti e indietro nel tempo, una Reykjavík che si modernizza malgrado i suoi problemi sociali, un passato di territorio strategico ambito da potenze straniere e multinazionali.

Il testimone fa parte della serie dedicata all’ex agente di polizia, ormai in pensione, Konráð ed è strettamente correlato al precedente della serie, pubblicato nel 2025, Con la massima discrezione.

A chi fosse appassionato del genere e non avesse ancora affrontato questi due romanzi, si consiglia di seguire l’ordine cronologico.


Konráð è stato un poliziotto corrotto, più per indolenza che per avidità, è in pensione ormai ma si annoia, ha perso la moglie, il rapporto con l’unico figlio è tiepido, ha tempo da vendere.

Tutto questo fa sì che decida di procedere per conto suo su alcune linee investigative che partono da lontano, cold cases che poi si riallacciano al presente, si intrecciano con la sua vita personale, scoprendo verità che avrebbe preferito non sapere.  Konráð, come tutti gli altri personaggi di Indriđason, non viene mai descritto fisicamente, di lui si sa che oltre ad essere in pensione (quindi non giovanissimo), ha una malformazione a un braccio che è leggermente più corto dell’altro.

Questa caratteristica contribuisce al suo carattere schivo, carattere che viene invece ben delineato  (per lui come per i protagonisti delle altre serie dell’autore), dalla trama stessa. Konráð è taciturno, introverso, incapace di dimostrare l’importanza dei legami affettivi che lo legano ai pochi amici, alla moglie, al figlio. E’ un uomo segnato da un’infanzia difficile, come spesso lo sono i personaggi di Indriđason, figli di generazioni di alcolizzati, drogati, violenti. 

Ecco qui un altro strato della torta: accanto alle indagini dell’ex poliziotto, c’è la storia contemporanea sociale dell’Islanda, fatta di alcolismo, omofobia, prostituzione, corruzione, tossicodipendenza.

In particolare l’alcolismo sembra presente in ogni famiglia, un marchio nazionale che ha ridotto uomini e donne a stracci consunti, un pericolo per le famiglie e un peso per la società.

La piaga della dipendenza da alcool in Islanda è stata poi affrontata in tempi recentissimi con piani sociali radicali, portando il paese ad avere attualmente uno dei tassi di abuso di sostanze tra i più bassi d’Europa, ma Indriđason racconta senza indulgenze la storia del suo paese e della sua città

I personaggi sono tutti tormentati, figli di quell’isola vulcanica dalle notti interminabili, dai contrasti netti tra il bianco del ghiaccio e il nero del terreno, con crepacci infidi, venti sferzanti, gelo mortale. 

Altro strato della torta: la storia dell’Islanda contemporanea, terra di frontiera e pescatori, terra di saghe e di vichinghi, isola strategica durante la guerra fredda, resasi indipendente e repubblica poco prima della fine della seconda guerra mondiale ma ricovero per nazisti sopravvissuti alla guerra e centro di spionaggio incrociato da parte degli USA e dell’ex Unione Sovietica, 

Ed è da qui che si dipana la storia, tra spie, vecchie Lada, pescherecci, comunisti, trafficanti di droga divenuti imprenditori, storie vecchie e omicidi recenti, il padre di  Konráð (come detto questo romanzo parte dalla fine del precedente), ricattatore alcolizzato, un’amica sensitiva e una congrega di insospettabili pedofili.

Tutto annaffiato da fiumi di alcol e inserito nella piccola  Reykjavík, paralizzata dal traffico e dai turisti come una qualsiasi grande metropoli, con i suoi sobborghi di casette col giardino e i quartieri di grandi palazzoni anonimi e fatiscenti, piena di bar, ma con una gestione amministrativa da paese dei balocchi.

Il furto, di decenni prima, di una Lada resta impressa nella memoria comune come qualcosa di straordinario, ministri e alti dirigenti dello stato sono contattabili con una semplice telefonata, c’è un ente statale dal nome “Commissione per l’esportazione delle aringhe” che sembra tirato fuori da una storia di Topolino (ma è esistito davvero!), e soprattutto l’incredibile onomastica islandese, per cui tutti si conoscono per nome e il cognome, composto dal nome paterno in maniera diversa per maschi e femmine, viene usato solo in caso di ambiguità. 

L’ultimo strato della torta è il linguaggio di Indriđason. Lucido, sobrio, essenziale, senza sentimentalismi o sbavature, pochissimi dettagli fisici, nessuna descrizione paesaggistica da Ufficio turistico.

Non c’è nessun cedimento ad aggettivi che raccontino la bellezza del paesaggio, nessuna intercessione per le piaghe sociali, per la corruzione o il malfunzionamento di un ente, nessuna concessione a giustificazioni delle azioni passate e presenti dei protagonisti.

Solo il racconto degli avvenimenti in cui  qualsiasi interferenza su spiegazioni psicologiche o sentimentali viene scacciato come una mosca molesta (come fa Konráð, visibilmente infastidito dai tentativi di incursione della sua amica sensitiva Eygló nella sua vita privata).

E’ un linguaggio pulito quasi all’eccesso, dinamico nel suo saltare di decine d’anni da un capitolo all’altro, privo di giudizi e di deviazioni, bello e scarno come le pareti di un ghiacciaio islandese.

Sicuramente questo noir non sarà l’ultimo della serie dell’ex poliziotto Konráð, Arnaldur  Indriđason ci ha abituato ad essere un fiume in piena con i suoi romanzi, tutti meritevoli per le trame ben congegnate, il linguaggio asciutto ed essenziale e il tuffo nei gelati mari del Nord, così esotici per noi mediterranei.

Un autore che è una garanzia di scrittura di ottima qualità all’interno del Noir scandinavo, di cui è uno dei massimi rappresentanti.

Arnaldur Indriðason autore de Il testimone - ilRecensopre.it

Arnaldur Indriðason (1961, Reykjavík) è uno scrittore islandese di diverse serie di romanzi polizieschi. Ha lavorato come giornalista indipendente e come critico cinematografico.

Laureato in storia, ha scritto il suo primo romanzo nel 1997. Ha vinto numerosi premi fra i quali il Glasnyckeln e Gold Dagger. Tra i suoi romanzi pubblicati da Guanda: Sotto la città (2005), La signora in verde (2006), La voce (2008), Un corpo nel lago (2009), Un grande gelo (2010), Un caso archiviato (2010), Un doppio sospetto (2011), Cielo Nero (2012), Le abitudini delle volpi (2013), Sfida cruciale (2013), Le Notti di Reykjavík (2014)

Una traccia nel buio (2015), Un delitto da dimenticare (2016), Il commesso viaggiatore (2017), La ragazza della nave (2018), Quel che sa la notte (2019), I figli della polvere (2021), In silenzio si uccide (2022), La pietra del rimpianto (2023), Muro di silenzio (2024), Con la massima discrezione (2025).

Autore

  • Silvia Chessa

    Ispanista, femminista, ailurofila, non necessariamente in quest'ordine.
    Laurea in lingue e un'altra mezza laurea in biblioteconomia e bibliografia nel tentativo di far incrociare due delle mie fissazioni, lo spagnolo e i libri
    Una vita professionale travagliata, passando da libraia a insegnante. Polemica, inquieta e solitaria, trovo pace nella lettura facendo mia la frase di Daniel Pennac: "Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso".
    Ho tanti sogni nel cassetto. Per adesso nel mio futuro vedo un corso di ballo flamenco.

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