Io e la lepre - ilRecensore.it
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IO E LA LEPRE di Chloe Dalton 

Io e la lepre: l’incontro con una creatura selvatica e la riscoperta di un modo più autentico di abitare il mondo.

Nulla sembra poter accadere, nel cuore di un gelido inverno. La campagna è muta, sommersa dalla neve, le ragnatele congelate sui cespugli, i tronchi incrostati di brina. Eppure qualcosa, tra il folto dell’erba e al riparo dagli sguardi, accade.

È in un giorno d’inverno che Chloe Dalton, professionista in fuga dall’ormai insopportabile frenesia di Londra, si prepara a una lunga passeggiata. E in quel giorno, proprio come nei romanzi, la sua vita cambia per sempre

Lungo il sentiero, un leprotto neonato, non più grande di un palmo, il manto color cioccolato indistinguibile dalla chiazza di nuda terra. L’istinto di sollevarlo per porlo al riparo dai predatori è immediato, così come la paura di procurargli un danno irreversibile, sia pur nel tentativo di salvarlo. E tuttavia quell’atto incerto è un inizio.

Nel nutrire il leprotto, predisporgli un ambiente adatto, informarsi sulle abitudini di questa creatura tenacemente selvatica, il desiderio di Chloe non è di addomesticarlo, ma di essere al contrario il meno presente possibile, di lasciare all’animale tutta la sua libertà. E così, man mano che grazie a lei il cucciolo cresce e dispiega le sue virtù, Chloe impara a superare con la stessa pacata fermezza le proprie difficoltà.

Donna e lepre si trovano coinvolte in un affetto quieto e ostinato, che da loro irradia verso tutte le silenziose meraviglie del mondo naturale: l’incanto della vita che noi non sentiamo e non vediamo più.

Lirico ma mai sentimentale, Io e la lepre è memoir, storia naturale e manifesto per l’ambiente: un invito a creare una relazione di attenzione e rispetto fra gli esseri umani, la natura e tutte le creature che la abitano. Per non essere in mezzo a loro soltanto il più rumoroso – e prepotente – degli esemplari.

Cospicua è la letteratura, soprattutto contemporanea, che racconta dei potenti benefici che possiamo trarre dalla convivenza con un animale domestico, il quale, indipendentemente dalla specie scelta, viene addomesticato dal nostro modo di vivere.

In “Io e la lepre”, l’autrice, Chloe Dalton, ci mostra invece come si possa amare, accudire, allevare un animale senza addomesticarlo, bensì lasciandolo il più possibile libero, senza neanche attribuirgli un nome, prima e potente impronta di una nostra volontà di antropomorfizzare l’esemplare che entra a far parte delle nostre vite.

Il potente e toccante racconto della Dalton si apre con il suo condivisibile smarrimento e con tutte le sue iniziali difficoltà nel cercare di mantenere in vita e di far crescere il piccolo leprotto in cui un giorno si è imbattuta “casualmente” nel viale vicino casa, dato che si tratta di una specie notoriamente selvatica e difficile da gestire.

La lepre, infatti, nel nostro immaginario è presente come esemplare da cacciare e cucinare, oppure viene associata a determinate bizzarre credenze popolari che la mostrano come simbolo di lussuria e fecondità sfrenate, volubilità, perfidia, incostanza e dissolutezza.

Una creatura che, a causa di diversi ed arcani retaggi culturali, può essere insieme sacra e profana, casta e promiscua, portatrice di fortuna e sventura, incarnazione di volubilità, follia e al contempo di mistero e saggezza; tutte le connotazioni negative derivano dal loro essere animali essenzialmente notturni, creature della notte, il cui silenzio, l’udito finissimo e la loro velocità straordinaria conferiscono loro un’aura quasi soprannaturale.

La Dalton, che si ritrova letteralmente tra le mani questo minuscolo cucciolo di leprotto, inizia un percorso di liberazione da tali stereotipi, donandoci dei finissimi ritratti di questi animali che racchiudono brani di autentica poesia, come quando si sofferma ad osservare e descrivere il loro aspetto:

Il suo mantello era un piccolo prodigio di sfumature: un arazzo di toni fulvi, zenzero, caffè e caramello, che mutava a seconda della luce.

Nonostante la mancanza di esperienza dell’autrice e la difficoltà nel reperire informazioni pratiche su come allevare una lepre, il cucciolo sopravvive, cresce, e i due instaurano un rapporto di muta complicità, un legame profondamente libero e sottilmente solido che pagina dopo pagina si fa liricamente commovente.

Il leprotto viene nutrito inizialmente in casa, ma lasciato presto libero di perlustrare il giardino circostante prima e i grandi campi a perdita d’occhio un balzo dopo; cresce e, assecondando la sua natura selvatica, inizia a correre, minacciato dalle insidie dei predatori e delle attività dell’uomo.

Affacciata alla finestra, come una madre che vede allontanarsi il proprio piccolo, la Dalton si sforza tuttavia di celare l’apprensione per la paura che la lepre non faccia ritorno focalizzandosi sull’osservazione della natura e sull’ascolto di se stessa.

Ma la lepre, ormai diventata adulta, torna sempre, e le dona la massima manifestazione di fiducia nel momento in cui decide di partorire la sua seconda cucciolata in casa, dietro una tenda, come a voler garantire ai suoi piccoli la stessa delicata ma potente protezione che le ha permesso di crescere sana e in salute.

E nell’osservazione della maternità della lepre, l’autrice sfata un ulteriore luogo comune che vede questi animali come madri codarde, incostanti e nevrotiche, mentre nell’accudimento dei piccoli questo esemplare si mostra al contrario estremamente tenace, audace, ingegnoso e premuroso.

Anche da adulta, inoltre, la lepre continua ad intrattenere con la sua umana gli stessi giochi e gli stessi piccoli sacri riti di quando era cucciola, e a rivolgerle lo stesso verso sommesso ed indecifrabile, un richiamo segreto ed indicibile tra loro due:

Non le ho dato un nome, non la tratto come un animale domestico e di rado la tocco. E’ lei a stabilire i termini della nostra relazione…. Non ho ancora decifrato il suo  mistero

Grazie ad un linguaggio che sembra dipingere la pagina tanto è ricco di sfumature e capace di pennellare vivide immagini, la Dalton riesce magistralmente a creare un racconto in cui si intrecciano  fluidamente descrizioni di specie animali e vegetali, brani di quotidianità legati alla crescita e allo sviluppo della lepre, riflessioni sul comportamento umano nei confronti della natura e degli animali e sul senso della vita in generale,  addivenendo ad una prosa che sembra poesia, ad un lirismo leggero e palpitante mai eccessivamente sentimentale che pur tuttavia sa smuovere potentemente le corde dell’emotività.

Mi resi conto di quanto fosse povero il mio vocabolario per descrivere i colori e di come si esaurisse rapidamente di fronte alle infinite sfumature della natura

Ma l’osservazione accurata dell’evoluzione dell’aspetto e dei comportamenti della lepre non rimane confinato ad un brano di letteratura romanzo-scientifica, bensì serve all’autrice per giungere a tutta una serie di riflessioni intime sui profondi cambiamenti che questo cucciolo ha portato nella sua vita, spronandola a chiedersi – e a chiedermi – quanto della vera natura degli animali ci sfugga a causa dei limiti dei nostri sensi e della nostra capacità di osservazione.

Concentrata nel tutelare la crescita del leprotto, l’autrice si rivela infatti progressivamente un’esaminatrice attenta ed intenta della natura e delle specie che a vario titolo possono attentare alla vita del cucciolo, diventando una sorta di custode segreta dei ritmi della natura che la circonda.

Non mi ero mai soffermata ad osservare lo schiudersi delle gemme, il passaggio stagionale degli uccelli, i rituali immutabili e i ritmi silenziosi della vita nei campi

La convivenza con la lepre la induce a cambiare anche e soprattutto il suo stile di vita, facendole scoprire una dimensione di lentezza, ciclicità, inesorabilità e soprattutto Amore che prima le era preclusa da un ritmo di vita frenetico e veloce.

Ecco che il racconto diventa quindi il tracciamento più o meno consapevole di un percorso, un viaggio interiore verso la comprensione profonda di sé e delle proprie vere necessità, spesso occultate da quelli che ci sembrano bisogni ma che in realtà sono futili ma ingombranti orpelli che ci impediscono di accedere alla parte veramente autentica di noi. 

Vorrei una maggiore consapevolezza del fatto che proteggere ed apprezzare la natura significa anche rispondere a bisogni profondi che spesso dimentichiamo di avere. Sotto l’influenza silenziosa della lepre, i miei desideri si sono semplificati.

Se dunque all’inizio della storia è l’umano a salvare l’animale, alla fine le parti si invertono, in quanto questa creatura fedele ma sfuggente, forte ma snella, misteriosa ma coerente, conduce l’autrice verso il fine cui tutta l’umanità dovrebbe tendere, vale a dire la profonda e reale conoscenza di sé. 

Non avrei osservato la mia vita da una prospettiva diversa né riflettuto su ciò che potrei ancora diventare e su ciò di cui, forse, non ho davvero bisogno.

Ma al di là di questo apparentemente semplice ma estremamente dirompente messaggio, la vera potenza del libro risiede nella capacità di penetrare e smuovere il nocciolo della nostra emotività profonda, evocando nella figura della lepre, nel rapporto con essa, nelle sue abitudini e nel ciclo della natura e della vita, la vera connessione panica del tutto, la meraviglia di essere tutti interconnessi, la magia si sentirsi immanenti nel nostro mondo. 

Affinché, nello specchiarsi nell’occhio enigmaticamente argenteo di questa arcana creatura non ci perdiamo come Narcisi,  ma al contrario troviamo la strada libera, ventosa, distesa e profumata verso il reale e profondo sviluppo di noi stessi

Chloe Dalton è una scrittrice, consulente politica ed esperta di politica estera inglese.

Ha lavorato per oltre un decennio al Parlamento britannico e al Foreign and Commonwealth Office.

Io e la lepre è il suo libro d’esordio, pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2026.

Autore

  • Francesca Vaselli

    Sono Francesca e sono nata e cresciuta nei campi di Campo, un paesino pisano nei cui ampi spazi aperti, per l’appunto, ho iniziato sin da bambina a correre, a rubare i grappoli d’uva, a graffiarmi nei rovi di more e ad immaginare e fantasticare tante vite possibili, tante quante i libri che da sempre viaggiano con me. Libri di tutti i tipi, formati, generi e gusti, con una predilezione per i grandi classici russi e francesi, da leggere anche in lingua originale. 

    Volevo diventare pittrice ma non so disegnare una riga diritta, quindi mi sono data alla teoria, e dell’Arte ho fatto l’altra mia passione. Mi diletto a raccontare quello che un’opera figurativa mi trasmette, con parole il più possibile semplici ed evocative. Perché non tutti siamo critici d’arte ma ognuno di noi può essere trasportato da un’immagine, da un colore, da un gesto o da uno sguardo verso qualcosa di più profondo ed autentico. 

    Mi piace cucinare, mangiare e bere bene, ma sono allergica alle melanzane, all’anice e alla Tachipirina.

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