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Effetto Proust: 11- Un amore di Swann

Un amore di Swann: Il laboratorio dell’amore secondo Proust

La seconda sezione di Dalla parte di Swann spesso viene definita “un romanzo nel romanzo”  perché il narratore narra cose che non ha visto o vissuto e questo porta ad una narrazione in terza persona, che rende queste pagine un’insolita evasione dal monologo della Recherche.

De Fallois lo definisce «un Proust per coloro che non hanno tempo di leggere Proust», ossia un concentrato dei temi che formano lo scheletro della cattedrale.  Il protagonista indiscusso è Charles Swann, lo stesso Swann delle visite a Combray alla famiglia di Marcel, ma il tempo della storia ci fa spostare quindici anni indietro rispetto all’età infantile evocata nella prima parte.  

Un amore di Swann è una sorta di prequel che ci farà conoscere come si sono conosciuti i genitori dell’enigmatica Gilberte che ha affascinato il piccolo Marcel nel sentiero dei biancospini, ma soprattutto è un’anticipazione dell’amore così come lo vivrà il narratore diventato adulto.

Un amore di Swann è il luogo in cui Proust presenta le sue leggi generali dell’amore.

Charles Swann (a cui dedicheremo in seguito un’imperdibile puntata) è una sorta di doppelgänger del narratore, ma vent’anni prima. È la rappresentazione dellagrazia, dell’eleganza, dell’amore per l’arte, della gentilezza; il suo nome è “bianco”, perché evoca quello del cigno, con l’aggiunta di una enne. Quasi un cigno con un’ala in più. 

La redingote, il monoloco, gli occhi verdi, Swann è un raffinato collezionista d’arte accolto nei salotti dell’alta aristocrazia. Amato dalle donne, seduttore, potrebbe ambire a contesse o alto-borghesi, invece sceglie lei: Odette de Crecy, una cocotte, una donna dal passato incerto e dalle ambizioni sociali sfrontate. Ma le notazioni dei vari personaggi, e anche di noi lettori, che ci domandiamo come abbia potuto innamorarsi di una donna che non lo merita, ma 

«la saggezza della gente non innamorata a cui pare che un uomo di spirito dovrebbe essere infelice solo per una persona che lo meriti; pressappoco è come stupirsi che uno si degni di ammalarsi di colera a causa di un essere così piccolo come il bacillo virgola».

La lunga sezione intitolata Un amore di Swann è un monumento all’insondabile incomprensibilità di questo sentimento.

La prima “legge dell’amore” che ci sorprende è che non vi è alcun colpo di fulmine. Per parecchio tempo Odette non suscita alcuna attrazione in Charles Swann, che la trova quasi anonima, non perché non bella, ma perché dotata di una bellezza che non gli suscita desiderio. Affinchè questo nasca, è necessaria una “duplicazione”  artistica di Odette. Quando Swann va a trovarla a casa, lei non stava molto bene e non aveva avuto il tempo di prepararsi come solitamente faceva per le serate dai Verdurin. 

«Lo ricevette in una vestaglia di crêpe de Chine color malva, trattenendosi sul petto, come un mantello, uno scialle sontuosamente ricamato. In piedi accanto a lui, lasciando fluire lungo le guance i capelli che aveva sciolti, piegando una gamba in un atteggiamento quasi di danza per potersi curvare senza fatica sull'incisione che guardava, inclinando il capo, con i suoi grandi occhi, così stanchi e imbronciati quando lei non si animava, colpi Swann per la sua somiglianza con quella figura di Sefora, la figlia di Ietro, che si vede in un affresco della Cappella Sistina». 
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Non è un’immagine che suscita il desiderio di Swann, ma la comparazione fra due immagini. L’immagine di Sefora fa subire la prima metamorfosi ad Odette, che lungo tutta la Recerche ne attraverserà tante altre. 

Oltre la pittura, l’altro agente mediatore dell’amore di Swann, era stato un brano musicale: la piccola frase della Sonata Vinteueil (di cui ci siamo occupati qui).

Queste anticipazioni della passione troveranno la definitiva conflagrazione attraverso la vera causa dell’amore: la gelosia. Sì, Proust inverte la relazione di causa-effetto fra amore e gelosia!  Il sintomo di quella malattia inguaribile che per Proust è l’amore fu solo quando una serata in cui lui arrivò in ritardo nel salotto dei Verdurin, lei era già andata via. 

Lui allora costrinse il cocchiere a girare per tutta la città, nei posti in cui lei avrebbe potuto trovarsi. L’assenza di quella donna che gli era indifferente, gli provocò un “bisogno ansioso”, che divenne malattia manifesta la notte in cui, passando sotto casa di Odette, vide le finestre della camera da letto illuminate. Inizia così il tormento di Swann, a cui si accompagna la gelosia retrospettiva: lui vuole sapere tutto, anche i particolari più scabrosi del passato di Odette.

Ne La prigioniera, Proust dirà che l’amore è un male incurabile, ma è proprio nell’impossibilità di possedere l’interezza della persona, la sua “essenza”, che risiede l’origine dell’amore.

Generato dal desiderio e mantenuto dall’angoscia della gelosia. Swann finirà per sposare Odette quando avrà smesso di amarla, quando avrà visto senza infingimenti ciò che finora l’illusione aveva travestito. In lui, esaurita la spinta della gelosia, che è una forma mascherata della volontà di conoscere, si appanna l’impulso vitale. 

«E dire che ho sciupato anni della mia vita, ho desiderato di morire, ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo».

Un amore di Swann è davvero un Proust in scala ridotta: il ritratto satirico del “piccolo clan” dei Verdurin, l’amore inteso come malattia e quindi descritto come un’analisi clinica, l’ironia sugli atteggiamenti mondani profondamente stupidi, il tormento per l’impossibilità di possedere l’oggetto del desiderio.

Nonostante sia la narrazione del grande amore di Swann, della donna che sposa, di quella che gli ha rovinato la vita, Proust non intitola questa sezione L’amore di Swann, ma usa l’articolo indeterminativo, perché in fondo ciò che conta non è questa o quella donna, ma mostrare la fenomenologia dell’amore, una sorta di vademecum che ci servirà nel prosieguo dell’esplorazione della Recerche.

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(Jeremy Irons nel film “Un amore di Swann” di Volker Schlöndorff,  1984)

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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