Effetto Proust - ilRecensore.it
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Effetto Proust – Chi ha paura di Marcel Proust?

La lunghezza

Robert Proust scrisse: «La cosa triste è che le persone devono essere molto malate o devono essersi rotte una gamba per avere la possibilità di leggere la Recherche». Quando si dice: Fratelli-Coltelli!

In effetti il caro Robert, medico come il padre, forte ed energico sportivo ben lungi dal malaticcio ed ipocondriaco fratello, espresse una verità: l’opera del fratello maggiore avrebbe sicuramente trovato nella sua lunghezza un ostacolo per la sua diffusione. Tuttavia, e per nostra fortuna, Robert non si fece intimidire e si occupò di pubblicare la parte della Recherche che Marcel non aveva fatto a tempo a revisionare.

 

Una piccola notazione personale: ho iniziato a lavorare ad Effetto Proust quando mi trovavo a casa a causa di un piede rotto, quindi Robert aveva le sue ragioni. Senza correre dagli ortopedici, tuttavia, chi vuole iniziare con noi questo viaggio nelle 3724 pagine dell’opera proustiana, deve dedicare del tempo a se stesso. Infatti proprio questo significa entrare nell’œuvre cathédrale di Proust: decidere di sospendere anche per una mezz’ora al giorno il mondo esterno, entrare in sintonia con una voce, che all’inizio apparirà lenta, lontana, quasi impastata, ma pagina dopo pagina diventerà un respiro, un ritmo amico. Sarà la voce che ci condurrà alla scoperta di un tempo “altro”.

Marcel Proust -À la Recherche du temps perdu - ilRecensore.it

Capiremo che il tempo ritrovato non è solo quello di Marcel – io narrante, non Marcel Proust (mettiamo subito le cose in chiaro!) – ma è il tempo che ogni lettore ritrova in se stesso.

L’Effetto Proust è connaturato alla lunghezza, senza di essa non potrebbe verificarsi. Alla lunghezza e alla lentezza.

La lentezza

Nelle Lezioni americane, Italo Calvino elogiando la rapidità mette in guardia da farne un idolo: «Con questo non voglio dire che la rapidità sia un valore in sé: il tempo narrativo può essere anche ritardante, o ciclico, o immobile…Questa apologia della rapidità non pretende di negare i piaceri dell’indugio». Avrebbe dovuto leggere queste pagine di Calvino il caro Monsieur Humblot, della casa editrice Ollendorf, che respinse il manoscritto della Recherche con questa breve nota: «Sarò particolarmente tonto, ma non riesco a capire come questo signore possa impiegare trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno».

Trenta pagine, è vero. Nelle quali non succede praticamente nulla.

Un’altra casa editrice a cui Proust aveva fatto recapitare il primo volume del suo romanzo, la Fasquelle, rispose manifestando tutta l’incomprensione per un testo che sembrava, a conti fatti, senza capo né coda: «Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto – dopo infinite desolazioni per gli sviluppi insondabili in cui ci si deve sprofondare ed esasperanti momenti d’impazienza per l’impossibilità di risalire alla superficie – non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? – Impossibile saperne e dirne nulla».

Direi che Monsieur Humblot e l’ignoto correttore di bozze della Fasquelle sono state le prime vittime dell’effetto Proust. La terza vittima illustre sarà André Gide, che per conto della casa editrice N.R.F. liquidò Dalla parte dei Swann, come il delirio di un “mondano dilettante”. Va detto, per dovere di cronaca, che l’anno successivo Gide scrisse una bella lettera a Proust, dichiarando che «Aver rifiutato questo libro rimarrà il più grave errore della N.R.F. – e (poichè ho la vergogna di esserne in gran parte responsabile) uno dei rimpianti, dei rimorsi cocenti della mia vita».

Perdonando Gide, mi soffermerei invece sugli esasperanti momenti di impazienza, provati non solo dal redattore della Fasquelle, ma da tanti lettori che non riescono a superare le prime trenta pagine. Questa impazienza è unita al sentirsi persi, ingarbugliati da quel periodare apparentemente privo di direzione narrativa; è l’inizio dell’effetto Proust.

Proust vuole fare accomodare il lettore a fianco a lui, nel letto in cui si rigira nella semi-incoscienza. Il narratore, nel dormiveglia, non sa dove si trova e, cercando punti di riferimento, vede sfilare davanti ai propri occhi chiusi tutte le camere da letto in cui ha dormito nella sua vita. Vediamo apparire Balbec, Combrai, Parigi, Tansonville.

Il lettore è spaesato (spesso anche infastidito) perché Proust opera una “rivoluzione copernicana” narrativa.

Come nota efficacemente Bernard de Fallois, mentre  nei romanzi pre-proustiani era l’individuo ad affrontare e scoprire il mondo, ad attraversarlo con le sue esperienze, nella Recerche è il mondo a ruotare intorno all’io narrante, alla sua coscienza. Entrare nell’opera significa spogliarsi, lentamente, della coscienza ordinaria, ridiscendere dentro uno stato semi-cosciente attraverso un ritmo sussurrato, ipnotico, a cui bisogna pian piano adattarsi.

Effetto Proust. la lunghezza e la lentezza

La lentezza nella scrittura si attua attraverso un periodo ricco di subordinate. La lunghezza delle frasi di Proust è leggendaria e fa parte del suo mito. Studi filologici hanno mostrato che le frasi di Proust, nella rielaborazione dei propri dattiloscritti e bozze di stampa, si sono allungate. Ciò indica una precisa volontà di rallentare il ritmo di lettura.

In Sodoma e Gomorra, si arriva al periodo lungo 931 parole (853 nella traduzione italiana). Sì, avete capito bene: 931 parole prima di arrivare ad un punto.

Il messaggio è chiaro: Proust esige dei lettori maratoneti. Un divertente libro di Nicolas Ragonneau, Il proustografo, ha calcolato che occorrerebbero da 127 ore e 47 minuti a 133 ore per leggere il capolavoro proustiano. 

Dobbiamo quindi rassegnarci ad avere paura della Recherche? La risposta è: no.

In un’intervista del 2017, Emmanuel Carrére ha sorprendente parlato delle rapidità di Proust: «Proust, trovo che suona sempre giusto, anche se le sue frasi sono incredibilmente ingarbugliate. Ha una particolarità, per me: nonostante la proverbiale lunghezza delle sue frasi, della loro complessità grammaticale, io trovo che Proust è un autore molto rapido. È un autore che va sempre al dunque, come se, nonostante tutto, visto quel che aveva da dire, avesse trovato il modo più rapido di farlo. Quello che ha da dire è complicato, quello che ha da dire è fluttuante, deve passare attraverso una serie di tappe, ma non trovo che la tiri in lungo, che diluisca. Il risultato è abbastanza spiazzante».

Fidiamoci di Carrére. Marcel va sempre al dunque, stiamogli accanto.

Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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