Il mare infetto: un horror lovecraftiano sul mare che divora, muta e rivela il lato oscuro dell’umanità
Sinossi
Dopo un devastante terremoto al largo della Corea del Sud, Seo Mu-yeong rimane intrappolata a Haewon, un villaggio isolato di pescatori dove il misterioso morbo del Mare dell’Est sta trasformando gli esseri umani in creature deformi e marcescenti.
A poco a poco, le risorse iniziano a scarseggiare e il villaggio, pervaso dall’odore di pesce putrido e dalla disperazione, è ormai in quarantena permanente. Mu-yeong, diventata una cacciatrice di infetti, si guadagna l’odio degli altri abitanti per la sua freddezza. Finché una mattina conosce Ha U-jin, un enigmatico ricercatore che decide di sfidare i divieti di ingresso nel villaggio per studiare l’epidemia. Il suo arrivo innesca una reazione a catena inarrestabile, che porterà alla luce l’oscura verità celata dietro la malattia.
Kim Bo-young rende omaggio alla scrittura di H.P. Lovecraft, con un romanzo horror che affonda nelle profondità dell’animo umano e nell’inquietudine dell’ignoto.
Recensione
Il mare infetto è uno dei titoli proposti da ADD editore nella sua nuova collana dedicata all’horror e al weird asiatico, una piccola e immensa gioia per chi come me ama questo genere e si sta appassionando sempre di più alla cultura asiatica nelle sue mille sfaccettature
L’autrice, Kim Bo-Young, è un nome noto a livello internazionale per le sue opere letterarie che viaggiano sui binari delle atmosfere orrorifiche ma soprattutto della fantascienza e dopo questa lettura posso dire che ha totalmente conquistato anche me. Capisco perché è una delle autrici più importanti della Corea del Sud e non vedo l’ora di recuperare anche l’altro suo titolo edito sempre da ADD editore: L’origine della specie.
Il mare infetto è un chiaro omaggio alle opere di H.P. Lovecraft – come ci racconta l’autrice che si è trovata a confrontarsi con una richiesta inattesa e apparentemente fuori dalla sua comfort zone – ma da subito trascende la sua derivazione lovecraftiana per diventare altro da sé. Kim si informa, studia ma non si limita a riscrivere e copiare, va oltre rendendo la storia sua, personale, coreana.
Il suo stile – tradotto mirabilmente da Giulia Donati – è pulito, diretto, asciutto a tratti, ma fortemente cinematografico. Dipinge con rapide pennellate uno scenario da incubo trasformando la cittadina costiera sudcoreana di Haewon in uno scenario da incubo ma anche in un luogo che mixa perdita e redenzione.
Le ambientazioni sono poche ma essenziali. A partire dalla stazione del treno di Cheongnyangni dove ha inizio la storia, dove i destini della protagonista Seo Mu-yeong e della nipotina Hyeon-i si intrecciano con quello di Yun-hui, una donna intrappolata in un matrimonio violento.
Subito emergono dinamiche e intrecci relazionali che saranno fondamentali per lo sviluppo narrativo della storia. Qui, nel giro di pochi minuti, una molteplicità di esistenze vengono travolte e stravolte per sempre. Basta una decisione sbagliata per finire nel cuore pulsante dell’incubo: un terremoto con maremoto che cambia in modo definitivo e devastante una cittadina costiera e tutta la sua struttura sociale.
Haewon con le sue coste, con le sue acque tumultuose e vischiose come quelle di una palude corrotta, con le sue spiagge ricoperte di plastica, rifiuti e carcasse marcescenti di pesci in decomposizione, con le sue stradine che si inerpicano sul pendio della montagna, con le sue case distrutte e i negozi abbandonati e fatiscenti è il centro nevralgico della trasformazione.
La vediamo prendere forma pagina dopo pagina davanti ai nostri occhi e siamo lì al centro della scena: chiusi dentro le imposte che fungono da confinamento per gli infetti, nella chiesa dove la domenica sembra vigere una sorta di normalità, all’ospedale Sarang l’unico in grado di ricoverare i malati.
Vediamo l’isola mostruosa ergersi davanti a lei, dopo il terremoto, come un leviatano misterioso e foriero di morte, sentiamo il tanfo dell’acqua stagnante e limacciosa, delle alghe e degli animali morti, sentiamo l’umidità che si attacca alla pelle ed entra nelle ossa, percepiamo la paura e l’inquietudine che striscia silente lungo i muri, sui ciottoli, tra le crepe.
Con poche descrizioni Kim ci fa vedere e sentire come se stessimo guardando una serie TV (e io un po’ Mu-yeong me la sono immaginata interpretata da Song Hye Kyo o Jeon Do Yeon), è tutto così vivido e tangibile senza bisogno di fronzoli inutili o di allungare il brodo e questo è anche il fascino di questa lettura che rispecchia il modo espressivo coreano che tende a eliminare il superfluo a favore dell’essenziale.
Il Morbo del Mare dell’Est è il protagonista silenzioso di questo romanzo.
È misterioso, difficile da decifrare. Non se ne conoscono appieno le cause e perché sembra essere limitato alla cittadina di Haewon e alle sue coste. Come si diffonde davvero il contagio è un altro mistero a cui le autorità non sembrano realmente interessate. Solo leggendo il lettore potrà capire da dove nasce realmente e quale sia davvero la sua portata, solo alla fine avrà la risposta che cerca.
Ma anche se le domande sono molte una cosa è da subito chiara: questa epidemia così circoscritta mostra in modo lampante l’ipocrisia della società e di chi governa. Quando qualcosa non frutta soldi o non rappresenta una minaccia su scala globale meglio limitarsi a soluzioni di comodo e chiudere gli occhi nascondendo il problema sotto il tappeto
E così anche se il mondo ogni tanto punta i suoi riflettori lì dove fa più male basta sviare il discorso e dare qualche contentino per andare avanti.
Haewon si ritrova così, tre anni dopo quella maledetta eruzione del vulcano sottomarino con il suo maremoto, a vivere in una dimensione e in un tempo sospesi. La sua struttura sociale si rimodula e si trasforma sulla base della situazione. Gli organi di controllo diventano repressivi e gli infetti – il cui aspetto mostruoso, deforme e ripugnante diventa un monito e qualcosa da cui rifuggire – si pongono in cima alla piramide sociale. Famiglie intere si ritrovano divise, chi non è malato o non ha ancora sviluppato sintomi gravi si trova costretto a avere a che fare con chi ormai ha perso la sua umanità. Non c’è possibilità di scampo e redenzione o forse c’è una via di fuga inattesa e terrificante…
Ma qui nasce un’altra riflessione che si fa strada pagina dopo pagina, avvenimento dopo avvenimento: chi sono i veri mostri?
Quelle strane creature che alcuni abitanti giurano di aver visto venire dal mare dopo l’esplosione sottomarina, i malati che si ritrovano intrappolati in un corpo bestiale o gli uomini che sono rimasti e sembrano arrogarsi il diritto di decidere cosa sia giusto e cosa no?
C’è davvero una linea di confine o le realtà si possono fondere tra loro dando vita a qualcosa d’altro?
Non sarò io a darvi la risposta, lascio a voi il piacere di dare la vostra interpretazione e questo penso sia un dono di questa lettura. Ma vi chiedo: quanto il diverso spaventa e perché spaventa?
Da questa prospettiva questa lettura mi ha ricordato un po’ la serie sudcoreana Happiness, dove una misteriosa epidemia zombie trasforma l’universo sociale di un complesso di condomini (uno in particolare) nello specchio della società nella sua globalità. Perché quando le cose sfuggono al nostro controllo e l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento l’umanità perde di vista la sua bussola morale e la natura anche più crudele non tarda a emergere.
Lo vediamo con il direttore del Sarang ma soprattutto con il personaggio di U-Jin, un ricercatore di Seoul che si reca a Haewon incurante dei pericoli e della quarantena solo spinto dalla sua sicumera e dalla voglia di portare al mondo una sua testimonianza e che finisce per essere vittima della sua arroganza e di un orrore cosmico che va oltre la sua umana concezione. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino verrebbe da dire.
I personaggi di fatto sono pochi ma sono sufficienti a tenere in piedi l’impianto narrativo senza sbavature.
Ed è interessante notare che le figure che muovono la storia siano tutte donne: Seo Mu-yeong, Yun-hui e Hyeon-i. Ne emerge un universo in cui l’istanza femminile diventa il baluardo della resistenza, la forza creatrice della vita e della speranza anche quando quest’ultima sembra ormai morta e sepolta da tempo.
Mu-yeong e Yun-hui sono l’emblema della resilienza nelle sue mille sfaccettature: l’una, dopo la perdita, si adatta e diventa una cacciatrice di infetti, un organo delle autorità; l’altra trova nella nuova vita e nelle creature abissali una nuova famiglia ma non dimentica mai davvero le sue radici. Di entrambe sappiamo poco ma ci sembra di conoscerle da sempre, di non aver bisogno di sapere altro perché le possiamo immaginare potentemente vive e reali davanti a noi. Sono due facce della stessa medaglia.
Per quanto riguarda gli infetti sono delle figure di contorno fondamentali per dare tridimensionalità alla storia.
Sono protagonisti silenti ma potenti del racconto, mano a mano che la malattia progredisce diventano altro da sé e diventano sempre di più qualcosa di nuovo, qualcosa che incontra il popolo antico emerso dal mare.
Capiscono che hanno solo un modo per sopravvivere e seguono la corrente del mare e della vita.
Ci dimostrano come l’essere umano ha dentro di sé un fortissimo spirito di adattamento anche se questo implica trasformare radicalmente il proprio modo di vivere e la propria società creando nuove regole e nuove traiettorie.
Per quanto concerne il mostro non posso dirvi niente. È presente? Non esiste? Lo incontrerete o è assente? Lo scoprirete leggendo il romanzo fino a che punto Il mare infetto è debitore nei confronti di Lovecraft.
Quello che posso dirvi è che questo romanzo in sole 144 pagine crea un piccolo universo che se ne sta lì tra quel mare infetto e mortale e un villaggio che si aggrappa con le sue fondamenta e con le unghie e con i denti dei suoi abitanti alla montagna per non sprofondare davvero.
Le descrizioni degli infetti, della natura, della malattia, del popolo antico venuto dal mare, degli animali deformi sono vividissime e non fanno sconti, non lasciano nulla all’immaginazione ma non sono l’elemento che crea davvero il terrore nella storia.
A inquietare, spaventare è altro: la componente umana, la consapevolezza a cui arriva la protagonista alla fine del suo viaggio. Quando il velo che nasconde le ipocrisie cade allora la verità emerge nella sua brutale e terrificante realtà ed è allora che l’orrore si fa dirompente e ti spacca l’anima e le ossa.
Ho già accennato al viaggio che fa la protagonista; ma non è un viaggio fisico, è una presa di coscienza, è la capacità di vedere le cose davvero come sono e di decidere quale sarà il proprio destino.
Mu-yeong non è un’eroina, non vuole esserlo, non cerca di porsi sopra gli altri o di emergere. È profondamente umana per questo è totalmente facile immedesimarsi con lei. E come lei è Yun-hui. Anche lei è semplicemente una di noi e come noi sceglie e ne paga lo scotto.
Ho apprezzato molto questo aspetto del romanzo.
I temi li avete intuiti, ma un focus importante è sulla famiglia che anche quando non c’è è sempre presente e lo dimostrano Mu-yeong e Hyeon-i con il loro legame viscerale e Yun-hui in un modo che lascio a voi scoprire.
Ho apprezzato molto anche il cambio temporale della storia – un prima, un durante e un dopo – e il fatto che il finale rimanga aperto e chiuso insieme dimostrando che forse certi orrori non potranno mai essere davvero cancellati o che forse si incollano dentro di noi e non ci lasciano via di scampo. Questa storia inizia ma mi finisce è uno spazzato di esistenza che sta lì e richiede attenzione e devozione.
Il mare infetto è il romanzo ideale per chi non ne ha mai abbastanza della derivazione lovecraftiana ma allo stesso tempo cerca qualcosa di diverso e coinvolgente.
Non posso che consigliarvi di mettere Il mare infetto sotto l’albero vostro o di chi ama la bella letteratura.
Titolo: Il mare infetto
Autrice: 김보영 Kim Bo-Young
Editore: ADD Editore
Genere: Horror
AUTRICE
Kim Bo-young 김보영 (1975) è una delle autrici di fantascienza più importanti della Corea del Sud.
Lodata da registi del calibro di Bong Joon-ho (premio Oscar per Parasite), è stata consulente per la scrittura del film Snowpiercer.
Ha vinto tre volte il Premio per la letteratura di fantascienza sudcoreana ed è stata selezionata per il National Book Award nel 2021 per la raccolta di racconti L’origine delle specie, che Add editore ha pubblicato nel 2023.



