La fine della frontiera - ilRecensore.it
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La fine della frontiera di Daniele Pasquini

La fine della frontiera: il tramonto del West tra sogni infranti e destini perduti

Nel 1861 l’Italia è una nazione appena nata e l’America promette un futuro infinito. Dante Niccolai, giovane carrettiere toscano rimasto orfano, lascia la propria casa per accompagnare la famiglia Ferrini al porto di Genova e decide di imbarcarsi con loro per il Nuovo Mondo, inseguendo il miraggio di una vita migliore.

Tra lui e Adele Ferrini nasce un rapporto epistolare fatto di promesse e attese, ma l’immensità del continente li divide: Dante vaga per anni nel cuore dell’America, mentre Adele trova fra i cheyenne una nuova identità. Le loro vicende si legano alla Storia e alle peripezie di Carlo Di Rudio, rivoluzionario mazziniano scampato alla ghigliottina e ai lavori forzati, che sceglie il West come ultima trincea.

E mentre l’offensiva dei bianchi culmina nella leggendaria battaglia di Little Bighorn, simbolo della resistenza indiana, un intreccio di colpe, tradimenti e violenza – che porta il nome del feroce Iron Jack – unisce i destini di Dante, Adele e Carlo.

La fine della frontiera è un romanzo storico e d’avventura, dove le esistenze erranti dei protagonisti si stagliano sul tramonto del mito del West. Con la voce limpida di chi racconta storie davanti a un fuoco, Daniele Pasquini ci ricorda che la vita è una grande battaglia persa, ma quando il cuore corre come un cavallo al galoppo possiamo solo montare in sella e partire. 

“Sai” rispose la ragazza “gli americani mica esistono. Sono tutta gente che è arrivata lì come ci arriviamo noi. Poveri o fuggiaschi, mica tanto di più. 

La fine della frontiera di Daniele Pasquini, edito NN Editore, è un romanzo che racconta il disgregarsi del mito del West.

È un libro che raccoglie, tra le sue pagine, numerose storie. Storie che, inizialmente, sono separate, scisse una dall’altra geograficamente ed eticamente; storie che poi si uniscono, come se fossero tra loro destinate, su di un campo di battaglia in cui risuona l’eco degli scontri, delle urla, della vittoria.

Per un giorno erano stati immortali. 

Pasquini delinea una narrativa corale che parte dal 1861 e racconta un rivoluzionario manziniano realmente esistito, Carlo Di Rudio, e un giovane ragazzo rimasto orfano improvvisamente, Dante Niccolai. I due non potrebbero essere più diversi: marito e padre ricco di ideali e pronto all’azione, il primo; mite lavoratore ancora agli albori della sua esistenza, il secondo.

Partono da luoghi diversi, il Regno Unito e l’Italia, ma arrivano, attraverso peripezie più o meno rocambolesche, in quello che viene definito il Nuovo Mondo, nelle terre che diverranno poi gli Stati Uniti d’America.

… aveva viaggiato per il puro gusto di smarrirsi, di perdersi nel nulla per scoprire cosa avrebbe trovato.

 
La fine della frontiera è un romanzo sulla perdita e sul perdersi in senso ampio. La narrazione procede, con un taglio quasi cinematografico, riassumendo fatti ed eventi realmente accaduti e incastrandoli perfettamente all’interno delle esistenze dei protagonisti.

Tuttavia, sia Dante sia Carlo, così come Adele, altro personaggio che acquista spessore soprattutto da un certo punto in poi, si trovano prima o dopo in balia di onde e di naufragi, veri o simbolici. 

… “Si è fatto tardi”. Avrebbe voluto dire “Mi aspettano a casa ma avvertì un senso di vuoto, e in pancia il borbottio delle parole rimangiate.

Il lutto per la perdita improvvisa dei genitori è un peso che Dante si porta addosso, ancorato ad ogni carretto che aggiusta durante il suo percorso, avvinghiato alle sue viscere. 

C'era ancora del pane, l'ultimo infornato da sua madre. Lo affettò, si sedette di fronte al camino e rimase lì a mangiarlo, una fetta dopo l'altra, masticando ogni boccone con estrema lentezza, e solo quando lo ebbe finito e il fuoco fu di nuovo spento si accorse di aver pianto.

Un peso che va aumentando con un senso di solitudine e smarrimento che si intensifica, scelta dopo scelta, in un non sapersi più trovare.

Non è sufficiente aver attraversato un oceano, aver trovato un impiego, aver costruito legami: alla fine, Dante è solo, vittima delle sue stesse scelte, carnefice di un destino che si è costruito impilando mattoni crepati dall’interno.

Rimase a pensare alle scelte che aveva fatto, senza rendersene conto, e capì che un uomo non è altro che la somma delle decisioni che prende. Provò di nuovo paura, perché si rese conto di essersi smarrito, di essere circondato dai tronchi degli abeti rossi, su un monte, di notte, senza alcuna luce, e sentì che non esisteva un terrore più grande. Si voltò di nuovo verso l'indiano. “Ho paura di essermi perso. Questa è la paura più grande”.

A fare da sfondo alle esistenze di questi due uomini e non solo, un territorio teatro di tumulti, dove chi c’era prima deve lottare con chi è arrivato dopo.

I due schieramenti procedono, chi in maniera organizzata chi attraverso battaglie improvvisate e spinte dalla fame. Tuttavia, con il passare del tempo e degli anni, i confini si fanno più sfumati e le identità iniziano a porsi delle domande su cosa è giusto, sul perché, sulla reale e corretta posizione di uno piuttosto che dell’altro. Attraverso la figura di Adele questo senso di appartenenza o non appartenenza viene ben fuori e porta lei come il lettore a riflettere e a vedere il conflitto come ciò che è: morte. Per entrambi i fronti.

… la polvere da sparo mischiata alla polvere della terra mischiata ancora col sangue, e si rendeva conto che a spararsi erano entrambi i suoi popoli. Da una parte e dall'altra c'era la sua gente, lei era di tutti e non era di nessuno...

Little Bighorn e il Generale Custer passeranno alla storia, diventeranno simbolo di quella volta in cui il popolo dei nativi americani è riuscito a sconfiggere l’esercito dell’uomo bianco, con una vittoria importante e inaspettata. Tuttavia, Pasquini fa risuonare le sue pagine attraverso le voci dei singoli, di chi in quel campo c’era, non importa da che parte e in quale schieramento. Sono gli uomini e le donne a parlare e lo fanno nella maniera più onesta possibile, tentennando, tornando indietro, nascondendosi, soccombendo.

Nessuno lo osservava, era solo uno dei tanti viaggiatori che si trovava a muoversi in lungo e in largo per quel paese. Si sentì invisibile, e trovò rassicurante quell'anonimato: era uno come tanti, solo un puntino sulla grande mappa.

Attraverso gli enormi spazi, vasti e aperti, di un territorio americano ancora allo stato più selvaggio, là dove la ferrovia ancora non è arrivata e dove gli uomini si muovono a cavallo o su carovane scricchiolanti, Pasquini abbandona il mito che aleggiava in Selvaggio Ovest e racconta, qui, l’inizio del crollo del mito della frontiera.

… non smetteva di meravigliarsi per la vastità degli spazi americani. Aveva dovuto ricalibrare il concetto di distanza.

La fine della frontiera è un romanzo per chi ha amato 1883 e American Primeval, dove una narrazione corale permette al lettore una visione più ampia, dove la storia non è soltanto una linea di fatti collegati a luoghi e date ma è un magma in movimento su più livelli, continenti, terre.

Pasquini si conferma narratore di gusto e con uno stile che avvolge sin da subito, catapultando il lettore all’interno delle vicende narrate, mostrandone i limiti, descrivendone i sentieri anche quando ad essere protagoniste sono parentesi storiche spesso dimenticate. Qui assumono spessore, nuovo lustro, e spingono alla riflessione.

Il carro abbandonato, sulla collina ormai alle spalle, somigliava a un relitto in fondo al mare, a una capanna abbandonata ai margini del bosco, la rovina di un'epoca passata.
Daniele pasquini autore di La fine della frontiera - ilRecensore.it

Daniele Pasquini è nato nel 1988 in provincia di Firenze e lavora come addetto stampa nel mondo editoriale.

Ha esordito in narrativa nel 2009 con Io volevo Ringo Starr, seguito da un romanzo breve e da una raccolta, tutti usciti per Intermezzi Editore.

Suoi racconti sono comparsi su riviste e antologie.

Nel 2022 ha pubblicato per SEM Un naufragio.

Nel 2024 esce per NN editore con Selvaggio ovest e nel 2026 con La fine della frontiera.

Autore

  • Monica Oliveri

    Libraia e Blogger, laureata presso l'Università di Torino, responsabile di due gruppi di lettura per ragazzi e adolescenti, concentro il mio sguardo su trame insolite, meglio se ambientate nella wilderness americana. Ho approfondito, negli anni, gli studi sulla letteratura angloamericana, affiancando il tutto all'esperienza sul campo, tra gli scaffali della libreria. La mia giornata non può partire senza una buona dose di caffeina. 

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