La Malarema: il viaggio di una donna tra trauma, identità e riscatto nella Sicilia dell’Ottocento
SINOSSI
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell’azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile.
Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell’entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell’Opera pia, una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un’adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città.
Priva della voce, spaventata dall’ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l’azzurro che le riempiva gli occhi e l’anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola. Dopo aver raccontato l’antica storia delle formichelle della Costiera amalfitana, Alessia Castellini approda nella sua isola, la Sicilia, e riprende l’affascinante tradizione delle raccoglitrici di bisso.
“La Malarema” è un romanzo che fonde storia, poesia e denuncia sociale con un tono autentico e una lingua che parla di paesi lontani e del mare del Sud.
RECENSIONE
Ogni libro è un viaggio. Alcuni ci portano lontano nello spazio, su rotte geografiche tracciate dai venti; altri, più rari e preziosi, ci costringono a scendere nelle profondità sommerse del sentire, dove la luce si fa fioca e la pressione dei ricordi diventa insostenibile.
La Malarema di Alessia Castellini non è soltanto un romanzo: è un’immersione, un’apnea prolungata in una Sicilia di fine Ottocento che profuma di salsedine, sacrificio e verità taciute.
È un cammino che parte dall’azzurro accecante della costa per finire nel grigio polveroso di un isolamento forzato, un percorso che interroga il lettore su cosa significhi davvero “perdere la voce”.
La storia ci accoglie nel 1894, tra le onde che accarezzano la sabbia, là dove Rossella, poco più che bambina, osserva le mani esperte di sua madre sfidare le correnti per raggiungere il fondale. Lì dimora la Pinna nobilis, il grande mollusco che custodisce il segreto del bisso, la mitica seta del mare. È un incipit che ha la consistenza di una leggenda antica, una danza lenta e ancestrale tra le donne e l’abisso che si tramanda di generazione in generazione. Rossella è la più piccola, la più amata, una creatura la cui infanzia è scandita dalla musica delle onde.
Ma, come accade nelle narrazioni che sanno guardare alla vita senza filtri, l’idillio è destinato a frantumarsi. Un evento “irraccontabile”, un trauma che squarcia il velo dell’innocenza, accade sotto i suoi occhi.
In quel momento, la gola si chiude, il respiro si spezza e la voce scompare, lasciando Rossella prigioniera di un silenzio che diventerà la sua unica dimora.
Il viaggio prosegue anni dopo, spostandosi dalla costa verso l’entroterra, tra le mura fredde e claustrofobiche dell’Opera pia. Qui la scrittura di Alessia Castellini muta registro, facendosi asfittica, quasi polverosa, riflettendo la rigidità di una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe.
Il contrasto tra l’immensità del mare perduto e la ristrettezza della cella in cui Rossella è stata ingiustamente confinata — scambiata per un’adultera in fuga — è magistrale.
L’autrice ci trascina in questo microcosmo di anime recluse, dove il silenzio della protagonista non è solo un limite fisico, ma un muro eretto per proteggere un dolore troppo grande da nominare.
Eppure, paradossalmente, Rossella impara ad amare la sua prigione: un mondo in miniatura dove l’esterno, con i suoi pericoli e le sue domande, non può più ferirla.
Ciò che rende questo romanzo una tappa imprescindibile della nostra esplorazione letteraria è la capacità di fondere la Storia con la “storia” personale. Dopo averci incantato con le “formichelle” della Costiera Amalfitana, Castellini torna nella sua Sicilia, infondendo alle pagine un’autenticità che sa di terra bruciata dal sole e di vento che tormenta le vele.
La Malarema non è un racconto consolatorio; è un’opera di denuncia sociale che parla di un tempo in cui il destino delle donne era spesso scritto da altri, tra pregiudizi e punizioni esemplari.
La lingua utilizzata è densa, poetica, intrisa di espressioni che evocano paesi lontani e il sapore aspro del mare del Sud, rendendo la lettura un’esperienza quasi tattile.
Leggere La Malarema significa accettare di guardare negli occhi il proprio passato, anche quando fa male. Rossella sa che, prima o poi, dovrà tornare al mare. Quel blu che le riempiva gli occhi e l’anima è l’unico luogo dove può sperare di ritrovare la parola e affrontare i fantasmi che hanno sgretolato la sua famiglia. Il viaggio verso la costa è un percorso di guarigione necessario, un ritorno alle origini che ci ricorda come la verità, proprio come il bisso, sia un filo sottile ma indistruttibile che lega il fondo dell’oceano alla luce del sole.
Se cercate una lettura che non si limiti a raccontare, ma che vi scavi dentro, lasciandovi addosso il sapore del sale e la consapevolezza che, talvolta, bisogna toccare il fondo per tornare a respirare, questo libro è il vostro approdo.
Un viaggio doloroso, sì, ma profondamente liberatorio, capace di ricordarci che anche nel silenzio più assoluto, il cuore continua a battere al ritmo delle maree.
Titolo: La Malarema
Autore: Alessia Castellini
Editore: Piemme
Genere: Narrativa storica – storie di donne e di resilienza
AUTRICE

ALESSIA CASTELLINI è nata a Palermo nel 1992.
Ha un dottorato di ricerca in fisica teorica ed è coautrice di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali.
ha pubblicato Il sentiero delle formichelle e La Malarema
Viaggia e scatta fotografie con la sua reflex, sempre alla ricerca di storie da raccontare.

