La malinconia del tartufo: ritorna il Pinguino, il commissario più goffo del crime italiano.
Sinossi
Trentanove coltellate. Qualcuno si è accanito così contro Titti Sbrana, controverso pittore novantaduenne celebre per la sua vita di vizi e mondanità, rinvenuto a faccia in giù in una improbabile quanto pacchiana piscina a forma di bocca.
Ma la ferocia non è il dettaglio più assurdo della scena. Il vero, inspiegabile paradosso è il movente: perché rischiare tutto per uccidere un uomo che aveva già pubblicamente prenotato il proprio suicidio assistito per il mese successivo?
A indagare è ancora una volta il commissario Gualtiero Bova, detto il Pinguino: geniale, ingestibile, sempre in bilico tra intuizione e rovina. Con la sua squadra improbabile e squinternata, e l’immancabile sostegno della fedele bassotta Gilda gildina, Bova scava nella vita dell’artista, riportando alla luce opere macabre e ancora sconosciute.
E mentre la ricerca dell’assassino sprofonda nei lati più oscuri della provincia piemontese, il commissario Bova viene investito in pieno dal suo dolore più intimo. Dalla clinica in cui riposa in coma la donna che ama da otto anni, arriva una notizia impossibile, sconvolgente.
Un ennesimo enigma crudele che il Pinguino dovrà risolvere, se vuole sperare di trovare pace.
Orso Tosco torna con una nuova, indimenticabile avventura del suo goffo e gaudente commissario. Una storia in cui il confine tra colpa e destino sfuma fino a dissolversi.
Recensione
Il commissario Bova torna in questa terza avventura che riprende e amplifica i toni divertenti, talvolta al limite del grottesco, che caratterizzano i precedenti romanzi della serie e che abbiamo ritrovato anche nel recente romanzo fuori serie Controbuio.
Un cambio di tono, più disteso rispetto a Aspettando i naufraghi e London Voodoo, che rende la lettura scorrevole e divertente, anche se alcuni lettori potrebbero rimpiangere la densità e il ritmo dei romanzi d’esordio.
La vittima, Titti Sbrana, è un artista contemporaneo diventato opinionista televisivo e la sua traiettoria, fulminante e familiare, richiama immediatamente un carosello di personaggi che da trent’anni almeno popolano, o se preferite infestano, il nostro Paese, al punto che non è difficile immaginarlo interpretato dalla maschera sorridente di un Toni Servillo.
Il Pinguino torna ad affrontare, sempre in modo indiretto, quel Notaio che sembra destinato dall’autore al ruolo di Nemesi e di cui ancora il commissario neppure sospetta l’esistenza. Una sorta di deus ex machina al contrario, intento a ordire trame che il nostro eroe ignora e che lo coinvolgono in modo sempre maggiore.
Così, tra drammi personali e cerchi che si chiudono per far avanzare una trama orizzontale che resta debitamente avvolta nel mistero e che fa ben sperare per i prossimi capitoli della serie, c’è spazio per una trama verticale complessa e strutturata.
Orso Tosco gioca pulito con i suoi lettori e gli indizi sono esposti fin dall’inizio in chiara luce, pronti a rivelare il proprio valore solo al momento adatto. Ciononostante la trama, perfettamente impostata, riesce a sorprendere con un incastro che ricorda, anche nelle modalità della soluzione finale, maestri come Thilliez.
Sarebbe ingeneroso nei confronti dei lettori anticipare di più, ma chi ha apprezzato i precedenti romanzi della serie, che con L’ultimo pinguino delle langhe ha vinto il premio Scerbanenco 2024, non potrà che amare questo nuovo capitolo.
Orso Tosco sembra sempre più a suo agio con i meccanismi del Crime e ci regala un romanzo che scorre velocissimo, affidando spesso il compito di alleggerire i momenti di tensione alla improbabile squadra di caratteristi che accompagna il Commissario.
In questo, viene da pensare che l’autore sia andato a lezione da Camilleri, e che l’abbia imparata benissimo, decidendo però di interpretarla in una forma decisamente più acida e noir.
Così, se Montalbano ha al suo fianco uno sciupafemmine come Mimì Augello, a Bova tocca un erotomane fallito come Raviola e se il commissario di Vigata ha la sua spalla comica in Catarella, al Pinguino tocca l’irrefrenabile goffaggine di Listeddu e la dinamica spassosamente disastrosa che si instaura tra questi, Telesca e Raviola stesso.
Anche la cucina è interpretata in modo diverso e se, per Montalbano, questa ha una funzione sacra, affettiva, identitaria ma, soprattutto stabilizzante, di pausa e riappropriazione di sé nei momenti di confusione dovute alle indagini, per il Pinguino la stessa è invece un momento creativo, in cui mette in scena una ispirazione caotica e distruttiva che assume le stesse modalità lisergiche del rituale con cui, ogni lunedì, si concede la sua microdose di LSD.
L’unico rifugio di Bova, nel vortice più o meno volontario di cui sembra preda la sua vita, sembra essere l’adorata Gilda Gildina, elemento centrale della narrazione che aiuta il commissario e a mantenere un equilibrio mai scontato.
In questa nuova indagine il commissario Bova dovrà risolvere molti misteri: uno legato al delitto che dà origine alla trama, uno che lo colpisce al cuore e un terzo che riguarda sé stesso, i suoi sentimenti e l’identità che si è costruito nel tempo.
Vivamente consigliato, il Pinguino si conferma uno dei personaggi più azzeccati degli ultimi anni.
TITOLO: La malinconia del tartufo
AUTORE: Orso Tosco
EDITORE: Rizzoli
GENERE: crime
Autore

Nato a ospedaletti nel 1982, Orso Tosco ha esordito con Aspettando i naufraghi (Minimum Fax, 2018) a cui ha fatto seguire London Voodoo (Minimum Fax, 2022).
Nel 2023 ha pubblicato Nanga Parbat, l’ossessione e la montagna nuda (66thandnd).
Per Rizzoli Noir ha pubblicato L’ultimo pinguino delle langhe (2024) che gli è valso il premio Scerbanenco, La controra del barolo (2025) e La malinconia del tartufo (2026).
Nel 2025 ha pubblicato Controbuio, vivere e morire al casinò di Sanremo per i tipi di Ubagu press.


