Un'altra vita. fare un figlio nell'era digitale- saggio - ilPensatore - ilRecensore.it
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Un’altra vita. Fare un figlio nell’era digitale di Amanda Hess

Un’altra vita: quando la maternità è mediata dalla tecnologia

Quando Amanda decide di voler diventare madre, senza nemmeno rendersene conto si ritrova, in preda all’ansia di non riuscirci, a sottomettere questo suo desiderio così intimo al freddo controllo delle app, che sanno di lei molto più di quanto lei potrà mai sapere di se stessa: cicli lunari, posizioni favorevoli, alimenti propedeutici.

Dopodiché, una volta che finalmente è rimasta incinta, le ansie non diminuiscono, e nemmeno il controllo esercitato dalle opinioni che arrivano da ogni anfratto del web in cui si rifugia in cerca di certezze. E malgrado sappia di essere molto vulnerabile, e che ogni articolo o video di qualche presunta guru della maternità dalle dubbie credenziali non farà che renderla ancora più insicura, non riesce comunque a smettere di leggerli o guardarli. Perché è così che vanno le nostre esistenze oggi: non riusciamo a staccare gli occhi da quello che ci fa male.

Poi quando il figlio arriva e si concretizza una delle sue ansie più temute, Amanda continua a sentirsi addosso la pressione del mondo digitale, pronto ad accusarla di essere un pessimo modello di madre per il suo bambino tanto fragile.

Alla fine si renderà conto che, per quanto sia impossibile sfuggire al dominio della tecnologia, internet non potrà mai davvero sapere tutto di noi. E basta staccare lo sguardo dal telefono, e posarlo su tuo figlio che dorme, per avere l’impressione di essersi riprese la propria vita.

Siamo portati a pensare che la maternità sia una delle esperienze spiritualmente più intense nella vita di una donna, forse l’unica capace di metterla in contatto con il suo potere generativo. Non sempre è così.

Di certo non lo è più da quando la tecnologia l’ha inglobata nei suoi algoritmi privandola così di qualsiasi afflato poetico e vitale.

Lo dimostra l’esperienza narrata da Amanda Hess in questo libro – Un’altra vita. Fare un figlio nell’era digitale – che si legge come un thriller.

Siamo con lei nel suo precipitare, in poco più di nove mesi, in quell’universo parallelo digitale, in cui si perdono i confini tra realtà e apparenza, tra dimensione privata e pubblica. “Come ci siamo arrivati?”E ora come ne usciamo?”, viene da chiedersi pagina dopo pagina. 

Lei, la giornalista americana, ci è arrivata quasi per gioco (colpisce il candore di certe sue scelte) il giorno in cui decide di scaricare Flo, un’applicazione di controllo del ciclo mestruale (progettata da due uomini!), che dà indicazioni anche su come rimanere incinta.

Quando scopre di aspettare un figlio, quell’app diventa onnipresente: le ansie di futura mamma, le pressioni sociali sulle donne gravide e il senso di solitudine amplificato dal covid diventano gli ingredienti base per la tempesta perfetta.

Divenne una contabile della carne, che mi piazzava davanti medie statistiche a ogni fase della gravidanza. Mi diceva quando dovevo aspettarmi il gonfiore alle gengive, una minzione più frequente, un calo della libido, il visibile ingrossamento della pancia. Una settimana mi consigliava di mangiare frutta secca e quella dopo cereali vitaminizzati, e poi patate dolci, lenticchie, semi di girasole, calcio, alghe”

La pervasività del mezzo digitale va di pari passo con la mercificazione del suo stato, di donna gravida prima e di madre dopo. Due giorni dopo aver scoperto di essere incinta, i brand la bombardano di pubblicità mirate: dall’abbigliamento agli integratori, dalle istruttrici di ginnastica per la gravidanza ai materassi sottovuoto.

Un’intera infrastruttura tecnoaziendale si mette in moto per inglobarla nel suo mondo, non solo: Amanda Hess diventa, suo malgrado, simbolo di resilienza e di speranza in un’epoca in cui il covid provocava decessi di massa. 

Al settimo mese di gravidanza un test del Dna fetale mette in luce una possibile malformazione genetica. La sua diventa una gravidanza ad alto rischio, le spire dell’ansia stringono sempre di più e con essa cresce il bisogno di rassicurazioni on-line. In quel periodo conosce ogni genere di gestanti, dalle influencer su Tik Tok, alle fanatiche del parto naturale. Il suo sguardo diventa sempre più acuto, la penna sempre più affilata e attenta.

In certi momenti sembra che la sua voglia di documentare quel mondo sia più forte del suo desiderio di godersi la gravidanza. Quando nasce il figlio, nel libro chiamato Alma, come rappresentazione di un bambino mediata dalla tecnologia, l’ipotesi della malformazione genetica diventa reale: il neonato ha la sindrome di Beckwitth-Wiedeman e risulta necessario monitorarne alcuni parametri biologici, come il respiro.

A questo punto si spalanca il mondo dei dispositivi medici di monitoraggio, che sembrano fatti apposta per una generazione di genitori sempre più soli e ansiosi: c’è Snoo, la culla oscillante collegata a un’app che invia dati sulla qualità del sonno dei neonati, il Dream Sock della Owlet, una calzina dai toni pastello che si fa indossare al neonato quando dorme e trasmette al telefono di chi se ne cura dati sul battito cardiaco e la saturazione, la fascia per il torace della Nanit collegata a una videocamera.

Amanda appena diventata mamma e si era subito trasformata in una medical mom, “una madre che funziona al massimo. E’ al contempo una caregiver instancabile e una guerriera intrepida, gestisce con meticolosità le complesse esigenza mediche del bambino, documenta le difficoltà della famiglia e fonde la propria identità con la patologia del figlio”.

Se alla fine della storia cerchiamo un lieto fine, non c’è: l’autrice si limita a documentare, a portare avanti l’inchiesta, a farci riflettere sulla pervasività dei nostri strumenti digitali, sulle difficoltà genitoriali nel mondo contemporaneo, sulla medicalizzazione dell’attività di cura.

Lo fa con piglio giornalistico, diretto, scevro da giudizi, lasciando a noi lettori le domande più scabrose.

Abbiamo ucciso la maternità e con essa anche la vita e non sappiamo chi siano gli assassini.  

Amanda Hess - autrice di Un'altra vita . Fare un figlio nell'era digitale -ilRecensore.it

Amanda Hess è una giornalista e scrittrice che ha rubriche fisse sul “New York Times” e sul “New York Times Magazine”.

Si occupa di internet e cultura pop.

Un’altra vita. Fare un figlio nell’era digitale edito Einaudi è il suo primo libro.

Autore

  • Donatella Vassallo

    Insegnante di professione, con una lunga carriera come giornalista, coltivo da sempre l’arte del dubbio e del silenzio. I libri mi permettono di entrare nelle vite altrui e di esplorarne i confini. Quando non leggo, cammino, corro o medito, nel tentativo di gustare fino in fondo ogni attimo del mio tempo. Sono molto selettiva nei gusti letterari: se vi consiglio un libro, vuol dire che mi ha fatto vibrare l’anima. E lo stesso vorrei succedesse anche a voi.

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