Nostra solitudine di Daria Bignardi - ilRecensore.it
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Nostra solitudine di Daria Bignardi

Daria Bignardi e il nostro senso di solitudine

Come si fa oggi a stare nel mondo? In questo mondo. A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di più. Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio. Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo. Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio.

A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno in cui muore Papa Francesco. Va in Vietnam, l’unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong. Assiste all’operazione al cuore di un neonato in Uganda.

Vuole lasciare i social media perché intuisce che lì dentro c’è qualcosa che sfrutta malignamente la nostra solitudine, ma non riesce a rinunciare alla partita quotidiana a Wordle con le nipoti, al cazzeggio con le amiche, a flirtare con gli amanti. Morde la solitudine con passione.

Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e di tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani Giulio, Fix, Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo. Nonostante racconti le oppressioni del nostro presente – globalizzazione, occupazione, guerra, patriarcato – questo è un libro intimo e personalissimo, pieno di felice tormento, che riesce a fare quel che si auspica faccia la letteratura: dare parole a qualcosa che non riusciamo a vedere ma sentiamo incombere. Senza appesantire il fantasma che evoca, senza togliergli magia.

Aristotele sosteneva che chi è felice nella solitudine o è una bestia selvaggia o è un dio. Non sappiamo a quale delle due categorie appartenga Daria Bignardi ma di certo deve avere una certa familiarità con questa condizione se ha deciso di dedicarle il decimo dei suoi libri.

La narrazione prende il via dalla decisione di lasciare i social, sorta nella mente della scrittrice durante un viaggio in Vietnam con il figlio Federico, “per liberarsi dagli oligarchi della tecnologia, che sfruttano e fomentano le nostre solitudini per accumulare capitali”.

Dai social in realtà non riuscirà a liberarsi ma tornerà dal Paese asiatico con un forte senso di malinconia e di tristezza, il suo psicologo la indirizzerà così da uno specialista di EMDR, con l’obiettivo di risolvere un trauma ostinato sul quale lavorava da anni.

Era più giovane di lui e mi è stato istintivamente antipatico. Mi ha accolto in uno studio buio. Anche lo sguardo era buio. Magari era solo miope, ma non ero a mio agio”.

Con la sincerità che la contraddistingue, Daria Bignardi non ha paura di condividere le sue fragilità, ne fa anzi una porta per conoscere quelle altrui.

Decide così di scappare dallo studio dello specialista in traumi e di partire per la Cisgiordania per conoscere i prigionieri palestinesi rilasciati dalle carceri israeliane nello scambio ostaggi. Qui entra in contatto con i ragazzi di Operazione Colomba, l’Ong italiana attiva nel villaggio sulle colline a sud di Hebron dove è stato girato il film “No Other Land”.

Sperimenta quindi le difficili condizioni di vita degli abitanti di una città in cui i coloni israeliani spadroneggiano e tengono sotto scacco il resto della popolazione: “Una volta era un esercito cattivo, ora sono una milizia, e noi siamo alla loro mercé”, le dice uno degli attivisti più conosciuti di Hebron.

Oppressione” è, non a caso, la parola con la quale si apre il capitolo. La narrazione procede così di viaggio in viaggio, di città in città, da Hebron si sposta a Gerusalemme, nei giorni della morte di Papa Francesco, per passare poi all’Uganda, dove conoscerà Mission Bambini, un’associazione che si occupa dell’educazione e della salute dei bambini in difficoltà. Tra i membri della missione c’è anche un chirurgo che, tre volte l’anno, prende dei giorni di ferie dal Niguarda per andare a operare gratuitamente bambini cardiopatici negli ospedali di tutto il mondo. A Kampala la colpisce la solitudine dei bambini dell’asilo di Kitanga: “Resti qui anche domani? Mi abbracci?”. 

Anche nei momenti di maggiore tensione emotiva, l’autrice non perde il senso della misura, lo stile si mantiene in equilibrio tra la compartecipazione a quello che sta vivendo e l’urgenza di porsi delle domande.

La sua esperienza di viaggio, arricchita dagli aneddoti di vita familiare (lo scambio di chat con le donne della sua famiglia, il divorzio dal marito, appena accennato) e da riflessioni sulla condizione femminile (“le donne sono più sole, perché sono più esposte”) diventa così un pretesto per aprirsi agli altri, per indagare le varie forme di solitudine in mondo ricco di connessioni tecnologiche e povero di connessioni umane.

La scrittura è immediata, fresca, agile, non si macera in elucubrazioni, tiene compagnia come una buona tazza di thè, pungola senza pungere.

Il libro – Nostra solitudine – che, per ammissione della stessa autrice, avrebbe dovuto intitolarsi “Storia della mia solitudine”, diventa così un racconto intimo eppure universale, dove si perdono continuamente i confini tra l’io e il noi.

Gli stessi animali diventano protagonisti delle storie, dal cane che la scrittrice vorrebbe prendere in affido, al gorilla incontrato durante un safari nella foresta di Bwindi, nei cui occhi intravede l’origine dell’uomo: “Sento che lui ne sa più di me. Lui c’era prima”.

E in questo sentimento di compartecipazione e di connessione tra gli esseri viventi, uniti nelle loro solitudini, sta forse racchiuso il senso più profondo di un libro che non smette di interrogare anche a lettura finita.

Daria Bignardi autrice di Nostra solitudine  - ilRecensore.it

Daria Bignardi, nata a Ferrara, da molti anni vive a Milano.

Ha pubblicato per Mondadori i romanzi Non vi lascerò orfani (premio Rapallo, premio Elsa Morante, premio Città di Padova), Un karma pesanteL’acustica perfettaL’amore che ti meritiSanta degli impossibiliStoria della mia ansia e Oggi faccio azzurro.

Nel 2022 è uscito per Einaudi il suo personal essay Libri che mi hanno rovinato la vita e nel 2024, per Mondadori, Ogni prigione è un’isola (premio Rapallo Saggistica). I suoi libri sono grandi successi tradotti in molte lingue.

Autore

  • Donatella Vassallo

    Insegnante di professione, con una lunga carriera come giornalista, coltivo da sempre l’arte del dubbio e del silenzio. I libri mi permettono di entrare nelle vite altrui e di esplorarne i confini. Quando non leggo, cammino, corro o medito, nel tentativo di gustare fino in fondo ogni attimo del mio tempo. Sono molto selettiva nei gusti letterari: se vi consiglio un libro, vuol dire che mi ha fatto vibrare l’anima. E lo stesso vorrei succedesse anche a voi.

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