L’animale che è in noi: riscoprire l’umano partendo dall’animale
SINOSSI
Per troppo tempo abbiamo creduto che distanziarci dai nostri istinti naturali ci rendesse più evoluti, più razionali e, in sintesi, più “umani”. Ma siamo davvero così unici? Solo noi sappiamo amare, ridere o fare la guerra?
Le più recenti ricerche scientifiche raccontano tutta un’altra storia, svelando una sorprendente continuità tra l’uomo e gli altri animali. Le nostre emozioni, i sofisticati comportamenti sociali e persino la morale affondano le radici in un passato evolutivo comune. Jessica Serra ci invita a un radicale ripensamento della nostra identità.
Accettare l’animale che è in noi non significa affatto rinunciare alla nostra complessa umanità. Al contrario, è un atto di coraggio che ci permette di ritrovare la nostra parte più autentica, quella che ci lega indissolubilmente al magnifico mosaico della vita sulla Terra.
RECENSIONE
L’Animale che è in noi si dimostra un libro ambizioso, in quanto l’autrice prova con successo a farci capire in che cosa consiste per l’appunto l’animale che è in noi.
Non si tratta di mero istinto, né come cantava Battiato qualcosa che ci portiamo dentro e che “si prende tutto, anche il caffè”, bensì un quid che va via via definendosi con l’analisi di numerose caratteristiche che scopriamo non essere solo nostre prerogative bensì presenti anche all’interno del regno animale in generale.
Nell’addentrarsi in questo terreno pericoloso, che potrebbe urtare la nostra sensibilità antropocentrica, per avvicinarci alla nostra animalità, l’autrice non può che iniziare citando Charles Darwin, i cui scritti, frutto dei suoi celebri viaggi esplorativi, hanno avuto il merito di ricollocare l’uomo all’interno del regno animale dopo migliaia di anni, dimostrandoci in maniera chiara e dirompente come il nostro antenato sia la scimmia.
Senza indulgere in divagazioni, e con una trattazione scorrevole, concisa e dinamica, l’autrice ripercorre le principali tappe dell’evoluzione, individuando una svolta decisiva circa due milioni di anni fa: è con l’Homo erectus che emergono le prime forme di espressione simbolica, dalla cosmesi alle prime visioni cosmogoniche, segnando un nuovo modo di rappresentare il mondo.
Il saggio mostra inoltre come diverse specie di ominidi, Neanderthal, Denisoviani, uomini di Flores, abbiano convissuto a lungo prima dell’affermazione dell’Homo sapiens, la cui supremazia viene efficacemente ricondotta allo sviluppo di un’intelligenza collettiva. Non è tanto una differenza biologica in senso stretto, quanto piuttosto l’adattamento comportamentale alla vita sociale ad aver inciso in modo determinante sull’evoluzione del nostro cervello.
Il saggio si articola in una serie di capitoli che ricostruiscono il progressivo allontanamento della specie umana dal mondo animale.
Da una visione originaria, di matrice religiosa, fondata su una profonda continuità tra uomo, natura e altre forme di vita, si giunge a un’impostazione sempre più antropocentrica, già evidente nel pantheon greco. È qui che si afferma, anche attraverso il pensiero dei grandi filosofi (Platone e Aristotele in primis) l’idea di una sostanza propriamente umana, quasi divina, destinata a sancire una distanza ontologica dalle altre creature viventi.
L’avvento del cristianesimo ha sancito poi la definitiva riduzione del mondo animale a pura bestialità, impurità, imperfezione, e bisognerà attendere il secolo dei Lumi per ritornare ad un’etica più incentrata sulla sensibilità nei riguardi del mondo animale, con una prima ondata di vegetariani illustri che risalgono all’inizio dell’ottocento. Tuttavia, il rapido incremento esponenziale della popolazione mondiale ha portato alla creazione degli allevamenti intensivi che ci inducono a consumare animali che non solo non abbiamo cacciato, ma neanche addirittura mai visto.
Ma l’aspetto indubbiamente più affascinante del libro risiede nella confutazione scientifica di tutte quelle sfere comportamentali e di tutte quelle emozioni che riteniamo prerogative dell’essere umano e che invece riscontriamo in molte altre specie, e a corredo di questo, attraverso la scansione di un qr code, è possibile accedere a tutta una serie di video molto interessanti.
Proseguendo con un lessico scorrevole, accurato, specialistico ma al contempo quasi sottilmente ironico, dato dalla profonda consapevolezza della certezza dell’evidenza scientifica, Serra ci fa comprendere come noi umani ci riteniamo più intelligenti delle altre creature viventi e come la nostra empatia per una specie diminuisca in funzione del tempo di divergenza evolutiva da essa: riconosciamo agli scimpanzé una forma di intelligenza, mentre ai molluschi no, ma tutto è solo il frutto della nostra superba visione antropocentrica del mondo.
Ogni specie ha il proprio cervello e i propri sistemi sensoriali, perciò esistono tante rappresentazioni mentali del mondo quanti sono i diversi cervelli animali.
Ad esempio la percezione olfattiva e visiva che noi abbiamo di un fiore è diversissima ma non di certo superiore rispetto a quella delle api, che risultano da esso attratte attraverso una spirale ipnotica che permette loro di atterrare con una precisione millimetrica sul nettare.
Affascinanti e istruttivi sono anche i video che dimostrano come umani non lo si nasce ma lo si diventa, come risulta evidente in quei casi di bambini cresciuti in mezzo a branchi di animali (lupi e cani nella fattispecie), a dimostrazione di come ontologicamente ci comportiamo come animali e come le nostre abilità cognitive – inizialmente circoscritte al soddisfacimento dei bisogni fisici – arrivino a raggiungere un’altra dimensione solo nel momento in cui riceviamo un ‘educazione.
Anche il linguaggio, sviluppato dall’Homo Sapiens rispetto ad altri ominidi come cemento sociale in aggregazioni umane sempre più complesse, non è una nostra prerogativa, in quanto esistono molti altri tipi di linguaggio altrettanto sofisticati, come i richiami delle otarie, le comunicazioni tra pinguini o le grida delle iene, solo per citare alcuni esempi.
La differenza fondamentale tra il linguaggio umano e la comunicazione animale risiede nella capacità di riferirsi ad oggetti o eventi esterni attraverso parole che il destinatario umano è in grado di percepire e soprattutto di comprendere, vale a dire la cosiddetta comunicazione referenziale, anche se esempi di affascinanti costrutti frasali sono stati rinvenuti nei delfini o tra i cercopitechi.
Potremmo pensare, proseguendo nella lettura, che esisterà almeno un ultimo baluardo in cui si annida la nostra umanità, vale a dire l’anima, quel regno intimo dove si intrecciamo passioni, amori, ricordi.
Ebbene, anche in questo caso l’autrice, quasi sorridendo sotto i baffi, altro residuo pilifero della nostra bestialità,ci dimostra che la vita interiore è propria di molti animali in grado di provare emozioni primarie come la gioia (le fusa dei gatti, banale esempio), il dolore (le madri scimpanzè che accudiscono i loro piccoli morti per giorni), la tristezza (il cane che attende scodinzolando mestamente il padrone), la sorpresa, e persino il gioco per il puro divertimento, riscontrato in numerose specie come oranghi, roditori, uccelli, delfini.
Persino l’empatia e le forme di altruismo sono state riscontrate, non solo tra i primati, ma anche in altre specie, al pari del “male”, che si manifesta talvolta in vere e proprie sofisticatissime strategie di guerra come è stato studiato nelle affascinanti architetture delle formiche.
E come non parlare poi dell’amore!
Afflato speciale che muove il sole e le altre stelle…Ma come Dante ben sa trattando di peccatori lussuriosi, noi esseri umani siamo anche attratti carnalmente da certi nostri simili, e scientificamente è stato provato come si scelgano i partners sulla base di un preciso cocktail visivo e olfattivo (ad esempio, le donne sono in generale più attratte da chi è più lontano geneticamente dato che questo fenomeno di distanziamento evita la consanguineità che ai fini riproduttivi non è funzionale).
Anche altri animali scelgono i propri partners attraverso una combinazione di segnali visivi, olfattivi e acustici (evidente è il caso del dimorfismo tra esemplari maschi e femmine nei pavoni, cervi, o nella criniera di mister leone).
Ma la scelta di un partner, ossia la monogamia, è naturale o frutto della nostra cultura?
La Serra ci illumina distinguendo tra monogamia sociale, che consiste nell’avere un partner con cui si passa molto tempo e con cui si allevano figli, dalla monogamia sessuale che non ammette l’adulterio.
La maggior parte degli esseri umani è monogama in senso sociale al pari di molti primati, scelta dettata da una strategia riproduttiva, dato che è stato addirittura dimostrato come sia proprio il legame di coppia ciò che ha dato origine all’organizzazione sociale umana, in quanto essere monogami porta più cure ai figli, evita lotte tra maschi e riduce persino gli infanticidi.
Neppure l’autoerotismo e l’omosessualità risultano appannaggio della nostra specie, dato che molti animali hanno dimostrato di perseguire il puro piacere al di là della riproduzione o di instaurare legami duraturi con esemplari dello stesso sesso.
Se proprio dobbiamo rinvenire un attuale nostro primato è quello di essere ecocidi: il nostro impatto sugli ecosistemi ha portato all’estinzione di numerose specie che sopravvivono nel nostro immaginario solo grazie al cinema o alla letteratura (il Mammuth della saga L’era glaciale o i pittoreschi uccelli Dodo di Alice nel paese delle meraviglie per citare celebri esempi).
Pertanto, al termine di questa lettura, non avverto alcuna esitazione nell’ammettere la mia appartenenza a una linea evolutiva che affonda le radici nel mondo animale, né mi turba riconoscere quanto di ciò che chiamiamo “umanità” sia condiviso con altre forme di vita.
La chiave, semmai, risiede nell’adottare uno sguardo meno assoluto e più relativo sul mondo, capace di aprirsi alla ricchezza della diversità biologica e di lasciarsene interrogare e arricchire
Riconnettersi con la nostra natura animale può risultare non facile in un epoca di dominio del più forte (l’uomo bianco), ma l’essere umano sarebbe di gran lunga più felice se desse un senso al suo passaggio sulla terra attraverso gli ideali che sceglie di abbracciare e emancipandosi dall’idea di essere separato dal resto della natura o padrone della terra.
Capire che ci sono tanti modi di esistere e comprendere che gli animali non sono lì per servirci ma conducono indipendentemente la loro esistenza può portarci a concepire la diversità del mondo come una profonda ed inestimabile ricchezza, considerandoci parte di un tutto e non al di sopra di esso.
Ma per riscoprire la nostra peculiarità dobbiamo aspirare ad elevarci verso sentimenti ed emozioni che portino al Bello che siamo in grado di creare, come commuoverci ad esempio al cospetto della Volta della Cappella Sistina (cui rimanda ironicamente – ma non troppo – la copertina del libro), sorprendente capolavoro i cui forti colori scelti con cura e ben miscelati dalla maestria umana possono competere con i brillanti ed affascinanti azzurri e verdi donati spontaneamente da Madre Natura all’ipnotico piumaggio della coda dei vanitosi pavoni.
TITOLO: L’animale che è in noi – Il comportamento umano alla luce dell’etologia
AUTORE: Jessica Serra
EDITORE: Carocci Editore – collana Sfere
GENERE: Scienze e cultura scientifica
AUTRICE
Jessica Serra.
Dottore in etologia ed esperta in cognizione animale, lavora sui comportamenti dei mammiferi da quindici anni.
Ha condotto il programma francese “The Secret Life of Cats” e ha scritto best seller sul comportamento animale.



