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Entrare nel bosco: come Umberto Eco ci ha insegnato a diventare lettori

Come Umberto Eco ci ha insegnato a diventare lettori

Umberto Eco

Nulla è più lontano dallo spirito di Umberto Eco di una rammemorazione celebrativa o, ancora peggio, retorica. Ciò che manca maggiormente di lui, in questi dieci anni trascorsi dalla sua morte, credo sia proprio il suo modo leggiadro di declinare la cultura come gioco e, quindi, come divertimento.

Con divertimento riusciva a parlare di opere filosofiche e letterarie, che solitamente appaiono irraggiungibili ed ostiche. Chi, del resto, aveva mosso i primi passi nella carriera di “filosofo” dialogando con Tommaso d’Aquino, non poteva che avere un debole per mondi lontanissimi dalla cultura che oggi definiamo – per smania di anglicismi – mainstream.

Eppure fu proprio lui ad inaugurare una maniera colta di parlare e interpretare spazi fino a quel momento considerati di sottocultura (fumetti, televisione, cinema di intrattenimento). 

Fra le tante eredità che Eco ci ha lasciato, quello che una rivista che cura le recensioni e quindi una lettura critica e attenta, deve raccogliere è proprio questa relativa alla formazione di un Lettore capace di attualizzare «la catena di artifici espressivi»1 di un testo.

Il divertimento e il gioco, quindi, ma soprattutto la rivendicazione di un ruolo attivo, per dirla alla Grice “cooperativo”, del lettore (o ascoltatore, o spettatore) di un’opera.  Ogni testo, infatti, è intessuto di non-detto, che richiede movimenti cooperativi attivi e coscienti dalla parte del lettore.

Nel 1979 Eco pubblicò Lector in fabula, lo stesso anno in cui Italo Calvino dava alle stampe Se una notte d’inverno un viaggiatore.

«I due libri sono usciti quasi contemporaneamente e nessuno di noi due sapeva che cosa l’altro stesse facendo, anche se eravamo evidentemente appassionati entrambi dello stesso problema»2
Entrare nel bosco - come Umberto Eco ci ha insegnato a diventare lettori - ilRecensore.it

Lo “stesso problema” era la cooperazione, ossia l’irruzione del lettore dentro un testo narrativo.

«Ecco ora si rompono gli indugi e questo lettore, sempre accanto, sempre addosso, sempre alle calcagna del testo, lo si colloca nel testo. Un modo di dargli credito, ma al tempo stesso, di limitarlo e di controllarlo»3

Cosa ci insegna, fattivamente, Eco a fare come lettori?

A riempire gli spazi bianchi, e gli interstizi che «chi lo ha emesso prevedeva che essi fossero riempiti e li ha lasciati bianchi per due ragioni. Anzitutto perché un testo è un meccanismo pigro (o economico) che vive sul plusvalore di senso introdottovi dal destinatario [..] Un testo vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare»4.

Il punto è capire in che modo un Autore, dal momento che scrivere un testo è affidare un messaggio in una bottiglia, possa prevedere e gestire un “dialogo” con il proprio lettore. 

«Generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui - come d’altra parte in ogni strategia»5.
Sei passeggiate nei boschi narrativi - Umberto Eco - ilRecensore.it

L’autore è uno stratega che, al pari di quello militare – ma a differenze di quello scacchistico – deve prevedere anche l’aleatorio nella propria scrittura. Ciò significa prevedere un Lettore Modello «capace di cooperare all’attualizzazione testuale come egli, l’autore, pensava, e di muoversi interpretativamente così come egli si è mosso generativamente6». Un Autore non deve limitarsi, cioè, a sperare che il proprio Lettore Modello esista, ma deve dare in modo che il proprio testo lo “costruisca”.

In Lector in fabula viene ripresa l’idea espressa nel 1962 in Opera aperta, in cui veniva teorizzata un’estetica delle opere d’arte contemporanee intese come “campi di possibilità”, come opere volutamente ambigue e che necessitano di un processo interpretativo “forte”. Il saggio del ‘62 segnò il passaggio dall’opera come “oggetto” a “processo”, e si presenta come «una indagine di vari momenti in cui l’arte contemporanea si trova a fare i conti con il Disordine»7.

Leggere, ci ha insegnato Umberto Eco, è entrare in un bosco.

«Il bosco è una metafora per il testo narrativo; non solo per testi fiabeschi, ma per ogni testo narrativo»8.

Un bosco, come ci insegna Jorge Luis Borges (il venerabile Jorge) è un giardino dei sentieri che si biforcano; leggendo un testo, il lettore è costretto più volte a compiere una scelta, optare per un’interpretazione o un’altra, scommettendo sui “sentieri” che appaiono più ragionevoli. Ma qui bisogna intendersi quando si parla di ragionevolezza. 

Quale ragionevolezza è richiesta al lettore?

Di certo non immaginare che un immaginare che un lupo parli o si travesta da nonnina; questa pare un’opzione insensata, eppure è proprio quella che viene richiesta ad un Lettore Modello. È essenziale, nella teoria di Eco, proprio la distinzione fra Lettore Empirico e il Lettore Modello. Mentre quello empirico  è soggetto alle proprie passioni ed ai propri umori, quello Modello è un lettore-tipo che va alla ricerca degli “indizi”, che l’autore (anch’egli modello) ha lasciato all’interno del testo. 

«È giusto che io passeggiando in un bosco usi ogni esperienza, ogni scoperta per trarre insegnamenti sulla vita, sul passato e sul futuro. Ma siccome il bosco è stato costruito per tutti, non debbo cercarvi fatti e sentimenti che riguardano solo me»9

Sul fatto che il testo aperto non indichi un testo sregolato, Eco torna nei suoi saggi I limiti dell’interpretazione e Interpretazione e sovrainterpretazione (in cui dialoga con Richard Rorty, Jonathan Culler e Christine Brooke-Rose).

Quando vogliamo diventare dei Lettori Modello dobbiamo stare attenti a non usare il testo, ma a stare al suo gioco. 

Questo dualismo fra il piano empirico e quello Modello, come dicevo si riflette anche sul ruolo dell’Autore. Ferma convinzione estetica di Eco è che non bisogna curarsi dell’autore empirico, della sua biografia o della sua psicologia.

L’io narrante non è l’io biografico; questa è una trappola in cui cadono solo i lettori ingenui.

Ma disinteressarsi dalla biografia di un autore non significa nemmeno rivolgere l’attenzio al suo stile. Tale termine appre ad Eco ancora legato ad un concetto di autore come deus ex machina, mentre a lui interessa l’autore in machina, cioè che sta dentro la propria creazione.

«L’autore modello è una voce che parla affettuosamente (o imperiosamente, o subdolamente) con noi, che ci vuole al proprio fianco, e questa voce si manifesta come strategia narrativa, come insieme di istruzioni che ci vengono impartite ad ogni passo e a cui dobbiamo ubbidire quando decidiamo di comportarci come lettore modello»10
Lector in fabula - Umberto Eco  - ilRecensore.it

Così come ci sono due modi per passeggiare in un bosco, o per trovare la via d’uscita oppure per capire come è fatto, vi sono anche due modi per percorrere un testo narrativo.

Leggiamo perché vogliamo sapere come va a finire la storia, è innegabile, ma vi sono lettori (Eco li chiama di “secondo livello”) che non si accontentano solo di questo. Per comprendere se Achab riesce a catturare la Balena, basta leggere Moby Dick una volta, per comprendere i sensi e i sentieri che l’Autore Modello ha messo dentro Moby Dick, dovremmo forse leggerlo all’infinito. 

Leggere è quindi la pervicace voluttà di perdersi nel bosco, di passeggiare, di divagare, di indugiare, di sentirne i profumi. E solo allora, facendo tesoro della lezione di Eco, noi Lettori potremo dire, come Thoreau:

«Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto».


 1Ivi, p. 50.

2 Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano 1994, p. 2.

3 Umberto Eco, Lector in fabula, Bompiani, Milano 1993, p. 11.

Ivi, p. 52.

Ivi, p. 54.

Ivi, p. 55.

7 Umberto Eco, Opera aperta. Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee, Bompiani, Milano 1989, p.2.

8 Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, cit., p. 7.

9Ivi, p. 12.

10Ivi, pp. 18-19.


Autore

  • Deborah Donato

    Laureata in filosofia, ha pubblicato testi su Wittgenstein, la cultura viennese di inizio Novecento, e ha tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Appassionata di letteratura russa e fanatica proustiana, è attualmente insegnante, critica e lettrice accanita.

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