La memoria dell’acqua: dove l’acqua ricorda ciò che gli uomini tacciono
SINOSSI
1992: il corpo di una giovane donna viene rinvenuto a pochi metri dalla strada che congiunge Porretta Terme, vitale paese dell’Appennino bolognese, al borgo di Madognana. A trovarlo è un ragazzo durante una corsa nei boschi circostanti. Romeo, questo è il suo nome, è sconvolto e cerca subito rifugio e un aiuto nel vicino Grande Albergo delle Terme: luogo ricco di fascino, frequentato dall’alta borghesia della zona. Qui non può fare altro che affidarsi al poco socievole portiere, a una ciarliera ospite dal fare materno e ai carabinieri immediatamente accorsi. Forse, però, nessuno di loro sarà in grado di aiutarlo a dimenticare quello sguardo privo di vita.
2022: dei fasti di un tempo in Porretta non è rimasto più niente, anche il Grande Albergo ormai è il fantasma di se stesso.
Le terme e i suoi altolocati ospiti sono un lontano e sbiadito ricordo. Romeo ora ha un bar tutto suo, una ex moglie, una figlia adolescente, e la sua corsa quotidiana che gli permette di ascoltare il suo corpo e la sua mente e di lasciarsi dietro tutto quello che sarebbe meglio dimenticare. Così la vita pare scorrere serena e senza troppi scossoni. A risvegliare un’antica inquietudine, forse mai del tutto sopita, conseguenza di quella drammatica notte, ci pensa l’arrivo di una lettera che il postino lascia in custodia a Romeo: giunge dall’Australia e il destinatario è Olga, la ragazza trovata da lui senza vita vent’anni prima. Il passato con tutte le sue luci e le moltissime ombre investe senza preavviso Romeo e lo porta a scavare tra i suoi i ricordi e tra quelli delle persone a lui più vicine. La verità che si delinea davanti ai suoi occhi è molto amara da accettare: il mondo degli adulti di un tempo lo ha sempre ingannato, su Olga, su ciò che accadeva nel Grande Albergo, persino sul suo nome di battesimo.
Liberamente ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, Christian Verardi ci conduce sull’appennino tosco-emiliano, in un luogo dove l’acqua e la memoria paiono essere una cosa sola.
RECENSIONE
«Mi piace il fiume di sera sai? Sembra un sussurro nel buio»
«Già, e si porta via tutto, probabilmente anche pezzi minuscoli dei luoghi che attraversa o delle persone che lo osservano. Magari ricorda da dove proviene e cosa ha attraversato. Mi piace pensare che l’acqua abbia memoria»
È da questa suggestione — fragile e potentissima — che prende forma La memoria dell’acqua, romanzo d’esordio di Christian Verardi, che ci accompagna lungo le pieghe del tempo, dove i ricordi non scorrono mai davvero via, ma si depositano come sedimenti sul fondo.
Siamo a Porretta Terme, sull’Appennino tosco-emiliano, luogo di acque curative e fasti perduti. Negli anni Ottanta, andare alle terme era un rito sociale, un segno di appartenenza a un mondo agiato e apparentemente intoccabile. È in questo scenario che, nel 1992, un adolescente — Romeo — inciampa nell’evento che segnerà per sempre la sua vita: il ritrovamento del corpo senza vita di una giovane donna, Olga, poco distante dalla strada che conduce al borgo di Madognana.
Trent’anni dopo, nel 2022, Porretta è cambiata. Il Grande Albergo delle Terme è un relitto del passato, un edificio svuotato di voci e di prestigio. Anche Romeo è cambiato: ha un bar, una figlia, una quotidianità apparentemente pacificata, scandita dalla corsa nei boschi, gesto rituale che gli permette di ascoltare il corpo e, forse, di tenere a bada ciò che è rimasto sepolto. Ma basta una lettera — proveniente dall’Australia e indirizzata a una donna morta da decenni — per incrinare l’equilibrio e riaprire una ferita mai davvero rimarginata.
Verardi costruisce la sua storia come un mosaico emotivo, fatto di immagini brevi, ricordi sfocati, frammenti che affiorano lentamente.
La prima parte del romanzo si muove con passo meditativo, quasi sospeso, indugiando in descrizioni che hanno il colore del seppia e il respiro della nostalgia. La natura, i boschi, l’acqua, i sentieri, non è semplice sfondo, ma presenza viva, antropologica, custode silenziosa di ciò che è stato taciuto.
Romeo non ha mai lasciato il suo paese. Nei luoghi conosciuti trova conforto, come se ripercorrere gli stessi passi potesse proteggerlo dal caos. La corsa diventa così un atto di oblio: nel battito accelerato e nella fatica, i pensieri si allentano, le ombre sembrano arretrare.
Ma ogni vita custodisce un punto cieco, un evento che resta nell’ombra dell’infanzia e che ci accompagna, silenzioso, per sempre. Per Romeo, quel punto è il corpo di Olga, scoperto sotto una coperta che non avrebbe mai dovuto essere sollevata.
“Le parole mute che se ne vanno per i fatti loro dentro una pancia in subbuglio, il mondo che si deforma dilata oltre il vetro”
La seconda metà del romanzo cambia registro: l’indagine sul cold case prende corpo, i tasselli si ricompongono, le bugie iniziano a incrinarsi. Il ritmo si fa più serrato, sostenuto da capitoli brevi e da ganci narrativi efficaci, che rilanciano l’attenzione del lettore e soddisfano quella curiosità profonda — e un po’ morbosa — che ogni mistero irrisolto porta con sé.
La memoria dell’acqua è anche un romanzo sulle comunità chiuse, sui piccoli mondi che si reggono su equilibri fragili e su un tacito patto di silenzio. Un microcosmo in cui la verità viene sacrificata in nome dell’ordine, e dove l’omertà diventa una forma di sopravvivenza collettiva.
«Le comunità, non solo la vostra, tutte, hanno sempre bisogno di un colpevole. Qualcuno da additare per ogni cosa che accade. Figuriamoci un omicidio»
La scrittura di Verardi è riflessiva, talvolta un po’ troppo ampollosa, mossa da un evidente amore per i luoghi e da una ricerca espressiva sincera. Le immagini sensoriali sono numerose e spesso di grande forza evocativa, anche se in alcuni passaggi il desiderio di stupire rallenta il fluire della narrazione. È il segno di un esordio che mostra una voce già riconoscibile, ma ancora in cerca di un passo più sicuro e maturo.
La memoria dell’acqua è un esordio riuscito, capace di intrecciare memoria individuale e collettiva, natura e colpa, silenzio e verità. Un romanzo che invita a riflettere su ciò che scegliamo di ricordare e su ciò che, invece, preferiamo lasciare affondare — dimenticando che, come l’acqua, anche la memoria non smette mai davvero di scorrere.
Titolo: La memoria dell’acqua
Autore: Christian Verardi
Editore: 8tto edizioni
Genere: giallo – cold case – narrativa italiana
AUTORE
Christian Verardi, classe 1976, nasce a Bologna, ma vive da sempre a Porretta Terme. Ama lo sport in ogni sua forma, la musica, i film e i libri. Ma soprattutto ama scrivere.
Ha partecipato alla Palestra di Scrittura di Enrico Brizzi nel 2012; più di recente ha affinato la sua passione per le parole e le storie grazie ai laboratori InRitiro dell’associazione SassiScritti.
La memoria dell’acqua è il suo romanzo d’esordio.


