Se mai un giorno torneremo - ilRecensore.it
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Se mai un giorno torneremo di Maria Dueñas

Se mai un giorno torneremo: un grande romanzo storico sulla migrazione, la libertà e la forza silenziosa delle donne.

Orano, anni Venti del Novecento. Un dedalo di viuzze malfamate a ridosso del porto, odori forti, grida incomprensibili, un’umanità variegata: qui approda Cecilia Belmonte, una giovane donna spagnola che, in fuga dalla miseria o forse da qualcosa di più oscuro, ha attraversato d’impulso il Mediterraneo lasciandosi tutto alle spalle.

Nell’Algeria francese Cecilia segue istintivamente l’ondata dei compatrioti che nell’infuocato Nordafrica cerca un lavoro, una vita migliore, o anche solo qualche soldo per tirare avanti. Analfabeta, vestita di stracci, un nome falso su un documento rubato: non sa nulla del mondo ma ha imparato presto a conoscerne la violenza.

L’urgenza di sopravvivere la costringe a lavorare duramente nelle piantagioni di tabacco, nei lavatoi, a servizio presso una famiglia francese. In questa metropoli dalle cento voci e dalle mille anime, nella quale si mescolano origini arabe, influenza spagnola e amministrazione francese, Cecilia riesce a poco a poco a costruirsi un’esistenza, per quanto modesta, finché una notte si lascia coinvolgere in un’impresa azzardata che pagherà a caro prezzo.

Eppure, con la sua incrollabile forza d’animo riuscirà a liberarsi e a trovare il coraggio di ricominciare, lottando con le unghie e con i denti contro un destino che nei suoi rovesci sembra riservarle sempre la luce di una possibile ripresa, mentre la Storia corre parallela: la guerra civile in Spagna, il conflitto mondiale, i sanguinosi événements che sfoceranno nell’indipendenza dell’Algeria.

Parlare di María Dueñas significa parlare di donne autentiche, donne che hanno cambiato “rumore” alla notte, Donne coraggiose che non sanno di esserlo.

Se mai un giorno torneremo non fa eccezione, è una storia che sa di terra, di perdita, di partenze che non si scelgono. 

Aprire questo libro significa entrare in un mondo difficile e alla fine, come sempre con la Dueñas, si chiude l’ultima pagina con la sensazione di aver conosciuto qualcuno di reale.

Il titolo è un condizionale sospeso, una promessa che è anche domanda: “Se mai un giorno torneremo” non dice “torneremo”, dice “se mai”, e in quelle due parole c’è l’intero racconto, la possibilità remota che già sa di addio.

È anche la consapevolezza che certi luoghi, certi tempi, certi “noi stessi” possono essere abbandonati ma non dimenticati. 

Chi conosce El Puntarrón? Quasi nessuno. La Dueñas sceglie un angolo della Spagna dimenticato da Dio, la Spagna povera, molto povera e rurale della prima metà del Novecento. È una povertà che ha odore di pane scarso, di vestiti lavati troppe volte e niente scarpe; una povertà condivisa che crea legami.

Cecilia, la protagonista, ha spigoli, ha segreti, ha una colpa che porta cucita addosso. La Dueñas ci dà una donna imperfetta, non per rendere la storia interessante, ma perché la vita, quella di El Puntarrón, produce sopravvissuti. Come Cecilia.

La fuga verso l’Algeria, verso Orano, è per lei l’unica scelta possibile.

L’Algeria è terra straniera, lingua straniera. Eppure, per Cecilia è più vicina alla salvezza di quanto El Puntarrón sia mai stato. E questo la dice tutta sulla miseria da cui scappa, non solo materiale, fatta anche di violenza. Un destino scritto per le donne nate in certi posti, in certi anni e in certe famiglie. Cecilia sa leggere le situazioni, sa capire le persone, sa quando fidarsi e quando scappare, competenze che non si insegnano a scuola e in Algeria questa intelligenza pratica le sarà utilissima. 

Cecilia non chiede di essere amata dal lettore, e questo la rende, paradossalmente, amatissima. Cammina, cade, si rialza, impara. Porta il suo segreto fino in fondo. E in quella colpa mai confessata, c’è qualcosa di universale che appartiene a molti.

Ad aiutare Cecilia sono le donne, e non è un caso.

La Dueñas costruisce una catena silenziosa di solidarietà femminile, che, tuttavia, non è un manifesto femminista, è l’aiuto di chi condivide la stessa condizione. Si riconoscono e si aiutano nel modo in cui si aiutano le donne che non hanno tempo per i formalismi: concretamente. Le donne intorno a Cecilia non la salvano, la tengono in piedi.

Alcune stanno ancora attraversando il mare, metaforicamente o letteralmente. Altre sono già arrivate, hanno già costruito una vita nuova, e ora tendono la mano non per generosità ma per memoria; offrono l’indispensabile, e Cecilia accetta solo quello. Perché Cecilia non è ingrata, la sua indipendenza ostinata è la forma d’amore che si dà a sé stessi. 

E poi la Storia scorre sotto i suoi occhi, perché la Dueñas ha il genio di mettere le sue protagoniste sempre nel posto giusto nel momento sbagliato della Storia, quel crocevia in cui la vita privata e quella collettiva si scontrano.

L’Algeria del Novecento è uno scenario carico di tensioni, di rivoluzioni, di colonialismo e resistenza e Cecilia lo attraversa, in un susseguirsi di perdite e amori infiniti. Ogni amore insegna qualcosa, ogni perdita trasforma qualcosa. 

El Puntarrón è lontano. Ma non è mai davvero sparito.

E poi c’è il sapone.  Ad Orano, in quella casa meravigliosa e insieme dolorosa, nel periodo che segnerà Cecilia per sempre, si compie qualcosa di “straordinario”: Cecilia si lava con quel piccolo pezzo di sapone profumato. Un lusso per alcuni, un’inezia per altri. 

È in quell’oggetto minimo che Cecilia troverà la speranza. E da quel momento, con la tenacia di chi ha già perso tutto e sa quanto vale ogni cosa, decide di costruire, non solo il suo futuro, ma anche quello delle persone che le sono state accanto, che non smetterà mai di ricordare. 

Ma il vero atto di ribellione silenziosa di questa donna splendida non è nel lavoro, è nel desiderio di imparare a leggere, di imparare la lingua del paese che l’ha accolta. Questa scelta cambia tutto.

Perché Cecilia non impara per gli altri, lo fa per sé. È un atto di possesso di sé. Cecilia è la donna che lavora perché deve e la donna che impara perché vuole. E sarà una donna a farle da insegnante! Ancora! 

La Dueñas conosce bene questo territorio. Sa che le donne nella storia, nella grande Storia e in quella piccola e privata, hanno spesso dovuto scegliere tra sopravvivere e crescere.

Cecilia è una donna fra tante, ed è esattamente questo, una fra tante che la rende importante! 

Non c’è resilienza in questa storia. Parlare, ancora, di resilienza femminile è, in qualche modo, una forma sottile di ingiustizia. Perché la resilienza presuppone un sistema che fa male e una donna che impara a starci dentro. È un elogio che in realtà celebra l’adattamento, non la trasformazione.

E le donne della Dueñas non si adattano, trasformano: se stesse, le circostanze, le persone che le circondano.

Hanno lo spirito delle guerriere; questo non significa che non piangano, non cadano, non sbaglino. Sanno perché stanno cadendo e sanno come rialzarsi, non tornando dove erano, ma andando verso qualcosa di nuovo. L’autrice costruisce una genealogia femminile: donne forti che scelgono; anche quando le scelte sono poche, anche quando sono dolorose, anche quando nessuno le vedrà mai.

Cecilia che impara a leggere non è un’immagine di resilienza.  È un atto di guerra.

Ed è, forse, il più bello che la Dueñas potesse regalarci.

L’Odissea di Cecilia è corale, nessuna sopravvivenza è mai solitaria. La Dueñas costruisce così un romanzo che è anche un atto di memoria affettiva, fatta di volti, di gesti, di piccoli salvataggi reciproci. 

MARÍA DUEÑAS

Laureata in Filologia inglese è titolare della cattedra di Filologia e Letteratura inglese all’Università di Murcia. Ha insegnato anche in alcune università nordamericane e ha scritto numerosi saggi accademici e partecipato a diversi progetti educativi, culturali ed editoriali.

La sua famiglia materna ha vissuto a Tetuán negli anni del Protectorado Español in Marocco e, partendo dai ricordi e dalle narrazioni di quell’epoca, è nato il suo romanzo d’esordio, El tiempo entre costuras (La notte ha cambiato rumore, Mondadori 2010). Nel 2013 è uscito, sempre per Mondadori, Missione oblio, mentre nel 2019 Le figlie del capitano.

Autore

  • Nico

    Socia fondatrice della rivista Il Recensore.it, LA NEMESI nella redazione di IlRecensore.it è un po' il cane sciolto. La parte cattiva e sarcastica, se vogliamo dirla tutta. Non tollera gli scopiazzatori letterari!

    Oltre ai libri, tra le sue passioni, ci sono i ferri circolari.

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